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L’occhio del drone sulle metropoli diseguali

2 min.

L’edizione 2018 di Umbria World Fest, l’esposizione fotografica che si svolge a Foligno in autunno, ha scelto un titolo provocatorio: “1% i’m rich you are not”

Fotografia Johnny Miller

E non è un caso.

Il suo direttore, Piter Foglietta, ha spiegato così questa scelta: “I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Siamo partiti da questa ineludibile realtà per il tema di UWF. Il divario economico odierno tra la popolazione mondiale non è mai stato così grande e palese – afferma – A dircelo chiaramente è il rapporto della ONG Britannica Oxfam sulla diseguaglianza nel mondo”.

Per farla breve: L’uno per cento della popolazione possiede più del restante 99 per cento, “una tendenza già evidenziata da qualche anno, ma in costante crescita, che presto arriverà all’estrema concentrazione in poche mani di tutta la ricchezza planetaria – prosegue Foglietta -.

Da qui abbiamo deciso di scegliere un titolo volutamente provocatorio che sintetizza questa corsa senza freni che sta rendendo il mondo sempre più sbilanciato, i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi”.

La narrazione fotografica di UWF 2018 si è così dipanata attraverso mostre legate ad un tema complesso e che è stato sviscerato attraverso variegati punti di vista (fotografici).

Uno su tutti – che è finito pure sulle pagine de “La Repubblica” – è quello di Johnny Miller e il suo progetto “Unequal Scene”, scene di diseguaglianza.

Armato di un drone, Miller ha fotografato dall’alto il tessuto urbano di diverse città americane e africane, evidenziando situazioni in cui il degrado è contiguo alla ricchezza, ma allo stesso tempo distante e irraggiungibile.

Il progetto. Le disuguaglianze nel nostro tessuto sociale sono spesso nascoste e difficili da vedere “dal basso”.

Le barriere visive, comprese le strutture stesse, ci impediscono di vedere gli incredibili contrasti che coesistono fianco a fianco nelle nostre città.

Unequal Scene, invece, utilizza un drone per illustrare la storia inscritta del nostro mondo in un modo nuovo.

Le cicatrici all’interno del nostro tessuto urbano, così evidenti dall’alto, possono provocare un senso di sorpresa.

Ma rivela anche la nostra complicità nel sistema.

Viviamo con queste vicinanze, e partecipiamo a economie che rafforzano la disuguaglianza.

L’ampia varietà e l’infallibile precisione attraverso le regioni geografiche indica la natura sistemica della disuguaglianza.

Forse è parte dello shock vedere fragili baracche e edifici fatiscenti in file ordinate, delimitate da recinzioni, strade e parchi dei più ricchi.

Questo non è naturale, organico: bensì, si tratta di una privazione programmata e intenzionale.

Collocando un attore fotografico non umano – in questo caso un drone telecomandato – al di sopra di questi spazi liminali, si raggiunge un nuovo punto di osservazione, riservato in precedenza solo al governo e ai molto ricchi.

Il drone allontana il fotografo e lo spettatore della fotografia, sia fisicamente che mentalmente, e induce ad una analisi dello sguardo da lontano.

Ci costringe a confrontarci con l’etica della rappresentazione.

Quanto distante deve essere il drone da terra per raggiungere un’altitudine “etica”?

Chi ha accesso a questo spazio aereo, questa tecnologia?

Senza tema di smantita, Unequal Scenes è un atto di sfida: sia verso il concetto di spazio aereo dominio dei potenti, sia verso chi mantiene le disuguaglianze colte dal drone.

IL FOTOGRAFO

Johnny Miller è fotografo, giornalista e fondatore di africanDRONE, un’organizzazione di giornalismo partecipativo panafricano.

Vive a Città del Capo, in Sudafrica, e gode di vaste conoscenze ed estesi network in materia di Africa contemporanea e temi internazionali.

Ha riscosso fama mondiale grazie al suo progetto “Unequal Scenes“, un’esplorazione degli aspetti della disuguaglianza intorno mondo, osservata usando un drone.

foto da unequalscenes.com

Pubblicato da

Redazione di the mag

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