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L’OMBRA DEI VAMPIRE WEEKEND

1 min.

Dopo essersi fatta desiderare per sei anni, la band dopo “Modern vampires of the city” torna con l’album “Father of the Bride” e dimostra con il suo siero indie-pop che è possibile diventare adulti senza smettere di saper suonare musica con “leggerezza”.

di Luca Marconi

Per tanti anni pubblico e critica rock hanno spesso coltivato un pregiudizio contro la “leggerezza” ed hanno attribuito valore solo a quel che suonava drammatico e impegnato.

Ecco perché, ad esempio, molti hanno riconosciuto la grandezza dei Beach Boys solo tardivamente.

Nei Vampire Weekend non c’è un Brian Wilson, ma la loro storia e questo album dimostrano che la “leggerezza” è una virtù se inseguita con talento e fantasia, qualità che abbondano nel leader della band nonchè cantante ed autore Ezra Koenig.

Father of the Bride è infatti un disco luminoso come lo sono i dischi di Vampire Weekend, ma di certo più sofisticato e maturo, ricco di stili che convivono con grazia seppur con segni e temi anche discordanti.

Canzoni razionali costruite con un senso artigianale per gli arrangiamenti e con dettagli definiti ma seducenti, meno punkeggianti di come potevano essere in Contra e nel loro primo disco omonimo, ma che rendono il disco pregno di un pop amabile.

Un lavoro collettivo che in meno di un’ora suona 18 brani, pezzi che si è portati a canticchiare subito, come se già li si conoscesse.

Questo nuovo lavoro dopo undici lunghi anni (e tre bellissimi album) permette inoltre alla band di tornare finalmente dalle nostre parti, con un’unica data al Magnolia di Milano il 9 luglio, occasione da non perdere.

 

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