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LORENZO SCARABOTTINI – QUI PORT HARCOURT NELLA TERRA DELL’ORO NERO

1 min.

Lavora per Saipem, una compagnia impegnata worldwide nella realizzazione di infrastrutture per estrazione, trattamento e distribuzione di petrolio e gas. Per tre anni è stato nella sede di Fano, poi l’azienda gli propone una nuova destinazione: la Nigeria. In questo paese Lorenzo Scarabottini, 35 anni di Città di Castello, si trova da quasi due anni. «La Nigeria è stata un’opportunità di lavoro e l’ho accettata _ dice _ dando corpo alle aspettative di carriera che, nel periodo degli studi e della gavetta, avevo coltivato».

Ma l’estero non è arrivato per caso…
«Dopo la laurea magistrale in ingegneria civile e l’abilitazione sono andato a Londra per migliorare l’inglese, con l’idea di fare un Master in ingegneria della strutture. Il periodo londinese è stato una parantesi singolare: scaricavo i camion alle 4 di mattina per H&M così da terminare entro le 16 e seguire le lezioni al college. Dopo un anno e qualche mese, è arrivata la chiamata della compagnia per cui lavoro, la Saipem. Rinuncio al Master e torno in Italia per intraprendere questa avventura, a Fano».

Adesso, invece, la Nigeria. Cosa fai di preciso?
«La mia funzione è quella di Procurement project manager nel settore Oil and Gas: in soldoni sono il responsabile degli approvvigionamenti (materiali e servizi) di ingegneria per il progetto che Saipem sta realizzando in Nigeria. Gestisco un ufficio misto con ragazzi ‘espatriati’ – così ci chiamano tecnicamente – e ragazzi locali: lavoriamo in un clima multietnico integrato e molto stimolante».

La sede in che città è?
«Vivo a Port Harcourt, dentro la base Saipem per la maggior parte del tempo. Non è un luogo dove ci si può muovere liberamente e quando lo facciamo abbiamo la scorta, per ragioni di sicurezza. Spesso mi sposto a Lagos, capitale finanziaria della Nigeria, dove la situazione è meno severa e si è un po’ più liberi».

La Nigeria non è un paese facile…
«Diciamo che non è un paese per tutti e lo si capisce subito. Cresciuto grazie al petrolio, è il denaro il motore che muove ogni cosa, senza però il faro della cultura, inoltre come in tutti i paesi africani, la forbice sociale è molto ampia… e la miscela diventa esplosiva. Tra le cose belle, l’affetto delle persone che lavorano con noi e che non ci guardano affatto come colonizzatori tiranni, ma come opportunità di lavoro».

E per te? E’ un’esperienza interessante?
«Dal punto di vista professionale la Nigeria è una palestra continua per il sempre osannato ‘problem solving’ che qui viene portato all’eccesso».

Torneresti volentieri in Italia?
«Ci sono buone possibilità che il mio lavoro si trasferisca in Italia in futuro, dato che Saipem è una compagnia italiana e io non avrei problemi a tornare. Ma non adesso».

 

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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