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LUCIA GALIZI, QUI FRANCOFORTE Un porto sicuro nel cuore dell’Europa

1 min.

Lucia Galizi, tifernate classe 1981, il “pallino” per l’estero ce l’ha sempre avuto. Non è un caso, allora, se si è laureata alla facoltà di Lingue e Letterature straniere di Perugia. Curiosa, dinamica (dal 2007 è anche volontaria nei Vigili del Fuoco), in cerca di nuovi stimoli, lascia ben presto l’Italia.

«La decisione risale a più di dieci anni fa – racconta Lucia – quando volai in Inghilterra, a Chislehurst, cittadina nel Kent dove rimasi per sei mesi lavorando in un pub. Qualche tempo dopo mi sono trasferita a Londra e ci sono rimasta due anni! Ho sempre amato la lingua inglese e mi ero data un obiettivo: diventare quasi “native speaker”. Mi piaceva intrattenere conversazioni con persone dal background diverso dal mio e non ho più smesso di appassionarmi a nuove lingue e culture». Detto fatto. Dopo l’esperienza londinese lavora per sei anni nella formazione professionale per compagnie di crociera, approdando in Europa, Asia, Africa e Sud America. Proprio in quell’ambito si appassiona al settore delle Risorse Umane, decidendo di completare un Master in International Human Resources Management. Dopo il quale si è trasferita in Germania.

Dove di preciso, Lucia?
«Sono arrivata da sette mesi nel cuore finanziario europeo, a Francoforte sul Meno, dove lavoro come Talent Development Specialist and Training Coordinator nell’unico hotel tedesco proprietà del gruppo Jumeirah Hotel & Resorts degli Emirati Arabi, che i più conosceranno forse per il Burj Al Arab, ovvero la vela di Dubai».

Mi diresti un pregio e un difetto di Francoforte.
«Un pregio? La puntualità dei mezzi di trasporto. Un difetto? La “calma” dei servizi di vita quotidiana. Mi spiego: per fissare un “Termin”, come si dice qui, con l’elettricista per riparare qualcosa si impiega una vita!».

Ti manca l’Italia?
«Mh… mi mancano la cordialità e l’accoglienza della gente, lo spirito scanzonato italiano e poi il concetto di moda! Potrebbe sembrare una cosa frivola, ma è la mia seconda passione; dunque non avere pressoché stimoli quotidiani intorno, non essere informata sulle nuove tendenze o tecniche di lavorazione dei tessuti e non avere con me la mia macchina da cucire mi provoca una certa nostalgia».

Ma torneresti a viverci, in caso?
«Sinceramente? No. Escludendo il fatto che il mio lavoro non è ancora molto presente in Italia, non sono mai stata appagata nel nostro paese. E poi non sono tipo da campagna, relax e natura; mi piace una città sempre viva, frenetica, con mille luci e suoni metropolitani. Però non tornerei in una città italiana, almeno ora. Sento di voler esplorare ancora il mondo e altre realtà per potermi arricchire ancora di più. Perché non si impara mai abbastanza, giusto?!».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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