Lupus in fabula, San Francesco in politica

Il racconto dell’incontro eugubino tra il Poverello e il feroce animale come elemento di riflessione sull’azione politica del Santo nel libro di Padre Pietro Maranesi

di Andrea Luccioli
Andrea Luccioli foto con la sciarpa mentre sorride
Andrea Luccioli

Quante volte avete sentito il racconto – descritto nei Fioretti – dell’incontro tra San Francesco e il lupo? Tantissime. E quante volte vi è venuto in mente che dietro questo episodio ci sia un risvolto “politico” che potrebbe servirci non poco per decifrare la nostra società e magari fare qualcosa di buono? Di certo questa intuizione è venuta a Padre Pietro Maranesi, docente di dogmatica presso l’Istituto Superiore di Scienze religiose di Assisi, che sul tema ha scritto un libro davvero eccezionale per attualità e profondità della lettura della parabola del Poverello di Assisi. “Francesco e il lupo”, uscito per i tipi di Aboca Edizioni, è una lettura fresca, ricca e che arricchisce. Ci mostra un altro piano nell’interpretazione? della vicenda del lupo di Gubbio e dell’incontro con Francesco. Messi da parte, per un attimo, lo sguardo religioso e quello ecologico attraverso cui viene solitamente raccontato, Padre Maranesi risponde a una domanda: è possibile, attraverso un’azione diplomatica e politica, integrare il diverso (il lupo) nel complesso sistema cittadino che, da par sua, vede nell’estraneo una minaccia per la tenuta socio-economica? La risposta sta in Francesco e nella sua attività di mediatore.

Padre Maranesi, da dove arriva questo libro?

“Quando ho incontrato San Francesco nei miei studi è stato un momento di profondo stupore e interesse. In particolare la vicenda di Francesco e il Lupo, il suo risvolto parabolico e la sua complessità narrativa, mi hanno sempre affascinato: rinviano a un discorso più alto che combacia con l’umanità. Il libro nasce un po’ per caso e grazie a un’amicizia, quella con Massimo Mercati. A margine del Festival dei Cammini di Francesco, durante un incontro sull’inclusione del diverso, abbiamo ragionato sul testo dei Fioretti e abbiamo pensato a come affrontare il tema e magari scriverci qualcosa sopra”.

Si nota subito un approccio laico al racconto, per niente scontato. 

“Se la fede non ha uno sguardo laico sui processi politici della polis, non ha molto significato. Se il nostro sguardo fosse esclusivamente rivolto a Dio, la fede non avrebbe molto senso. L’esperienza delle fede ci deve permettere di diventare più umani, di fare progetti per la nostra società, per l’umanità, di avvicinarci. Dialogare, mediare, fare della fede uno strumento per il confronto è la base della crescita. Come dice Papa Francesco: dialogare con tutti è ciò che fa la differenza”.

E arriviamo al lupo di Gubbio.

“Il rapporto di Francesco con il lupo è un momento meraviglioso perché possiamo calarlo nel nostro quotidiano. E’ il rapporto con chi ti dorme accanto che, come tutti sappiamo, non è sempre è facile, anzi. E da queste difficoltà che costruiamo muri, come nelle città del passato si costruivano le mura di cinta. Le relazioni, quando diventano faticose e impegnative, creano distanze. Pensiamo ai matrimoni e alle difficoltà che possono sorgere. In questi momenti, se avessimo un terzo mediatore, che nel nostro caso è Francesco, riusciremmo a semplificare, riappacificare, unire”.

Dal singolo alla comunità.

“Da qui lo sguardo si può ampliare e questo impegno a riappacificare, riunire, dovrebbe essere una responsabilità che ognuno di noi dovrebbe assumersi. Uno sguardo di cura e coinvolgimento che è necessario. E’ un atto di compassione che ne va della nostra dignità, attinge dall’assoluto e ritorna infine a noi. Smettere di essere indifferenti, essere mediatori, è l’atto di responsabilità che ci insegna Francesco”.

Ma poi c’è la società civile che spesso è così incivile.

“Nella Gubbio raccontata da Francesco ci sarà stato sicuramente qualcuno che avrà soffiato sul fuoco, qualcuno che avrà narrato il Lupo come un essere terribile e crudele molto più di quanto non lo fosse veramente. Ecco che in questa vicenda scopriamo quanto sia importante smontare certe narrazioni. Perché sbagliate e creatrici di violenza. Noi siamo parola, la usiamo e in base al modo in cui costruiamo un discorso, una narrazione appunto, facciamo la differenza. L’incontro di Francesco con il lupo e il momento in cui lo porta in piazza, è il momento in cui si spezza questa narrazione sbagliata. Se non ci incontriamo, anche attraverso la parola, non nascerà niente di nuovo e buono. A cominciare dal rapporto con il diverso. Bisogna fare un passo per incontrare l’altro, perché fin quando l’altro rimane lupo, non potrà diventare fratello”.

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