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Manuel Agnelli – Io non ho paura del buio

Manuel Agnelli - ph: Luca Carlino
4 Min. - tempo di lettura

«Scusami, eravamo in sala prove a mettere a fuoco un po’ di cose…»: questa intervista a Manuel Agnelli è iniziata così, nel pomeriggio di giovedì 6 novembre, al telefono. Fuori pioveva parecchio. Lui la domenica successiva sarebbe poi gravitato in Umbria per una conferenza al Festival Immaginario di Perugia: una tavola rotonda sulla campagna #Piùmusicalive.

Si tratta di incentivare la musica, ma anche l’arte, la cultura in genere e gli spazi a tutto ciò preposti. Manuel Agnelli, musicista, scrittore, produttore, da oltre 25 anni leader e frontman degli Afterhours, è una persona piacevole e disponibile al confronto. Abbiamo parlato di molte cose: dal futuro prossimo degli After, all’imminente tour a teatro, fino alla situazione dell’Italia e persino di sua figlia. Ovviamente anche di Giorgio Prette (il batterista che dopo 25 anni ha lasciato il gruppo e che pochi giorni dopo questa intervista è stato seguito dal chitarrista Giorgio Ciccarelli, ndr).

di Cristina Crisci – ph: Luca Carlino

Manuel Agnelli portrait

Manuel Agnelli

Tra le campagne che stai portando avanti c’è #Piùmusicalive che promuove un disegno di semplificazioni normative e incentivi alla produzione creativa. Cosa possono fare le istituzioni?

Manuel Agnelli: «Quello dell’artista è un mestiere lacunoso, non regolamentato e deve rifarsi ad altri ambiti professionali per quanto riguarda parti fiscali. Io sono un libero imprenditore nell’ambito dell’arte creativa. Alcuni lacci rallentano la diffusione di musica e io mi occupo soprattutto di questo aspetto. Noi vogliamo creare una rete di Comuni che riesca a lavorare sull’abbattimento della burocrazia e puntare a fare piccole cose concrete, una ad una, non vogliamo fare la rivoluzione, non ci interessano discorsi utopistici: ecco, questo ci tengo a dirlo».

Afterhours: dai concerti rock davanti a migliaia di persone, allo spazio più intimo del teatro. Sta per partire il vostro tour 2015…

Manuel Agnelli: «Andare nei teatri ci permetterà di costruire uno spettacolo più sfumato in un’atmosfera intima, di giocare su tensioni sottili che davanti a migliaia di persone è difficile mettere a fuoco. Né meglio né peggio, solo diverso. Dopo un tour celebrativo abbiamo sentito il bisogno di questo».

 

[quote]La musica è il nostro linguaggio per comunicare verso l’esterno e nessun’altra cosa ci da quel tipo di forza. Non ci sono soldi, non c’è fama, non ci sono numeri che ci possono dare quella gratificazione.[/quote]

 

Niente nuovo disco per gli Afterhours?

Manuel Agnelli: «Prima o poi lo facciamo! Da un po’ di anni a questa parte noi pubblichiamo ogni disco come se fosse l’ultimo, magari succederà… adesso ci vogliamo sottrarre dalla routine disco-promozione-concerti perché siamo anche un po’ caduti dentro a questo meccanismo che ti logora e che a volte ti toglie il senso di quello che fai. La musica è il nostro linguaggio per comunicare verso l’esterno e nessun’altra cosa ci da quel tipo di forza. Non ci sono soldi, non c’è fama, non ci sono numeri che ci possono dare quella gratificazione. Inoltre gli Afterhours sono un progetto poliedrico e sempre di più lo saranno così come le nostre collaborazioni con l’esterno».

A questo proposito produrrai ancora altre realtà musicali dopo Marco Parente, Cristina Donà, La Crus, Scisma… e che ne pensi dell’ultimo lavoro di Paolo Benvegnù registrato a Città di Castello?

Manuel Agnelli: «Per me Paolo è una persona di grande talento, lo è sempre stato, però persone come lui penso che non abbiano bisogno di un produttore. Ed è quello che penso dei gruppi che ascolto (cita i Luminal, ndr); io credo che le band di talento oggi hanno meno bisogno di un produttore perché sono più consapevoli e quelli che non hanno questa forza non mi interessano… non ho trovato gente di grande talento che avesse bisogno di me».

Giorgio Prette, storico batterista, ha lasciato dopo 25 anni il gruppo per altri progetti musicali. Il ricordo più bello che hai della vostra collaborazione?

Manuel Agnelli: «Mah… ce ne sono tanti in 25 anni non ne ho solo uno. Più di tutto il fatto che Giorgio ha una grandissima intelligenza, un’onestà di base, ed è una delle persone con le quali mi sono trovato meglio a girare per il mondo. Il primo ricordo che mi viene in mente è il tour negli Stati Uniti del 2006 perché dai palchi di fronte a migliaia di persone, ci siamo esibiti in locali più piccoli, in situazioni spartane che ricordavano i nostri primi tempi. Quel tour fu magico».

Manuel Agnelli

Manuel Agnelli

“Hai paura del buio?” è un manifesto, un tour, un festival, un concetto sviscerato, approfondito: un capolavoro. A te, invece, cosa fa più paura di tutto?

Manuel Agnelli: «Ma, guarda, la superficialità in questo momento. Mi fa una paura enorme: vedo tanti sforzi da parte delle persone che finiscono nel niente perché non vengono recepiti nel modo giusto. C’è un impegno pazzesco nel costruire le cose per proteggerci dalla superficialità imperante e molti progetti si perdono, non c’è ricettività e mi riferisco a tutto, non solo alla musica. Siamo malati di questo. Sicuro la rete, la comunicazione virtuale, pur essendo una meravigliosa rivoluzione hanno enfatizzato questo aspetto: la sintesi, la velocità di internet hanno elevato il menefreghismo e la superficialità che ci appartiene come popolo negli ultimi anni. Non c’è ancora la coscienza di diventare seri».

Manuel Agnelli padre di una bambina, sei contento di farla crescere in Italia?

Manuel Agnelli: «Ci sono pro e contro un po’ dappertutto! È vero, in Italia c’è una situazione disastrata, dal punto di vista sociale, ma anche in altri paesi non è facile trovare lavoro. Negli ultimi 20 anni la società italiana è diventata brutta… io spero che da adesso a quando mia figlia diventerà adolescente le cose possano migliorare, comunque io non avrò niente in contrario se un giorno lei vorrà andare all’estero. Sinceramente ho fatto la mia scelta molti anni fa e anche se continuo a tenere legami con l’estero, appartengo a questo paese e rimango qua».

L’Umbria, la conosci?

Manuel Agnelli: «Sì, molto. Sono tornato di recente con la mia famiglia e penso che sia una regione bellissima dove ci sono vivibilità e qualità della vita notevoli. Il futuro possibile è quello della creatività allargata, alla ricerca, all’enogastronomia, al turismo e mi pare che l’Umbria si stia spostando bene in questa direzione ed è ben dotata».

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