logo
logo

Manuela Kalì – Benvenuti nella “Room #305”

Martina Sacchetti posa in abito rosso in uno scatto di Manuela Kalì
3 min.

Intervistare Manuela Kalì e farla parlare di Manuela Kalì non è un’impresa facile. Lo conferma lei stessa quando accendiamo il microfono e cerchiamo di metterla a suo agio.

Inutilmente. Le persone davanti a Manuela Kalì solitamente si spogliano, lei non lascia intravedere nulla di quello che ha dentro.

Funziona così.

La premessa è d’obbligo per far capire il personaggio.

Chi è Manuela Kalì

Fotografa per passione e vocazione, prima attrice e poi anche scrittrice. “Dodici minuti di pioggia”, il suo secondo romanzo, è uscito per Mondadori ed è una storia tagliente, esattamente come le sue foto.

The Mag vi presenta, con un pizzico di orgoglio, in anteprima “Room 305”, il suo ultimo lavoro fotografico che a breve diventerà anche una mostra.

Una donna, un’atmosfera sospesa, l’incertezza che divide il tempo tra la risalita dopo una caduta e la decisione di non rialzarsi più.

Le foto, in questo progetto fotografico, sono un viaggio in un inferno meravigliosamente illuminato  e curato fin nei minimi dettagli.

Proprio come nei film di Wong Kar-Wai, cui questo lavoro si ispira.

Ma chi è veramente Manuela Kalì? Qualcosa alla fine siamo riusciti a farglielo dire.

Le foto

L’intervista

Da quanto fai foto?

«Faccio la fotografa dal 2009 all’incirca».

Perché hai cominciato?

«Sentivo di potere e volere dire qualcosa con la fotografia».

E cosa volevi dire?

«Quello di cui non riesco a parlare tutti i giorni».

Didascalica, chirurgica. Come hai iniziato? Raccontaci come hai mosso i primi passi

«Da autodidatta, i primi passi li ho mossi a casa con le amiche, poi sono arrivate le agenzie di moda, in seguito ho iniziato a lavorare con le agenzie pubblicitarie e ora lavoro un po’ ovunque, anche nel mondo della musica».

Di cosa ti stai occupando ora?

«Ho molte cose in ballo, lavoro tanto ma riesco a portare avanti anche i miei progetti personali».

Chi hai scelto per questo shooting?

«Dei grandi professionisti che stimo molto. A cominciare dalla modella, Martina Sacchetti (qui il suo profilo instagram) che prima di tutto, voglio ricordarlo,  è un’attrice.

E poi ci sono Carmelo e Mauro, i K.B. project (qui il loro profilo facebook) che si sono occupati dei costumi e Daniele Peluso che è un grande make up artist.

Credo che siano bravissimi tutti nel loro settore e mi trovo bene a lavorare con loro».

Parlaci di questo progetto.

«L’idea è quella di raccontare come può essere la solitudine e le aspettative di una donna che è stata lasciata dalla persona che ama, e che trova, nella sua disperazione, la forza di rimanere in piedi.

Una donna che vuole rimanere in vita nonostante l’inferno che ha dentro ».

Perché proprio una donna?

«Credo nel potenziale delle donne. Sono affascinata da questa forza interiore che ad un certo punto le fa andare avanti nonostante a volte si trovino di fronte a cose molto dolorose».

Chi vorresti fotografare?

«Sicuramente Tilda Swinton. È la creatura più affascinante della terra, una donna eterna, misteriosa, fiera».

Da chi hai preso spunto per questo progetto?

«Mi ispiro alle pellicole di Wong Kar-Wai, ma è evidente che tra il dire e il fare…(ride, ndr).

Dei suoi film ho sempre amato molto la fotografia e volevo avvicinarmi a lui e alle sue atmosfere».

Cosa ne farai di questo progetto?

«Le foto faranno parte di una mostra che si terrà alla Crazy March Gallery di Sutri e spero che in futuro possano essere esposte anche altrove».

Instagram, croce e delizia dei fotografi.

«Instagram ha dato la possibilità di far conoscere molti fotografi che altrimenti sarebbero rimasti invisibili.

Di certo ne ha anche rovinati molti. Tutto dipende dall’utilizzo che se ne fa.

In generale credo che sia un’ottima vetrina per far conoscere il proprio lavoro».

Sei anche una scrittrice. Parlaci del tuo ultimo romanzo.

«In ‘Dodici minuti di pioggia’ parla di rapporti tra le persone.

Dei rapporti uomo-donna, ma soprattutto del rapporto tra padre e figlia e della difficoltà di doversi distaccare per forza dalle persone».

Quindi è un libro autobiografico? Cosa ha significato per te scriverlo?

«Liberazione, questo è il termine adatto.

Per alcuni versi è stato il mio modo per lasciare cadere un bagaglio molto pesante, come la scena de “Il Corvo” quando il protagonista trasferisce il suo dolore all’antagonista, permettendosi di salvarsi.

Questo è quello che cerco sempre di fare, trasformo le cose che mi fanno male e le lascio andare.

E’ certamente un romanzo autobiografico, credo che nessuno possa scrivere qualcosa che non gli appartiene o che non conosce.

Sono profondamente convinta che l’autore è sempre ogni personaggio della sua storia».

Da cosa e da dove nascono le tue fotografie e le parole dei tuoi libri?

«Da quello che mi circonda, da tutto ciò che recepisco inconsapevolmente nelle mie giornate: un viaggio, una passeggiata, un particolare sfuggente, dolcezza, bellezza, amore, passione, ossessione.

Nasce dalla vita sostanzialmente».

Prossimi progetti?

«Viaggiare e lasciarmi ispirare quest’anno vorrei tornare in America perché è troppo che non vado e mi manca.

Con l’occasione cercherò di produrre qualcosa di interessante.

Purtroppo spesso non posso fare spoiler su chi sarò prossima fotografare».

INFO

Per seguire Manuela Kalì e il suo progresso fotografico vi suggeriamo le pagine e i profili ufficiali
la pagina facebook di Manuela Kalì, il suo profilo Instagrame il sito Ufficiale 

Post simili

Submit your review
1
2
3
4
5
Submit
     
Cancel

Create your own review

Manuela Kalì - la solitudine di room #305
Average rating:  
 0 reviews

Pubblicato da

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.