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MARCO BONINI, QUI BRISBANE Pensa tu, dovevo solo affinare l’inglese

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Marco Bonini è nato a Città di Castello nel settembre del 1986. Capisce ben presto di avere una vocazione per l’estero, così a 16 anni decide di passare un’estate a Londra lavorando come cameriere: «È proprio grazie a questa esperienza, data la goffaggine con la quale cercavo di fare il cameriere, che capisco l’importanza di concentrarmi nello studio per trovare un mestiere che tenesse il mondo a riparo dalle mie pericolose abilità manuali», dice sorridendo. Quindi torna, finisce il Liceo a Sansepolcro e se ne va a studiare Economia a Bologna.

Svolge i primi impieghi lavorativi in Emilia e poi a Firenze. Poco dopo, però, arriva un’interessante proposta dall’Ungheria: Marco trascorre un anno bellissimo a Budapest, passato a parlare un misto fra italiano, inglese incerto e parole improvvisate di ungherese. Decide così di affinare la sua conoscenza dell’inglese…

…Ed è così che ti sei trasferito di nuovo.
«Eh sì, dopo una lunga e attenta pianificazione, lascio l’Ungheria con l’idea di andare qualche mese a Perth, in Australia, a migliorare la lingua. Atterro a Sydney il primo settembre 2013, tre giorni prima del mio compleanno, e dopo un po’ di tempo passato in città a fare il turista, decido di andare a Brisbane per qualche giorno a salutare degli amici prima di trasferirmi a Perth».

Dove però non sei mai arrivato, o sbaglio?
«No non sbagli! Mi sono fermato a Brisbane, una tranquilla e ospitale città nel sud del Queensland, a pochi chilometri dal mare, che nasce originariamente come colonia penale per condannati britannici. È probabilmente la sua origine a spiegare le “catene” che tuttora, dopo 4 anni, mi tengono legato a questo luogo e non mi hanno ancora mai permesso di andare a Perth, nemmeno da turista».

E cosa fai a Brisbane?
«Lavoro come Marketing and Sales Analyst per una multinazionale inglese. Poi, ovvio, faccio molte altre cose… qui in Australia mi sono avvicinato al mondo della scalata e della vela, attività che pratico regolarmente».

Australia: come la descriveresti?
«La cosa che più colpisce sono gli spazi. È facilissimo ritrovarsi soli in queste vastissime e bellissime spiagge, una sensazione fantastica! Però, chiunque abbia vissuto abbastanza a lungo in Australia, ad un certo punto si rende conto che il suo maggior difetto è la distanza. Non solamente la distanza da casa e dagli affetti ma più in generale quella da posti e zone culturali diverse. In Europa in poche ore di macchina puoi attraversare nazioni e regioni completamente diverse l’una dall’altra. Una varietà infinita».

Noto una certa nostalgia…
«Banale ma vero: il cibo è la cosa che manca di più. Non che qua sia cattivo, tutt’altro, ma la varietà della cucina italiana è qualcosa che qui si sognano. Nostalgia? Sinceramente alle stesse condizioni economiche e di qualità di vita tornerei volentieri, magari portandomi via anche qualcuna delle persone conosciute qua. Nell’attesa continuo a vivere in Australia nella speranza che restando a testa in giù ancora per un po’ mi si schiariscano le idee!».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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