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Marco Somà – «Il mio talento? Fatto di passione e tanto lavoro»

Marco Somà - INFINITO - tavola 4
4 min.

L’illustratore Marco Somà a Città di Castello, ospite dell’associazione GROW HUB e della libreria Paci per il laboratorio “Dentro la fiaba”, ci racconta come nasce un suo libro e di come dietro la magia delle storie per bambini c’è sempre un grande lavoro.

Testo Redazione Tavole Marco Somà

È uno dei giovani illustratori italiani più apprezzati e conosciuti.

Il suo è un tratto unico, così come la delicatezza delle sue storie.

Fiabe leggere.

Lui è Marco Somà, cuneese classe 1983 laureato in Pittura all’Accademia della sua città.

Lavora come illustratore di libri per ragazzi, è docente di illustrazione e nei giorni scorsi è venuto a Città di Castello con una dote eccezionale: alcune sue tavole che hanno fatto sgranare gli occhi a grandi e piccini.

Noi di The Mag l’abbiamo incontrato a margine del suo laboratorio di illustrazione che si è tenuto presso l’Oratorio degli Angeli all’interno del progetto “Dentro la fiaba” e abbiamo cercato di scoprire chi c’è dietro i disegni che potete ammirare in queste pagine. 

Quando hai scoperto di avere un talento per il disegno e le illustrazioni?

«Non so se si può parlare di una scoperta e non so se si può parlare di talento perché io vedo l’illustrazione come un lavoro per cui ho scoperto a 19 anni che questa era la mia strada.

Vedendo delle illustrazioni pubblicate ho detto ‘ok, questa deve essere la direzione in cui andare’.

Quindi ho iniziato a studiare, ho lavorato tanto, per tanti anni, ho fatto un po’ di gavetta e poi sono arrivato a pubblicare il primo libro dopo 10 anni di studi, prove, cose sbagliate.

Insomma la strada è stata lunga. Per questo che non parlo di talento, è il frutto di tanto lavoro con alla base la passione».

Hai deciso da subito quindi che sarebbe stato il tuo mestiere?

«Si lo ho deciso a 19 anni. Ho avuto la fortuna di capirlo abbastanza presto.

Avevo le idee chiare».

È stato il tuo unico lavoro?

«Beh ho fatto tanti lavori. Ho fatto anche l’insegnate, ho lavorato in fabbrica…

Chi fa l’illustratore lo sa bene che è difficile iniziare vivendo subito di questo.

Nel frattempo si fanno altre cose per vivere, però diciamo che le idee le avevo già chiare e questo è stato una fortuna».

Vedendo delle illustrazioni pubblicate ho detto ‘ok, questa deve essere la direzione in cui andare’.

Perché hai deciso di dedicare il tuo lavoro di illustratore ai libri per bambini e ragazzi?

«Bella domanda. Ho subito pensato che il mio pubblico di riferimento dovevano essere i bambini.

Credo molto nei bambini, sono una forza!

Hanno le idee molto chiare, allo stesso tempo non sono del tutto compromessi. 

Sono ancora nuovi al mondo per cui aver la possibilità di raccontargli qualcosa, di mostrargli qualcosa, secondo me è una bella cosa, una bella occasione.

Sia chiaro, sono anche un pubblico abbastanza difficile, sono selettivi, per cui è anche una bella sfida e a me piacciono le sfide».

Dove trovi i soggetti per le storie che racconti?

«Dappertutto, mi guardo molto attorno.

Dalla fotografia tantissimo, poi dal cinema e anche dal fumetto.

E ovviamente dalla storia dell’arte che alla fine è la fonte di tutto.

Si parte da lì».

Disegni, tieni corsi, workshop, mostre, ma quale è l’attività che ti dà più soddisfazione?

«Non lo so, nel senso che io considero ovviamente come attività principale quella di disegnare e fare libri.

Perché poi è da lì che nasce tutto il resto.

Non può esistere l’attività di laboratorio e workshop se non facessi l’illustratore.

Però forse come soddisfazione personale direi laboratori con i bambini, perché sono una fonte di ispirazione incredibile.

Quando torno a casa dopo un laboratorio io sono contento, sono soddisfatto.

Loro, i bambini, sono dei vulcani.

Quando li vedi lavorare capisci che alla fine che tutti quei giri fisime mentali che uno si fa sullo stile, la tecnica non c’entrano nulla.

Loro ti danno degli input, delle idee… ti fanno vedere le cose da un altro punto di vista molto più interessante.

Spesso noi adulti siamo troppo concentrati sulle cose da grandi, mentre dovremmo fare più attenzione a quello che ci dicono i bambini».

Per esempio il mio cane è una fonte inesauribile di ispirazione. Vedere i sui atteggiamenti, come si comporta.

Come nascono i tuoi personaggi?

«Dalla fotografia, dal cinema, dall’arte.

Tutti questi aspetti mi condizionano tanto e poi da tutto quello che mi circonda.

Per esempio il mio cane è una fonte inesauribile di ispirazione.

Vedere i sui atteggiamenti, come si comporta.

Poi magari li applico ai miei personaggi che son quasi sempre animali per cui mi viene in automatico».

Il progetto a cui sei più legato?

«Il richiamo della palude.

Per la storia, per il contenuto e per il lavoro che c’è stato dietro di ricerca.

Sicuramente quello che mi ha lasciato più qualcosa dentro».

Chi sono i tuoi maestri e i disegnatori cui ti ispiri?

«Sono tanti, molti li ho fatti vedere anche ai ragazzi.

Shaun Tan, Joana Concejo, Maurice Sendak, Fabian Negrin, Beatrice Alemagna.

Poi nella storia dell’arte Piero Della Francesa, Paolo Uccello

I rinascimentali, ma anche Giotto.

Per noi illustratori, infine, Hieronymus Bosch per i personaggi le atmosfere, i suoi mondi… ispirazione incredibile.

Devo dire che forse sono più legato ai grandi artisti classici che ai contemporanei”

Progetti nel cassetto?

“Ne ho tanti, ma sono fermi e non so se mai avranno una realizzazione.

Ho tanti progetti su cui stai lavorando, futuri libri con autori vari.

Uno di nuovo con Davide Kalì, sempre per kiteedizioni.it

Al momento sto lavorando a un libro con Luca Tortolini, un autore molto interessante.

E’ la vera storia di King Kong.

Lì il cinema è entrato nella storia, nel testo non solo per le immagini

Ci sono molte citazioni».

I miei colori sono una sovrapposizione di tante carte

Che tecniche preferisci utilizzare?

«Lavoro a matita, con il tratto e poi il computer per una sorta di collage digitale.

Sotto la matita vado a inserire delle carte colorate che faccio io con tecniche varie come l’acrilico, acquerello o matite colorate.

Oppure carte che trovo in giro, che riciclo, recupero e poi utilizzo per creare delle texture o dei fondi colore

I miei colori sono una sovrapposizione di tante carte.

Sono dei colori unici perché li ottengo da una somma e da una combinazione mia personale».

Che musica ascolti quando lavori?

«Non ascolto musica.

Raramente, ascolto De Andrè.

Sono legato al passato anche nella musica.

Preferisco ascoltare documentari, adesso sono in fissa con Alessandro Barbero, storico delle mie parti, per cui mi ascolto la storia.

Mi aiuta a concentrarmi meglio.

La musica tende ad influenzarmi troppo».

 

Per seguire Marco Somà

marcosoma.blogspot.com
instagram.com/marcoillustratore/
facebook.com/marcosomaillustrator
kiteedizioni.it/marco-soma
twitter.com/Marco_S_o_m_a


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Pubblicato da

Redazione di the mag

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