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Mi avrete solo come voglio io

2 min.

Metti una sera con Manuel Agnelli

Testo e foto di Andrea Luccioli

Il leader degli Afterhours al Lyrick di Assisi con un progetto “intimo ma non troppo” insieme al compagno di viaggio Rodrigo D’Erasmo.

Cover, letture e tanti brani storici della band

Si potrebbe dire che l’ego di Manuel Agnelli sia un posto sconfinato e non si sbaglierebbe di molto.

Sia chiaro, lo stiamo dicendo senza dare accezioni negative: noi lo adoriamo il signor Agnelli.

In qualsiasi forma si presenti: con i suoi Afterhours, come giudice di X-Factor, con la sua trasmissione “Ossigeno” su RaiTre o in versione solista +1 (dove il più uno è solitamente il fido Rodrigo D’Erasmo).

Questa è la premessa per meglio capire cosa sia successo di recente al Teatro Lyrick di Assisi quando è andato in scena “An evening with Manuel Agnelli”.

La data zero del suo tour solista è stata un’enorme celebrazione dell’artista Agnelli in tutte le sue sfaccettature, in tutte le sue mille personalità.

Brani suoi, pezzi di altri, suonati in maniera asciutta, nuda, chirurgica.

Ma sempre con una forza potentissima.

La stessa forza che ha esaltato un Lyrick pieno in ogni suo posto per il meraviglioso istrione.

Questo è stato in sintesi lo spettacolo che ha dato il via ad un tour che ha registrato consensi di critica e soprattutto di pubblico.

Merito anche dell’enorme hype che si è generato intorno ad Agnelli.

Gli ultimi anni della carriera musicale del leader degli Afterhours sono stati decisamente fortunati e lo hanno ormai incastonato nel firmamento delle star musicali del panorama nazionale.

Il nostro Manuel, per farla breve, è riuscito a diventare pop restando alternative.

Ma torniamo all’esibizione del Lyrick, uno show già sold out poco dopo l’apertura della vendita dei biglietti. 

Che sarebbe stata una serata importante lo si è capito subito, a cominciare dalla splendida cover iniziale di “Place to be” di Nick Drake che ha dato la cifra dell’intimità che avrebbe regalato il resto della serata.

La doppietta “Padania” e “Male di miele” ha subito riportato il teatro nella dimensione Afterhours insieme a “Come vorrei” e la struggente “Pelle” che regala brividi ad ogni esecuzione.

Prima della seconda cover, “The Bed” di Lou Reed, è arrivata “Come ti cambia il sapore” e anche qui Manuel Agnelli ha dato prova della capacità di scrivere testi e musiche viscerali, mai banali.

Intorno al musicista – oltre al ciuffo e al violino di Rodrigo D’Erasmo – una specie di salotto a fare da sfondo.

Poltrone, un divano, lampade, luci soffuse, libri, una scrivania: niente effetti speciali, solo affetti domestici.

Una scenografia per consentire ad Agnelli di passare dalla dimensione musicale a quella di più riflessiva di oratore, lettore, narratore.

La sua prima lettura è stata “Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal, cui hanno fatto seguito, nel corso dello show, “Avevamo studiato per l’aldilà” di Eugenio Montale e il “Saluto alle virtù” di San Francesco, omaggio alla terra del concerto.

Nel flusso di coscienza del cantante milanese sono arrivate poi le cover “minimal” di “Shadowplay” dei Joy Division, “State trooper” di Springsteen, “Video games” di Lana Del Rey, la bellissima “Perfect Day” di Lou Reed e “Shipbuilding” di Elvis Costello.

Il tutto a impreziosire un set molto articolato con ben due gruppi di encore in cui sono finite quattro grandi hit degli Afterhours: “Ballata per la mia piccola iena”, “Ci sono molti modi”, “Non è per sempre” e “Quello che non c’è”.

Applausi a pioggia e fan in visibilio, Agnelli ha fatto di nuovo centro.

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