Micheal Stipe si racconta: “Volevo fotografare chi trasforma le sue insicurezze in superpoteri”

Micheal Stipe, frontman dei R.E.M., racconta il suo terzo libro fotografico uscito per Damiani in cui ritrae amici, familiari e tanti personaggi noti: da Tilda Swinton e Beth Ditto fino a Gus Van Sant. “La pandemia ci ha costretto a riesaminare la nostra vita e questo è un libro pieno di amore”, dice.

TESTO Andrea Luccioli / FOTO Micheal Stipe

Un viaggio, dei ritratti, un autoritratto invisibile.

Il terzo libro fotografico di Micheal Stipe, frontman dei disciolti R.E.M., è questo e molto altro.

Appena uscito per Damiani, il bellissimo volume con gli scatti del cantante è stato presentato nei giorni scorsi all’interno di un incontro organizzato dalla Fondazione ICA di Milano cui abbiamo partecipato anche noi di The Mag.

Una conversazione con Alberto Salvadori, direttore di ICA Milano, è stata così l’occasione per scoprire cosa c’è dietro le 170 fotografie scattate dall’artista come riflessioni sulla pandemia cui sono state aggiunte 16 tracce audio in cui Stipe svela i retroscena e molti aneddoti alla base della nascita del libro.

Tutto questo in attesa della mostra che sarà allestita il prossimo anno proprio con le foto del cantante a Milano nel 2022 sempre all’ICA.

Nato per essere una raccolta di soli ritratti, il progetto si è in seguito modificato con l’avvento della pandemia, ampliando il concetto del ritratto alla rappresentazione di still-life.

Stipe ha ritratto amici, familiari, personaggi noti e non, che hanno ispirato e influenzato la sua vita e la sua carriera artistica: l’attrice Tilda Swinton, a cui l’autore dedica la copertina con un ritratto magnetico; il poeta e attore statunitense John Giorno, scomparso a fine 2019, che appare nelle pagine iniziali del libro e al quale Stipe attribuisce un ruolo centrale nella sua vita; l’artista americana pioniera dell’arte performativa e visual Joan Jonas;  Beth Ditto, attrice e cantautrice americanaGus Van Sant, regista, sceneggiatore, montatore, fotografo e musicista statunitense; la celebre musa di Rick Owens Michèle Lamy;  e l’artista concettuale, scrittrice, fotografa Sophie Calle, solo per citarne alcuni.

“Volevo fare un libro che non fosse su di me, ma alla fine il libro parla di me. Non è stata una cosa intenzionale, ma alla fine questo libro racconta me attraverso altre persone”

spiega Micheal Stipe sollecitato da Salvadori.

Nel libro non c’è mezza immagine di Stipe, solo il nome scritto sul dorso del libro.

La pubblicazione edita da Damiani, che ha realizzato anche gli altri due volumi, è una specie di atlante geografico dell’umanità.

“Un libro che parla di amore, anche se quando ho iniziato il progetto avevo in mente di fare semplici ritratti di persone capaci di essere fonte di ispirazione per gli altri.

Persone fiere e forti, capaci di trasformare le insicurezze in superpoteri – racconta il leader dei R.E.M. – Poi c’è stato uno stop dovuto alla pandemia.

È stato un anno difficile che ha cambiato vita di tutti noi sia nel quotidiano che nel lavoro.

Un momento che ci ha costretti a riesaminare chi siamo”.

Il Covid ha cambiato Stipe, Stipe ha capito che il progetto iniziale del libro andava cambiato: “Credo che tutti abbiamo imparato qualcosa in questo anno.

Io mi sono reso conto di aver cambiato il progetto del libro perché mi sono accorto che il momento era fin troppo importante e le cose da imparare troppo significative – continua Stipe -.

L’artista deve rappresentare il momento che vive da un punto di vista diverso: io ho trovato la mia soluzione per presentare la realtà di oggi”.

Questo terzo volume fotografico è stato l’occasione per fare luce anche sulle “intenzioni” dell’artista Stipe.

“Quando inizio un progetto penso che tutto quello che sto facendo sia assolutamente ovvio.

Per questo una volta terminato mi fermo, chiudo tutto e aspetto.

Faccio altro e poi dopo un po’ di tempo lo riapro ed è in quel momento che capisco quanto complesse fossero le mie intenzioni e quanto fosse difficile raccontare tutto quello che volevo raccontare”, spiega Stipe che poi ricorda come al progetto siano state abbinate 16 tracce audio dove il cantante ha registrato le sue “ragioni” dietro al libro (per accedere a questi contenuti c’è un QR code).

Stipe parla poi dei personaggi che ha raccolto nel libro, da John Giorno fino a Lebron James versione attivista spiegando come “quest’anno sia stato un momento di svolta per la parità razziale negli Stati Uniti”.

Un pensiero poi a Joan Didion, cui in passato ha dedicato una pubblicazione e che avrebbe voluto ritrarre “ma ho provato a convincerla per ben due volte e non c’è stato modo.

Ho pensato a ritrarre le sue mani, di andare sotto casa e fotografare le sue mani mentre chiudono la porta. Ma niente.

Joan è così importante per me, avrei voluto mostrare questa immagine di forza e vulnerabilità che ho di lei. Una grande artista e scrittrice, piena di coraggio”.

In copertina e in chiusura del libro c’è Tilda Swinton, altra figura cruciale per Stipe che in questo terzo volume ha voluto parlare anche di famiglia: “C’è la famiglia da cui vengo, i miei genitori e poi c’è quella che è diventata davvero famiglia.

Questo libro riguarda la famiglia in cui siamo nati e quella che ci scegliamo in seguito e questo spiega tanto di chi siamo e di come interpretiamo il mondo.

Ci dice di quello che abbiamo imparato nel corso della vita”.

Troviamo così la “famiglia scelta”, dove c’è anche la “figlioccia” di Stipe, una famiglia nata da una conoscenza causale che poi è diventata affetto stabile, imprescindibile.

Al termine della chiacchierata arriva anche una piccola rivelazione, Stipe c’è eccome nelle foto.

E’ un’ombra, l’ombra che scatta una foto a due ragazze: il ritratto discreto in un libro di ritratti.

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Redazione di the mag

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