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Michela Giraud – Con la stand-up comedy vi dico le cose che non mi stanno bene (e sono tante)

Una chiacchierata a spasso per Perugia insieme a Michela Giraud. I suoi inizi, il rapporto con i social network e la sua visione dei 30enni di oggi in questo Paese malandato.

di Andrea Luccioli

Io scrivo e recito i miei monologhi”, e noi diciamo grazie.

La frase è presa dalla bio del profilo Instagram di Michela Giraud.

Classe 1987, romana e romanista (combinazione perfetta), Michela è una delle più interessanti e giovani attrici italiane che si sta affacciando con successo sui grandi palcoscenici nazionali.

Siano questi televisivi (La Tv delle Ragazze), teatrali e anche social.

Proprio dai social network, in particolare grazie ai video de “L’Educazione Cinica”, Michela Giraud si è fatta conoscere e apprezzare per il suo talento.

Pratica con dedizione e passione una delle discipline olimpiche che più ci piacciono: la stand-up comedy.

Un genere cui lei, anche grazie ad un gran lavoro su Instagram, sta dando lustro e vitalità.

Durante i giorni della “Festa della Rete” l’abbiamo incontrata a Perugia per conoscerla un po’ meglio.

Quando è iniziata la tua carriera?

«Mi sono laureata in Storia dell’arte, poi ho frequentato la scuola ‘Teatro Azione’ arrivando al diploma di attrice: ho fatto queste cose insieme perché non avevo ancora capito cosa volessi realmente fare.

Sono andata a tentoni.

Poi, ad un certo punto, sono partita con la stand up comedy e mi sono detta: vediamo come va».

E sta andando bene!

«È andata molto bene.

Sono una che tiene duro.

Ho concluso un percorso di studi mentre mi stavo diplomando alla scuola di teatro.

Cosa è successo poi?

Sono stata previdente: ho capito che in futuro si sarebbe dato più valore alla persona.

All’epoca, quando ho cominciato a recitare, in giro c’era solo Willwoosh (il canale dello youtuber Guglielmo Scilla) che faceva questo tipo di cose.

Non c’era una attenzione verso l’artista e quello che aveva da dire, ma l’artista era solo un interprete.

Così io sono riuscita a individuare l’esigenza delle nuove generazioni: i ragazzi volevano sentire delle storie».

E quindi cosa hai fatto?

«Se fossi rimasta ad aspettare che qualcuno mi avesse inserito all’interno di una compagnia, non avrei mai lavorato e allora mi sono detta: perché devo aspettare che qualcuno mi faccia fare ‘Sogno di una notte mezza estate’ in uno scantinato al Pigneto?

Vado io!

Così ho iniziato a scrivere cose.

Ho fatto studi cominci all’Accademia del Comico, sono stata presa al Festival del cabaret di Grottammare di Enzo Iacchetti e con lo stesso sketch ho fatto il provino a Colorado, mi hanno presa».

E il grande salto?

«Definiamo grande salto, perché io da fuori mi vedo come una persona che fa cose, che porta avanti dei progetti.

Una sempre in divenire, non mi vedo arrivata.

Poi se vogliamo fissare alcuni punti, probabilmente mi sono fatta conoscere al grande pubblico grazie ai video dell’Educazione Cinica e la nuova edizione de ‘La Tv delle Ragazze’ con la Dandini».

Quanto è difficile fare stand up comedy oggi?

«Sicuramente meno di qualche tempo fa.

Comunque è un genere che resta inviso al circuito mainstream.

E’ difficile per una ragazza, ma è difficile in generale per via dell’ambiente che si è creato intorno, forse perché è nata come movimento di polemica e rottura, per canalizzare una sorta di rabbia con un parlare sporco, quando in realtà è solo un raccontare cose che nascono dal quotidiano con il lessico di tutti i giorni».

Hai portato la stand up comedy su Instagram.

«Ho preso ciò che sono nella vita e l’ho adattato al mio lavoro.

Sono figlia di un padre che attacca dei ‘pipponi’ clamorosi, parla un’ora senza pausa dei Borboni e del Regno di Napoli.

Ecco, io ho preso da lui questa cosa di parlare per ore e poi di base ci aggiungo dei voli pindarici tematici che è un po’ quello che faccio da sempre.

In più ci metto le cose che non mi stanno bene e sono tante».

Ad esempio?

«Ultimamente questa cosa che è successa a Liliana Segre che è di una gravità fuori controllo, il fatto che qualcuno abbia avuto a questionare sulla mozione che lei ha portato in Senato, vabbeh…io non riesco nemmeno a parlarne.

Siamo proprio fuori dalla grazia del Signore.

Ecco, ci sono delle questioni che mi stanno molto a cuore, il razzismo, la visione delle ragazze, oppure la visione di un ragazzo di 30 anni in questo Paese devastato».

Spiegaci la visione di un ragazzo di 30 anni in questo Paese devastato…

«Noi una siamo categoria di persone molto svantaggiate: siamo in preda a questi nuovi media che ci posseggono ma che non possediamo; siamo molto legati a una generazione che ci dà una certa ideologia, ma non ci dà più quel benessere.

Siamo senza collocazione e molto smarriti, da ciò si genera una sorta di depressione che si cura con ansiolitici e tanto dolore.

Io sono contraria perché alla fine ok, le cose non vanno bene, ma noi siamo anche una generazione che ha tutto.

Abbiamo un tetto, non ci manca lo spessore: dobbiamo solo combattere e rimanere noi stessi, soprassedere a quello che può essere il successo facile, alla mancanza di concentrazione che, a dirla tutta, per me è un problema enorme.

Ho la concentrazione di un pesce rosso e questa cosa riguarda tutta la mia generazione.

E’ diventata una questione generale, ma noi trentenni non possiamo permetterci di comportarci come chi ha dieci anni in meno: quindi dobbiamo essere noi, con i nostri valori applicati al contemporaneo.

Ragazzi basta piangerci addosso e andare!».

Progetti attuali e futuri

«Sto facendo sempre stand up comedy, ma è quello che farò per sempre.

Ho fatto uno sketch con Fiorello andato in onda in tv e spero che questa collaborazione possa proseguire, uscirà una serie tv in cui interpreto la sorella di Alberto Sordi e sto scrivendo un libro con altre tre ragazze.

Recito, scrivo».

Che altro?

«A breve usciranno gli sketch de ‘Il posto giusto’ che ho scritto con Francesco Marioni e Giacomo Spaconi regista de Le Coliche».

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