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MICHELA MURGIA – «L’UMBRIA, LA SUA BELLEZZA CURATIVA E LE RESISTENZE CULTURALI»

Michela Murgia
2 Min. - tempo di lettura

Così la scrittrice Michela Murgia parla dell’Umbria dove ad aprile ha trascorso alcuni giorni: «Perugia è una città dalla bellezza pedagogica e curativa: qui ti dimentichi per un po’ di molte cose brutte e ti ricordi perché quelle che brutte non sono vanno difese con il massimo della determinazione e dell’intelligenza. Gli incontri, qui, hanno favorito questa percezione: piccoli festival come CaLibro e associazioni come Nemo sono la prova che c’è una resistenza culturale forte che ha intenzione di durare almeno quanto le mura entro cui ha la fortuna di potersi esprimere».

di Cristina Crisci

Giorni intensi, durante i quali ha parlato dei suoi libri, ha incontrato gli studenti, i richiedenti asilo politico, portando la sua visione del mondo, della letteratura, dell’amore e dei tabù, annessi e connessi, al tempo che viviamo. Ho intervistato Michela Murgia per CaLibro, il festival di Città di Castello che l’ha portata al Teatro degli Illuminati dove lei è arrivata col suo carico di pensieri, ironie e verità taglienti che giungono in modo così diretto al pubblico, tanto da farne una delle intellettuali italiane più impegnate sotto molti fronti, non solo letterario. Dopo Accabadora, libro che fu premio Campiello nel 2010 (e tradotto in 28 lingue), a novembre è uscito per Einaudi, Chirù con una formula di promozione decisamente nuova…

Infatti Chirù, il protagonista del tuo libro è uscito dalle pagine prima della pubblicazione ed è apparso nei social network facendosi un sacco di amici, con un profilo Facebook molto seguito, in una sorta di call-to-action letteraria. Come è nata questa idea e perché?

«Chi può decidere quando inizia e quando finisce un libro o una storia? Io ho semplicemente utilizzato i social network per parlare di Chirù attraverso un profilo nel quale come in un diario raccontavo le esperienze e i problemi quotidiani di un normale adolescente: in questo modo, i suoi ‘seguaci’ si sono affezionati all’anima del personaggio, ancor prima della pubblicazione del libro. Io tuttora penso che quello che ho fatto con Chirù tra 30 anni non sarà la norma, ma la preistoria della norma».

Hai definito Chirù (libro che narra la storia tra un ragazzo giovane e una donna più grande, Eleonora), come un racconto sul potere e sulle varie forme che questo assume nei rapporti umani.

«Sì certo, questa non è una storia da prurito: Chirù ed Eleonora non vanno a letto insieme lo dico per chi invece cercava altro. Il libro affronta i sentimenti e le tensioni che si creano tra i due: penso che tra un uomo e una donna che si amano c’è un potere enorme in gioco, i rapporti equilibrati non esistono, siamo sempre in un gioco di pesi e contrappesi. Una cosa è sicura: sotto il mantello di velluto dell’amore c’è nascosto un coltello, sempre».

La donna è una figura centrale all’interno dei tuoi libri: a che punto siamo, oggi nel percorso di emancipazione femminile?

«Direi che molte conquiste sono state fatte, ma le resistenze sono sempre ben organizzate, nel senso che l’onda reazionaria non cessa mai. Questa generazione non solo non deve abbassare la resistenza, ma deve essere più brava delle femministe che ci hanno preceduto, le quali, spesso, il testimone invece di passarlo se lo sono tenuto».

Tu sei molto impegnata in temi e battaglie sociali: come concili il tuo ruolo di scrittrice con quelle di intellettuale?

«È un’area pubblica ambivalente: scrivo i miei libri per avere lo spazio per dire le cose che per me sono importanti».

Ti sei candidata come presidente della Sardegna alla guida di un progetto indipendentista: il tuo impegno continua in quali direzioni?

«Continua, sempre nella stessa direzione».

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