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Stelle a Montone – Umbria Film Festival

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2 min.

Stelle a Montone – Umbria Film Festival

Di Marco Polchi

Il cinema coi suoi riflettori puntati sull’arte, ma anche come punto d’incontro tra gli stranieri che hanno scelto di vivere in Altotevere. Terreno fertile per questa unione è  Montone. Qui, dal 1997, si svolge uno dei Festival più interessanti del panorama cinematografico del Centro Italia. The Mag  ha incontrato la Direttrice organizzativa della manifestazione, Marisa Berna.

Con questa sono 17 edizioni, ci può raccontare i primi passi di questo Festival così aperto e internazionale?
«In realtà, il Festival non è stata un’idea solamente mia; è nato grazie a una combinazione prodotta nel territorio. Ormai da vent’anni vivo qui in Alta Valle del Tevere, e vent’anni fa ci incontravamo con gli stranieri che abitavano qui. Con alcuni di questi siamo diventati amici, in particolare con Ed Lewis, all’epoca direttore artistico dei ‘Riverside Studios di Londra’. Un giorno, Ed viene da me e mi dice: ‘Perché non creiamo un punto di contatto tra la comunità degli stranieri e le persone del posto?’. Abbiamo subito pensato al cinema…»

Che tipo di Festival volevate creare?
«Abbiamo cercato di creare fin dall’inizio un Festival con un taglio europeo, che avrebbe dovuto promuovere un certo tipo di cinema continentale in quel momento strangolato dalle grandi major americane. Siamo entrati nell’associazione dei Festival europei, dove erano presenti la rassegna di Torino e diversi festival francesi… non male per una manifestazione appena nata!»

Su quali basi vengono scelti i film?
«In realtà non esiste un tema vero e proprio per ogni edizione. Il nostro compito è quello di portare film bellissimi che sono riconosciuti come arte cinematografica. La bellezza del cinema e del Festival è che non dà informazioni ma anticipa tematiche sociali e di attualità. Non c’è un vero tema ma un filo conduttore che fa emergere tanti argomenti: abbiamo toccato quello dei migranti ad esempio, mentre quest’anno emergerà quello della famiglia.»

Sono sempre presenti grandi ospiti..
«Sì ma mai scontati o banali. Ad esempio, abbiamo portato Colin Firth prima che prendesse l’Oscar, poi Carey Mulligan, ora ne ‘Il grande Gatsby’. È venuta Naomi Harris, una delizia di persona. E poi Ken Loach, e tanti altri!»

Che strada percorrete per contattare i grandi nomi del cinema?
«Dipende molto dai direttori artistici. Ed Lewis viveva a Londra e poteva incontrarli direttamente, mentre Vanessa Strizzi si è creata una fitta rete di contatti grazie alle sue grandi capacità. Poi, riusciamo ad avere grandi nomi grazie ai personaggi che vengono e propongono altre persone.»

E Terry Gilliam?
«Terry venne grazie ad Ed Lewis, che aveva saputo che viveva vicino a Città di Castello. Inoltre Terry aveva bisogno di parlare con qualcuno per evitare che istallassero un ripetitore televisivo vicino a casa sua. Venne anche per questo motivo, anche se ci disse subito di sì.»

Chi ha lasciato un segno indimenticabile?
«Certamente Terry Gilliam, ora Presidente onorario e che sarà con noi anche quest’anno, e poi Lone Scherfig. Lone ci ha portato ‘An education’ in antreprima assoluta in Italia. La Sony era contraria ma lei si è impuntata. Abbiamo dovuto cambiare location, spostandoci da Piazza Fortebraccio, abbiamo avuto i body-guards, era tutto controllato… una cosa pazzesca!»

Montone è la cornice perfetta, vero?
«Oh sì. Montone dà un valore aggiunto enorme. Si crea una situazione vera, reale. Il cinema entra nel Borgo e viceversa. E poi si respira un’atmosfera magica, da sogno.»

Vi siete consolidati nel tempo, ma cosa vede nel futuro del Festival?
«C’è la consapevolezza di aver creato qualcosa di duraturo. Ma mi preoccupa un po’ il fatto che se viene a mancare il nucleo storico alla base della rassegna non so cosa sarà del Festival. Noi in realtà siamo andati sempre avanti con il volontariato, che però non garantisce una continuità in assoluto.»

Mi sta dicendo che c’è il rischio di non vedere più il Festival?
«No, questo no! Noi vogliamo continuare, non abbiamo problemi a livello artistico e culturale. Dico solo che dipende molto dalla forza di chi vorrà andare avanti e anche, soprattutto, dalle risorse finanziarie. Fino ad ora ce l’abbiamo fatta, però non si sa una volta che questa generazione lascia che cosa poi possa succedere; ci vorrebbe un grande impegno del settore pubblico, il Comune già dà molto.»

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Ralph Fieness con la chiave del Borgo di Montone

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La consegna della chiave

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Fiennes e Gilliam con il Sindaco di Montone

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