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NADA – il palco è la mia casa

Nada Malanima microfono sorriso
2 Min. - tempo di lettura

«Se dovessi raccontarti attraverso sei canzoni quali sceglieresti?». «Le mie. Ne esistono di migliori?». Questa è Nada Malanima, che sabato 21 maggio si è raccontata a Sansepolcro all’interno del format «6 pezzi facili». Non ha scelto le canzoni di qualcun altro perché non avrebbero mai potuto esprimere quello che ha vissuto, i tanti cambiamenti, le paure, l’amore-conflitto con la musica, il teatro e la scrittura.

di Lorenza Mangioni – foto: Erica Andreini

Non c’è niente di scontato nel percorso di questa cantante che ha cominciato giovanissima e non ha mai smesso di chiedere e dare a se stessa e agli altri lo stupore, l’originalità, la forza del cambiamento.

A sentirla parlare si capisce quanto sia vera, genuina, quanto poco le sia interessato dare un’immagine di perfezione. E così come la sua voce, anche la sua vita è imperfetta, «sporca», viscerale. È un racconto che sa di vino, di inizi, di esplorazioni e soprattutto di libertà. Mi piace questa libertà così femmina e vera, così difficile da trovare, così sganciata da complessi e formalismi inutili.

Il racconto che ha scelto di fare parte da lontano, da quando partecipò adolescente a Sanremo, per continuare attraverso il primo incontro importante, quello con Piero Ciampi, un altro livornese, un poeta vero, un uomo tristemente poco capito, che scrisse per lei anche «Come faceva freddo» uno dei brani scelti per questa serata. Racconta di quando, dopo la morte di Ciampi si sia sentita «smarrita, l’avvicinamento al teatro, l’incontro con Fo, le collaborazioni con Ferruccio Spinetti, gli Avion Travel,  le serate passate a cantare davanti a qualche bicchiere, le notti e la “Luna in piena” altra canzone che interpreta pensando ad un momento della sua vita «in cui il legame con la musica si era fatto conflittuale, difficile, poco rassicurante».

Poi conosce Gianmaria Testa e tutto cambia di nuovo, il primo album scritto interamente da lei viene pubblicato, decide di tornare a Sanremo, ma stavolta alle sue condizioni, adulta e consapevole, con una canzone bellissima: “Guardami negli occhi” «che – ironicamente ricorda – arrivò ultima!».

Ma non importa, non è mai importato a Nada essere la prima in classifica, essere etichettata, quando le chiedo cosa significhi oggi essere ribelle mi dice: «Mah non c’è molta ribellione, siamo un po’ addormentati… a volte significa solo credere in qualcosa, scegliere qualcosa non solo per se stessi, ma per il bene degli altri».

Sarebbe troppo facile definirla anticonformista, Nada appare più come una donna che ha dimestichezza con se stessa, che si conosce, che si accetta e non ha paura di dire quello che pensa, lo fa anche scrivendo, ha pubblicato ormai quattro libri, e non pare voglia fermarsi. Perché «scrivere – dice – c’è sempre stato nella mia vita, l’ho sempre fatto e non potrei più smettere».

«All’aria aperta» è un altro brano che canta in questa bellissima serata, scritto appunto da lei e che fa parte del suo ultimo album «L’amore devi seguirlo»; l’amore è una costante nelle sue canzoni e ce n’è una in particolare che da più di 30 anni continuiamo a cantare, che continua ad essere attuale, che piace anche alle nuove generazioni: «Come si spiega il successo immutato di Amore Disperato? – mi dice semplicemente – Perché era una canzone giusta, allora come adesso. Le cose giuste funzionano e basta».

E quando partono le prime note non c’è persona presente che non conosca la storia di questo angelo caduto dal cielo. La sua voce è roca e limpida allo stesso tempo, fortissima e struggente, come la sua personalità; ed è proprio vero che per raccontare la sua storia le sue erano le uniche canzoni che poteva scegliere tanto la rappresentano. «Le storie più belle sono quelle che si chiudono con l’inizio» ed è cosi che ci lascia Nada, dopo averci aperto il suo mondo con estrema generosità e semplicità, dopo averci accompagnato nel viaggio di una vita, dopo averci emozionato di nuovo.

..la notte adesso scende

con le sue mani fredde su di me

ma che freddo fa

ma che freddo fa..

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