New York – A SPASSO NEL NUOVO MoMA

Venne fondato 90 anni fa da tre donne il MoMA, il Museum of Modern Art di New York. Un museo che custodisce ed espone molte tra le opere più importanti nella storia dell’arte moderna e contemporanea e non solo. Nel 2002 è stato ridisegnato Yoshio Taniguchi, architetto giapponese che ne curò il nuovo look. 

foto di Anna Setteposte

Almeno fino a pochi giorni fa. Il 21 ottobre, infatti, in coincidenza con le novanta candeline, è stato riaperto dopo la chiusura di qualche mese fa per un nuovo restyling a cura dello studio di architetti Diller Scofidio + Renfro.

The Mag è così andato a curiosare nel nuovo MoMA che ora ha 3700 mq di spazio espositivo in più arrivando a circa 15.300 mq di mostre che possono ospitare complessivamente 2.400 opere.

Il tutto per un’opera di ristrutturazione costata 450 milioni di dollari

Cosa è cambiato? Molto.

Spazi più luminosi e interattivi e una rinnovata apertura alla città e ai visitatori.

La prima cosa che salta agli occhi è la scritta “Hello.Again” che si trova sul nuovo ingresso che dà sulla 53esima strada ed è opera dell’artista Haim Steinbach.

Questo nuovo ingresso porta direttamente alle due gallerie al piano terra della nuova ala realizzata.

Dal cantiere è spuntata fuori poi anche un’intera ala Studio che verrà utilizzata per le esibizioni dal vivo e gli spettacoli legati all’arte insieme al nuovo Creativity Lab che, invece, avrà una finalità puramente interattiva tra i visitatori e le opere. 

Siete mai stati al MoMA?

Se la risposta è sì il consiglio è di dimenticare tutto perché le opere di Van Gogh, Monet, Picasso, Matisse e via dicendo, sono state dislocate in altri spazi con un allestimento tutto nuovo diviso per periodi e temi.

Ma non finisce qui: ogni sei mesi è infatti prevista una rotazione delle opere.

Il direttore Glenn Lowry, a margine dell’inaugurazione, ha spiegato che le opere saranno infatti presentate in una nuova veste anche per sfruttare una migliore luce naturale frutto del rinnovo architettonico della struttura.

Secondo Lowry, inoltre, il nuovo MoMA andrà a recuperare la filosofia del primo direttore, Alfred Barr: «Lo immaginava come un laboratorio nel quale il pubblico è stato invitato.

Il pubblico avrebbe partecipato all’esperimento di guardare e pensare all’arte moderna.

Il museo cambia e si evolve, mentre l’arte moderna e contemporanea cambia e si evolve». 

Ma questa evoluzione è piaciuta? Non a tutti. 

Le critiche, infatti, sono state numerose.

A cominciare da quelle di una penna importante del New York Times come quella di Micheal Kimmelman che ha scritto: «Sembra di entrare in un negozio di Apple.

Tutto è frizzante e disegnato in modo intelligente.

La scritta “Hello. Again” è dipinta su un lungo muro bianco come fosse uno slogan di Apple. 

Dalla biglietteria, ci sono segnali che ti indicano le opere esposte nell’edificio di Taniguchi a est e quelle nelle gallerie a ovest, dove c’è un groviglio di ascensori e di scale».

Il progetto, secondo Kimmelman, è “raffinato e pragmatico”. 

«Ma emargina il giardino, il che è un peccato.

Il giardino è il cuore storico del MoMA; forse è per questa ragione che tutta questa intelligenza, questa destrezza e l’evidente desiderio di rendere il posto più amichevole non mi sembra abbiano risposto al problema dell’ambientazione del museo» conclude. 

https://www.moma.org/

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Redazione di the mag

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