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Nuovo Cinema (Post)Modernissimo! – the Mag 15

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2 min.

Da tempo a Città di Castello non esiste più un cinema, nascono nuove realtà, cambia il paesaggio e di conseguenza cambiano le abitudini; sembra quasi impossibile ormai concepire luoghi dove la cittadinanza si possa aggregare per condividere visioni, fare cultura, immaginare un futuro alternativo.

A Perugia un gruppo di giovani “temerari”  ha riportato a nuova vita il cinema Modernissimo dopo anni di chiusura, investendo non soltanto sulla programmazione cinematografica ma anche sulla possibilità di un progetto culturale più complesso. The Mag li ha intervistati per farsi raccontare la loro esperienza (che si spera possa essere di buon esempio!)

di Lorenza Mangioni

LOGO-POSTMODERNISSIMOPerché o cosa vi ha spinto a riportare in vita il cinema Modernissimo, dopo 14 anni di chiusura?

«In realtà l’idea iniziale era di concretizzare il nostro progetto di uno spazio dedicato al cinema e alle arti visive. Idea nata per merito di Giacomo (Caldarelli) e Ivan (Frenguelli) che alla mostra del cinema di Venezia di due anni fa decisero di dedicare le loro energie alla ricerca dello spazio adatto, coinvolgendo poi me e  Andrea (Mincigrucci). L’incontro con la famiglia Donati è avvenuto proprio durante questa ricerca».

 

Da dove nasce l’idea della raccolta fondi e azionariato diffuso?

«Dalla responsabilità sociale. In tempi in cui l’accesso al credito, in particolare per i giovani, è limitato, il coinvolgimento della cittadinanza è stata un mossa imprescindibile (l’intera campagna di crowdfunding ha contribuito per circa il 10% dello sforzo di investimento) soprattutto per la forza propositiva».

Il cinema come comunità è qualcosa che rimanda a progettualità delle grande metropoli; avete sempre pensato che Perugia avrebbe risposto positivamente?

«Senza timore di venire smentiti, possiamo affermare che aprire un posto del genere in un centro come Perugia rappresenti un ostacolo più che un’opportunità. Fortunatamente la città, forse anche stanca di delegare alla politica, è riuscita a reagire. In termini di afflusso, poi, non dobbiamo dimenticare che Perugia si estende ben oltre i suoi confini e il nostro bacino di riferimento comprende un’area molto più vasta».

Già dal nome si percepisce la volontà di unire passato al futuro; quanto conta per voi l’esperienza della famiglia Donati, storico proprietario del cinema?

«Il nostro confronto con la famiglia Donati è diventato  quotidiano: ci hanno seguito in tutte le fasi. Il nostro rapporto con loro è andato ben oltre quello di semplici affittuari: io personalmente li sento parte integrante del PostModernissimo».

Il vostro progetto, del tutto innovativo, trasforma la sala cinematografica in un vero e proprio polo culturale; come siete arrivati a questo format? Cosa vi ha ispirato?

«Alcune esperienze europee come il Watersheed a Londra o il Kino a Berlino possono essere assimilate a noi quantomeno per il tipo di offerta cinematografica e l’attenzione alle retrospettive, alla ricerca e alla proposta, anche se credo che la nostra prima ispirazione sia stata la voglia di costruire qualcosa di nuovo».

Ad alcuni mesi dall’inaugurazione come vi è sembrata la reazione del pubblico?

«Soddisfacente. Il nostro lavoro è quotidiano: si svolge sul quartiere e sulla città, a piccoli passi. Quindi è ancora presto per parlarne».

In molte realtà i piccoli cinema storici stanno chiudendo, pensate sia sempre possibile riuscire a mantenerli in vita?

«Qui ritorniamo al discorso precedente. Il patrimonio dei piccoli cinema italiani è incredibile e purtroppo in fase di decadenza. Non credo però che un cinema meriti di restare aperto solo per il suo essere storico».

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