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Ornella Vanoni: «Io, una donna che ha rotto gli schemi»

Ritratto di Ornella Vanoni
2 min.

«Hugo Pratt? È l’uomo più affascinante che abbia mai conosciuto, un grande affabulatore, pieno di fantasia e di bugie, un po’ come Borges».

Ornella Vanoni parla del suo Pratt segreto, in occasione della mostra dedicata al disegnatore che si è chiusa di recente a Città di Castello, dove erano esposte – tra le altre opere – anche alcuni disegni della sua collezione privata.

di Massimo Zangarelli

Ornella Vanoni, lei ha intrattenuto con Pratt una intensa relazione intellettuale e umana: qual è il suo ricordo personale? Ha trovato adeguato in rassegna l’angolo riservato agli acquerelli che lui le dedicò?
«Sì, l’allestimento di questa peraltro bellissima mostra gli ha dato l’importanza dovuta».

Lei ha collaborato con tanti musicisti tra i più grandi al mondo: ce n’è qualcuno con il quale le piacerebbe ancora lavorare insieme?
«Volendo ce ne sono tanti, ma ormai farò un altro disco soltanto che quindi sarà il mio ultimo e per il resto quel che è fatto è fatto. Anche perché nel frattempo poi tutto è cambiato. Herbie Hancock non è più il jazzista di una volta e non a caso suona alla Scala diretto da Lang Lang».

Dunque i suoi prossimi partner musicali?
«Farò un disco con Paolo Fresu, la più grande tromba d’Italia e una delle più importanti del mondo, e con altri musicisti di sicuro talento quali Roberto Cipelli (piano), Bebo Ferri (chitarra), Piero Salvatori (violoncello), poi farò qualcosa con Saturnino, bassista di Jovanotti, che ho potuto apprezzare dal vivo e giudico un grande musicista di derivazione rock: sente moltissimo i ritmi e con il violoncello realizza una fusion perfetta».

La sua trasgressiva «Io sì» fece sobbalzare l’Italietta bigotta del tempo…
«Cantavo da uomo le canzoni femminili e per allora era incomprensibile come una donna potesse dichiarare di innamorarsi solo perché non aveva niente da fare: io ho rotto gli schemi. Ha ragione Caterina Caselli quando afferma che io, pur adorata dagli uomini, faccio canzoni per le donne come donna mai succube».

Sul dualismo con Mina si è scritto di tutto e di più: è stata una forzatura mediatica in un Paese da sempre diviso come per Coppi e Bartali?
«Forse amiche non proprio, anche se c’è stato un tempo che ci frequentavamo; la stima è reciproca, nemiche non lo siamo mai state. A proposito di Coppi e Bartali: chi ha teso la borraccia a chi in quella foto famosa? Secondo me è stato Bartali a passarla al Campionissimo».

Ornella Vanoni, lei conquistò l’Olympia di Parigi cantando un cavallo di battaglia di Edith Piaf, «Les amants d’un jour»: non crede che i francesi sappiano meglio valorizzare ogni loro aspetto culturale, anche relativo alla musica leggera?
«Se fossimo in Francia lavorerei ancora come una pazza: l’Italia è maschilista e le donne, considerate oggetto erotico, fanno sempre più fatica a imporsi».

La sensazione più suggestiva del suo soggiorno in Altotevere?
«Mai visto un Gesù dal volto così severo e giudicante come quello di Piero della Francesca al Museo Civico di Sansepolcro: è proprio vero che Piero è stato un autore rivoluzionario».

Ornella Vanoni alla Moostra del Fumetto di Città di Castello

Ornella Vanoni a Città di Castello con Gianfranco Bellini, presidente dell’Associazione Amici del Fumetto.

Per ripercorrere la carriera di Ornella Vanoni: it.wikipedia.org/Ornella_Vanoni

Per maggiori informazioni su Hugo Pratt: cortomaltese.com/hugo-pratt

foto in evidenza tratta da www.radiosubasio.it/news/musica/ornella-vanoni-incanta-new-york/

 

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