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Io un patriota futurista – Pierpaolo Capovilla

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Io, un patriota futurista – Pierpaolo Capovilla

Dalla musica al teatro. Dal rock alla poesia di Pasolini, passando per i versi di Majakovskij. Pierpaolo Capovilla è un artista a tutto tondo, eclettico e sfaccettato, un ibrido che si muove, bene, tra note e lettere. Lui è il leader vocale e compositore dei testi del Teatro degli Orrori, uno dei più importanti gruppi ‘alternative-rock’ della scena italiana, che ora sta girando il paese con il reading in tre atti ‘La Religione del mio tempo’, scritto da Pier Paolo Pasolini. The Mag lo ha intercettato in occasione dello spettacolo al Teatro degli Illuminati di Città di Castello organizzato dall’Associazione Arci Out nell’ambito dell’Istrix Festival.

di Marco Polchi

Prima domanda, secca, difficile, forse troppo ampia: cosa significa fare cultura oggi?

«Non è certo facile rispondere in modo netto, devo tornare alla mia esperienza personale. Attraverso la nostra musica cerchiamo di fare cultura, il che vuol dire trasmettere un messaggio positivo, prima di tutto verso le nuove generazioni. Non possiamo lasciare che i giovani siano lasciati al caos, o più semplicemente davanti a una tv o a un pc. Quindi, fare cultura è una responsabilità, e significa aprirsi alla società, agli altri, vuol dire integrazione».

E cos’è per te la cultura?

«La cultura è un sentimento, non è solo istruzione. Leggere un buon libro, ascoltare  buona musica significa fare cultura, ed è questo quello che bisogna fare minuto dopo minuto: spingersi verso una prospettiva migliore, verso una realtà più giusta. La cultura serve a formarsi come cittadini, la cultura è politica, al di là di qualsiasi partito».

Hai accennato alla musica… quanta importanza ha in un periodo così denso di tensioni sociali?

«Cultura e musica vanno a braccetto, sono due facce della stessa medaglia. La musica è un veicolo culturale importantissimo, può essere un gesto d’amore verso gli altri, un atto di generosità verso il mondo. La musica riesce a livellare le diversità sociali,  magari anche ad interpretare il senso di un sentimento di ribellione e spingerlo verso qualcosa di positivo, fino a diventare strumento di emancipazione e conoscenza anche del proprio paese. Piaccia o non piaccia».

E a te, l’Italia piace?

«È un paese molto diverso da quello che ho conosciuto da giovane, è cambiato: in peggio, purtroppo. Spesso lo detesto profondamente, ma spero che possa avere un futuro migliore. Non sono un patriota nel senso classico del termine, sono un patriota che guarda avanti: un patriota futurista».

Parliamo del teatro. Il reading di Pierpaolo Pasolini «La religione del mio tempo» sta ottenendo un buon successo di pubblico e critica, perché questa scelta?

«Semplicemente perché Pasolini è immenso e attualissimo, già alla fine degli anni ‘50 aveva previsto come sarebbe cambiata l’Italia e come sarebbe diventata. Aveva letto in anticipo quali mali e quali difetti avrebbero attanagliato questo paese. Pasolini è autentico, un vero poeta, e la lettura della sua opera, che peraltro ho scoperto da poco ma che ho fatto totalmente mia, può aiutarci a non essere indifferenti, a non essere cinici. Ecco il perché di questa scelta».

Torniamo alla musica: ho letto da qualche parte di un tuo prossimo album solista, qualche anticipazione?

«Sto scrivendo un disco solista è vero, il livello di composizione è abbastanza avanzato; dovremmo finire a fine ottobre e dovrebbe uscire tra gennaio e febbraio. Ci stiamo lavorando in molti e con grande impegno. Quello che posso dire e che sarà molto diverso dagli album del Teatro degli Orrori, sarà totalmente mio, sarà una prova da cantautore..»

Ti muovi tra reading, musica, collaborazioni e poesia…quali tra questi metodi espressivi preferisci?

«La poesia, sicuramente! Anche perché è una forma espressiva che racchiude un po’ tutte le altre. E pensare che anche la poesia è stata una scoperta fatta in età adulta…»

Posso chiederti che musica ascolti?

«Sono molto meno radicale di quando avevo vent’anni (sorride), un momento in cui mi sentivo molto intransigente ed esclusivo… ora ascolto molte cose, anche diverse tra loro, sono più aperto; non disdegno nemmeno la musica elettronica, di qualità ovviamente. Se devo dire, ascolto con grande stima gli Arcade Fire, sono fantastici».

Un ultimo pensiero sulla scena musicale italiana di oggi.

«Lungi da me dare giudizi su persone che nemmeno conosco, non mi sembra rispettoso. C’è chi cerca di smuovere qualcosa ma c’è anche chi cerca di fare solo costume e intrattenimento, questa almeno è la mia sensazione generale. Noto anche un certo impoverimento nel linguaggio e nel vocabolario… per quanto mi riguarda, cerco di andare in una direzione opposta, cerco di fare qualcosa di diverso».

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