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IO PENSO POSITIVO – LEO FRESCO BECCAFICHI

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Cosa hanno in comune Frankie Hi-Nrg, Jovanotti, Subsonica e Dj Ralf? Semplice, Leonardo ‘Fresco’ Beccafichi: produttore discografico, autore, assistente tecnico, sound engineer e dj tifernate.

Lo incontriamo nei suoi Malkovich Studios (sì, è un omaggio al film ‘Essere John Malkovich’) e con lui parliamo di cultura hip-hop, di incontri impor tanti e di Bob Marley.

di Marco Polchi

Vieni dall’Hip-hop: per te cos’è?

«Sono partito dall’hip-hop negli anni ‘90, ma non mi sono mai sentito solo ed esclusivamente dentro questo movimento, c’era anche il rock a interessarmi. E comunque non è stato solo un fatto musicale. Erano tanti gli input che arrivavano da fuori, come lo skate-board, i graffiti, il giradischi per i dj, l’abbigliamento. L’hip-hop è stato il succo di tutto questo, un modo di riconoscersi, di esprimersi e ovviamente un modo per far musica. Io mi sono avvicinato tardi agli strumenti, prima è arrivato il giradischi di casa sul quale mi allenavo e con il quale, insieme ad altri, ho formato il mio primo gruppo (i KUP posse ndr!)».

Raccontaci l’incontro con Frankie Hi Nrg…

«Lo incontrai quando fece un concerto a Città di Castello dal titolo ‘Libera la Musica’ e prima dell’esibizione aveva invitato tutti i gruppi locali. C’ero anch’io con il mio: avevamo i nostri testi ed eravamo originali. In pratica da quel giorno è cominciata una grande amicizia, Frankie mi regalò anche il mio primo campionatore di suoni. Fu una svolta per un ragazzo che non aveva neanche 20 anni».

E a livello professionale? Il rapporto continua ancora. Sei produttore dell’ultimo disco e dei brani sanremesi del rapper.

«Ho assistito alla nascita di quasi tutti i dischi di Frankie Hi Nrg, perché lavoravo da assistente al Sound Studio Service di Alberto Brizzi e Marco Capaccioni. Questo ultimo album è nato qui. Abbiamo passato più di un anno gomito a gomito. Frankie aveva voglia di fare un album nuovo, io ero contento che lui avesse voglia di farlo con me ed è nato così ‘Essere umani’, devo dire con grande libertà, senza pressioni discografiche e con la voglia di sperimentare cose diverse».

Ma a Sanremo ci sei andato?

«Ho partecipato a tutta la sessione di prove, ho seguito gli arrangiamenti, mi sono fermato fino al mercoledì. Poi il mio lavoro era concluso e sono tornato».

Capitolo Jovanotti: qui si apre un mondo.

«Faccio parte del team di produzione di Lorenzo. Molto probabilmente si tratta del treno più importante che potesse capitarmi a livello musicale e professionale. Non so neanche come gli astri si siano incastrati ma lo hanno fatto. Iniziò un po’ tutto per caso, dapprima – spronato da mia moglie – gli inviai una e-mail da cui non ottenni una risposta; poi grazie a Dj Ralf riuscii a incontrarlo durante il remix del disco ‘Buon sangue’ a cui stavamo lavorando insieme. Lorenzo entra in studio e chiede: ‘chi è Fresco? L’ho letta la mail!’. Prima ho cominciato a collaborare con lui a Cortona, come ‘banco di prova’ mi ha fatto partecipare a progetti esterni, poi ho messo mano alla pre-produzione di ‘Safari’ e da lì tutto è iniziato e procede ancora».

Ti ha cambiato il fatto di lavorare con Jovanotti?

«In un certo senso mi ha rivoltato, perché comunque hai a che fare con un grande artista, molto professionale, che mette davanti a tutto la musica e cerca di tirare fuori, sempre musicalmente, il meglio di te. Ti sprona a dare il massimo, è troppo forte..»

Che mi dici dei Subsonica?

«Wow, con loro sono passato da essere fan a lavorarci insieme, un salto incredibile. Sono stato anche in tour con i Subsonica, è stata un’esperienza, insieme al lavoro di studio con il gruppo, che mi ha dato una grande soddisfazione, mi ha insegnato che nulla è impossibile e che questo era il mio mestiere. Un mestiere da portare avanti con passione e voglia di tenersi aggiornati».

Cosa vuol dire per te fare il dj?

«Significa ricollegarmi con quello che facevo nella mia camera da ragazzino con il giradischi; significa amare la musica, continuare sempre ad ascoltarla, comprare i dischi e pensare che quella stessa musica possa piacere anche agli altri».

Chi è il tuo preferito in consolle?

«Non è facile rispondere, dipende anche dal genere. Se penso all’house music, il mio dj preferito è sicuramente Dj Ralf (sorride), per tanti motivi. Non ultimo anche perché quando lavoro con lui riesco a captare le ultime tendenze e i gusti delle persone. Nel reggae adoro David Rodigan».

Il disco della tua vita.

«Un disco di Bob Marley, non uno in particolare. Legend, Catch a Fire… vanno bene tutti, potrei ascoltarli sempre. Se devo dire una canzone di Marley dico Zimbabwe, a cui sono legato a livello affettivo: per tutti i miei figli quando sono nati l’ho messa su un giradischi per 24 ore».

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