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Petunia Ollister | GALEOTTO FU IL LIBRO E CHI LO FOTOGRAFÒ A COLAZIONE

4 min.

Di foto di colazioni su Instagram se ne vedono tante, troppe. Anche perché quelle interessanti sono poche. Quando però ci si imbatte in una bookbreakfast è tutta un’altra storia. A servire libri a colazione per iniziare bene la giornata nel nostro caso è Petunia Ollister, alter ego estroverso di una riservatissima Stefania Soma, lombarda di nascita con un passato nel mondo dei Beni Culturali e nel settore editoriale e ormai sabauda d’adozione e book influencer. 

di  Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

Era il gennaio 2015 quando Petunia Ollister casualmente, avendo notato che la tazza aveva lo stesso colore della copertina del volume che stava leggendo e la marmellata sul pane in armonia con il lettering, decise di immortalare il tutto e pubblicarlo.

Da allora i suoi scatti spopolano sui social network e sono seguiti con entusiasmo da appassionati di letteratura, cibo e fotografia.

Petunia condivide ogni mattina la sua colazione, con un libro e una citazione dando così un assaggio che non è solo di contenuto ma anche di una leccornia culinaria.

Dispone gli oggetti con una cura maniacale, concordando colori e pattern di piatti, tazze e tovaglie con quelli delle copertine che sceglie personalmente, iniziando dalla sua sterminata libreria.

La sua #BookBreakfast è una cifra stilistica e un appuntamento fisso che nel tempo le ha assicurato ospitalità su Robinson, l’inserto culturale de La Repubblica, collaborazioni con Radio Rai e La Stampa, fino a “Colazioni d’autore”, un libro edito da Slow Food.

L’intervista

Presentaci Petunia Ollister!

«Si tratta del nome de plume che ho scelto anni fa, quando ho deciso di iscrivermi ai social network perché non volevo comparire con la mia vera anagrafica.

Nonostante una certa “allergia” a questi mezzi, mi sono iscritta spinta dalla necessità di tenermi in contatto con conoscenti ed ex colleghi trasferitisi all’estero.

Su suggerimento di un amico copy ci siamo inventati Petunia perché, a detta sua, bella come un fiore e Ollister, che principia necessariamente con la lettera O, rotonda come gli occhiali che contraddistinguono il mio look, alla Jacqueline Kennedy». 

Quanto sono stati decisivi quindi i social per il successo di Petunia?

«Come in una legge del contrappasso, sono diventati la mia fortuna e una parte importante del mio lavoro.

Stefania fa ancora molti lavori routinari nel campo dell’editoria, Petunia invece sui social si è costruita un’immagine più “fresca” che rispecchia comunque molto la mia.

Il mondo social ha avuto un enorme importanza sia perché mi ha dato modo di raccontarmi sia perché tutta le collaborazioni che ho stretto sono nate tramite un primo contatto da lì».

La combo #bookbreakfast: colazione+libri, social e cultura. Concetti antitetici o un riuscito tentativo di rendere la lettura un gesto quotidiano? 

«Nato come una casualità estetica, il bookbrekfast è diventato un ricco contenuto network sui libri dal quale sempre più persone attingono, facendovi riferimento anche per consigli di lettura.

Tutto è servito per parlare di lettura in modo meno noioso e legato ad un mezzo fluido che arriva anche a chi non entrerebbe mai in biblioteca.

Il social ha avuto anche il merito di togliere una valenza sacrale al libro, reinserendolo nel quotidiano».

Quando hai capito che ti stavi trasformando in un vero e proprio personaggio del Web?

«Nel 2015, quando, dopo solo qualche mese in cui avevo iniziato a pubblicare nel mio profilo Instagram le book breakfast, mi sono ritrovata per più di 24 ore con una gallery di 20 miei scatti sulla colonna di destra della homepage di Repubblica.

Lì ho capito che l’argomento libri, raccontato a modo mio, catturava l’attenzione.

Direi che una presa di coscienza sul fatto di avere effettivamente un discreto seguito è avvenuta quando i miei followers sono nel giro di poco tempo raddoppiati, i librai indipendenti hanno iniziato a conoscermi e soprattutto quando, portando in giro il mio libro Colazioni d’autore, c’è stato un vero contatto anche con le persone non addette ai lavori».

Quando sono arrivate le collaborazioni con i quotidiani? 

«Con Repubblica fin dal primo numero di Robinson, due anni fa.

Sono stata contattata direttamente dal loro art director e dopo l’incontro con la redazione è iniziata una collaborazione che dura tutt’ora e della quale sono molto fiera.

Per quanto riguarda La Stampa, è stato tutto frutto di un “inseguimento” perpetrato dal caporedattore delle pagine locali della sezione di Torino sulle scale di un locale dove avevo finito di pranzare con un amico per propormi di scrivere la loro sezione de La Marziana». 

Preferisci scrivere su carta o sui social?

«Continuo a ribadire che non mi sento una scrittrice ma per me è un grande onore essere ammessa alla carta». 

Dietro la macchina fotografica si nasconde una lettrice di lunga data, una fotografa votata all’ossessione cromatica o una catalogatrice seriale?

«Tutte e tre!

Anche se su “fotografa” alzo le mani, sono più che altro una brava slidist che ha trovato la formula adatta a sé per serializzare le immagini.

Oltre che catalogatrice per deformazione professionale, sono accumulatrice di tazze, tovagliette, cartoline, piattini, oggetti per la casa.

La geometria degli scatti e il rigore delle forme riflettono molto il gusto e il mio modo di essere.

C’è una bella dose di mania ossessivo-compulsiva lì dentro!»

Come scegli libri e colazioni?

«Sono una persona molto dedita ai piaceri della vita.

Quelle scattate sono le mie colazioni che consumo dopo aver disallestito il set.

Dietro gli scatti c’è una ricerca che è un po’ quella del goloso ma anche l’occhio dell’esteta.

Nei libri c’è un gusto tutto mio.

Spazio moltissimo tra i generi letterari ma presto moltissima attenzione anche alle grafiche di copertina, ai libri illustrati».

La tua colazione letteraria preferita?

«Il mio libro preferito è Il Gattopardo che ho fotografato con un biancomangiare, benché le mie colazioni preferite sono quelle salate.

Uno degli scatti che ritengo più riusciti è quello de Il cardellino con i cinnamon rolls citati anche nel libro, la copertina dorata intonata con il fondo in tessuto.

Un altro scatto semplice ma di grande effetto è Il buco di Hervé Tullet a cui manca una parte, a forma di mezzaluna tra la costa e la copertina nella quale mi sono divertita a mettere una tazza di latte.

La mise en place e l’assonanza cromatica sono tra gli aspetti che preferisco e che mi entusiasmano».

L’accoppiata colazione+libro di quest’estate?

«Un libro che ho apprezzato moltissimo e sento di consigliare è Febbre di Jhonatan Bazzi.

Racconta l’infanzia e l’adolescenza di un ragazzo gay di Rozzano, un comune di Milano dove è difficile vivere a causa della criminalità giovanile dilagante e spaccio di droga.

È intenso e scritto finemente, recensito benissimo su varie testate autorevoli per questo suo aver raccontato un argomento delicato in modo molto efficace.

Un libro con un tema grande raccontato in modo enorme».


Le foto


Info

instagram/petuniaollister

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Pubblicato da

Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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