Piccoli pensieri per orientarsi con le stelle

Andrea Luccioli mentre sorride

“Molti soffrono di speranza. Tra di noi la speranza è comune quasi quanto la depressione tra i vivi. Per te la speranza è una malattia? Uno dei suoi sintomi terminali è il desiderio di intervenire ancora sulla vita, e per noi questo è fatale”.

di Andrea Luccioli

Questa manciata di righe viene da “Qui, dove ci incontriamo”, libro di John Berger uscito qualche anno fa e che mi è caduto addosso – in maniera delicatissima –  in questi giorni di un’estate sospesa tra il lockdown appena trascorso, la nuova normalità “condizionata” e le notizie dal resto del mondo (e anche da casa nostra) che lasciano presagire un autunno davvero in salita.

Quella frase è tratta un dialogo immaginario, in una Lisbona che sembra ponte sospeso tra cielo e terra, tra John e la madre morta.

Quello di Berger è un libro fatto di città che pulsano e ricerche interiori, dove le architetture e i paesaggi si fondono con le persone e viceversa.

Un doppio viaggio, nello spazio intorno e in quello interno.

In mezzo ci sono le persone, fragilità, tensioni e affetti annessi.

Ne scrivo perché quel libro, in questi giorni in cui ancora non sappiamo chi siamo e dove siamo a causa della pandemia, mi è parsa una bussola.

Un modo per “orientarsi con le stelle”, direbbe Carver.

Ed è un po’ lo spirito con cui abbiamo lavorato a questo nuovo numero di The Mag.

Numero che è nato da una doppia esigenza, capire cosa ci sta accadendo intorno e guardarci dentro.

Per ripartire, prima di ripartire.

Questo è un po’ il filo conduttore di questo numero.

Dentro troverete un fotografo umbro, Daniele Mattioli, che per tantissimi anni ha vissuto e lavorato in Cina e che, da un osservatorio privilegiato ci ha raccontato di un mondo di cui, nonostante se ne parli tantissimo, non sappiamo ancora granché.

La Cina non è quella dei telegiornali, ma una società molto complessa che si alimenta di confucianesimo e stato padre/padrone.

Siamo andati poi a fare due chiacchiere con il mitico Giorgione e con lui abbiamo parlato – incredibile a dirsi – pochissimo di cucina e molto di altre cose.

Abbiamo anche rimesso il becco fuori di casa e per questo troverete alcuni itinerari tra cultura, architettura e arte che abbiamo pensato essere dei buoni spunti per le prossime settimane.

Siamo poi andati a scoprire l’antica tecnica fotografica del collodio umido e farci spiegare dal fotografo-artigiano Alessio Vissani perché le foto sono esperienze e non click sul telefono.

Vi raccontiamo anche di viaggi in terra russa e di un sentiero di 90 km in Umbria dove la meraviglia si incrocia con la natura e la tradizione agricola legata alla coltura dell’ulivo.

Abbiamo anche scelto di riproporvi, in un formato un più ridotto ma allo stesso modo godibile, le 51 tavole illustrate che hanno composto lo scorso numero, “Visioni”, e che sono state realizzate dai ragazzi del collettivo Becoming X.

Ci sembrava giusto pubblicarle nuovamente per tutti quelli che, e siete stati tantissimi, non sono riusciti ad accaparrarsi quel numero davvero fuori dagli schemi.

Infine siamo stati anche al nostro primo concerto dopo l’emergenza.

A Castiglione del Lago, ad ascoltare quella creatura meravigliosa che è Niccolò Fabi.

Alla Rocca del Leone, in una calda sera di luglio, il cantautore romano ha suonato una manciata di pezzi e raccontato molto di sé.

E c’è una sua canzone che, insieme al libro di Berger, andrebbe presa e (ri)ascoltata. Parlo di “È non è” e in particolare di quella strofa nel testo che dice cosi:

È la vita che accade
È la cura del tempo
È una grande possibilità”.

la firma autografa di Andrea Luccioli

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