logo
logo

Piergiorgio Odifreddi – L’impertinente divulgatore

Piergiorgio Odifreddi parla dal palco a Sansepolcro (kilowatt festival)
3 Min. - tempo di lettura

Piergiorgio Odifreddi, un po’ «matematico impertinente» un po’ «divulgatore scientifico»: le sue riflessioni attraversano le aule universitarie di mezzo mondo così come i palcoscenici dei teatri, passando per i saggi scritti in libri e articoli. Noi lo abbiamo intervistato al telefono poco prima del suo arrivo a Sansepolcro, ospite di Kilowatt Festival con lo spettacolo «Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere» dove propone una rilettura del ‘De rerum natura’ di Tito Lucrezio Caro, esaltandone l’affermazione del pensiero razionale e le insospettabili intuizioni scientifiche.

di Cristina Crisci

Professor Piergiorgio Odifreddi, partiamo da Sansepolcro, la città di Piero della Francesca e di frate Luca Pacioli. Mentre di Piero tutti conoscono almeno la magnifica Resurrezione, la memoria di Luca Pacioli sembra dispersa. Cosa dobbiamo ricordare dell’illustre concittadino?

«Bisogna ricordarlo eccome, soprattutto per il ‘De divina proportione’ nel quale inserì anche Piero della Francesca: era una specie di summa. Scrisse un libro straordinario nel quale coinvolse anche Leonardo da Vinci che disegnò illustrazioni di vario genere dove i solidi venivano rappresentanti sia in forma piena che scheletrica. Proprio una ditta di Sansepolcro che si chiama Aboca lo ha ristampato».

Nella sua rilettura il «De rerum natura» di Lucrezio sono messe in luce anche le intuizioni successivamente sviluppate dalla scienza moderna. A tal proposito, le onde gravitazionali, recentemente scoperte, sono inseribili fra le previsioni di Lucrezio?

«La scoperta è avvenuta grazie all’interazione tra due buchi neri che esistono già sul libro di Lucrezio dove parla di una massa di materia così concentrata che non permette nemmeno alla luce e al calore di uscire. Oggi non bisogna per carità esagerare ad attribuire a Lucrezio tutto, ma nel suo libro c’erano intuizioni importanti. Capita raramente che un grande poeta faccia il divulgatore scientifico e Lucrezio dovrebbe essere letto da tutti. Fu un momento straordinario e il libro testimonia che in quel tempo gli uomini pensavano razionalmente».

Qualche giorno fa Stephen Hawking ha lanciato un allarme sul pericolo per l’umanità costituito dall’intelligenza artificiale. Lei crede che dovremmo guardarci dalla possibilità di macchine ‘intelligenti’?

«È innegabile che le macchina fanno cose straordinarie, è cambiata la nostra vita, se penso che i traduttori automatici qualche anno fa erano cose terribili oggi invece funzionano meglio. Se pensiamo a quello che riescono a fare i computer per esempio anche nel gioco degli scacchi siamo ad un livello in cui le macchine devono fare i campionati tra loro perché non c’è verso per gli umani. Penso ai sistemi applicati in medicina, ai piloti automatici, effettivamente ci si sta avvicinando a tanti sistemi con intelligenza artificiale, intesi però non tanto come gli androidi dei film di Hollywood. Fare macchine intelligenti che ci aiutano nella vita e fanno le cose meglio di noi, va bene. Non mi fa paura l’intelligenza di qualunque genere sia, mi preoccupano più le cose stupide o certi discorsi di Hawking».

Nel suo credo lei recita: «Aspetto la dissoluzione della morte, ma non un’altra vita in un mondo che non verrà»: quindi professore quando si muore, secondo lei, dove si va?

«Eh dove si va? (ride, ndr). Ci si decompone e si rimane qua. Mi fa pensare il fatto che gli uomini si chiedano della morte, ma non dove eravamo prima della nascita. Dopo la morte non ci saremo e questo Lucrezio ce lo spiega molto chiaramente: è una cosa infantile, l’incapacità di distaccarsi e di accettare una fine che è inevitabile per tutti».

[quote]Non mi fa paura l’intelligenza di qualunque genere sia, mi preoccupano più le cose stupide o certi discorsi di Hawking. Piergiorgio Odifreddi[/quote]

Monologhista a teatro, professore nelle università, saggista, editorialista per giornali: qual è l’attività da cui riceve più stimoli?

«Ho insegnato molto, con tanto piacere, anche se ciò comporta tutta una serie di obblighi continuo a farlo sotto forma di conferenza. Ho dato il mio contributo, ora mi diverto: mi piace molto scrivere e leggere. Sono un divulgatore scientifico, la scienza è divulgazione».

Qualche consiglio per avvicinare i ragazzi verso la scienza e la matematica?

«Purtroppo studiare matematica e scienza è difficile: richiede concentrazione e applicazione. Il mio consiglio è guardare meno tv, meno Internet e ritornare alle cose che vanno meno di moda, come i libri. La cultura può elevare un individuo».

Quale libro c’è sul suo comodino?

«Sto leggendo ‘Una bellissima domanda’ (Einaudi) scritto dal premio Nobel per la fisica Wilczek Frank: è la storia delle idee fondamentali della fisica ed è un libro che vale la pena leggere».

Brexit, dove va secondo lei l’Europa?

«L’Europa torna dov’era. Non si può pensare all’Europa come una serie di stati differenti o come una maschera per quello che una volta si chiamava mercato europeo. Non c’è una cultura che unisce, con alcuni Stati membri (come l’Inghilterra) non abbiamo nulla in comune».

Post simili

Pubblicato da

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.