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Punti di vista – L’acropoli della città del castello

2 min.

Alla fine è sempre lei. Città di Castello. Da qualsiasi punto di vista la si osservi, la sua immagine è riconoscibile a chiunque e da ogni punto della nostra bellissima vallata.

a cura di Architetti nell’Altotevere Libera Associazione

Ad occhi chiusi ne sapremmo ridisegnare il profilo, scandito dal ritmo preciso della posizione della torre civica, del campanile rotondo, della cattedrale e del municipio.

Ed infatti la “città del castello” nasconde un’acropoli da cui emergono gli elementi principali della sua caratterizzazione territoriale più forte.

Il campanile rotondo (sec.XI-XII), la cattedrale (sec. XI- XVI), la torre civica (sec.XIII), il municipio (sec.XIV) sono alcuni degli edifici che la incoronano.

Ed essa, probabilmente, è stata la vera ragione di insediamento della città in questo punto preciso della valle del Tevere: una lieve altura in vicinanza di un guado sul fiume, ma ad una quota al riparo dalle sue furie e nello stesso tempo non troppo distante da altre fonti idriche alternative come i due bacini della Scatorbia, quello naturale e quello segreto, cioè separato.

Attorno ad essa sembra essersi riallestito in forma di arroccamento quanto rimaneva della città all’indomani delle distruzioni operate dai barbari nel corso del VII secolo e lo storico tifernate Ascani prova a ricostruirlo descrivendo un nucleo urbano dotato di una piazza principale, due decumani, via inferior e via superior e quattro porte nella cinta muraria, rispettivamente porta del Vingone a nord, porta del Ceretolo a est e le due a sud chiamate del Garliano e di San Basilio, quest’ ultima di ingresso al cardo.

Nella parte più elevata dell’acropoli colloca quel che rimane del tempio romano legato alla figura di Plinio il giovane.

Alcuni sostengono che il tempio fosse dedicato alla Felicità, divinità intensamente umana, anche in ragione del nome di Castrum Felicitatis che la città ha avuto per un certo lasso di tempo, a che la sua collocazione sia stata parzialmente coincidente con l’attuale cattedrale.

In effetti c’è da osservare che questa porzione di acropoli risulta ben visibile dalla località di Villa Plinio dove era collocata la residenza del celebre romano.

Ma una ulteriore suggestione sull’insediamento tiberino si manifesta se li si osserva dalle pendici della Massa Trabaria da cui lo si vede al centro della valle su cui domina la perfetta geometria piramidale di Monte Acuto.

In qualche modo si percepisce il senso di questa collocazione nella correlazione con le popolazioni umbre a cavallo di entrambi i lati dell’Appennino, e torna in mente, facendo sorridere per le abitudini balneari odierne, la traduzione del vocabolario di latino di Fanum Fortunae: città marittima dell’Umbria.

“[…] vicino alla mia proprietà c’è una città, chiamata Tiferno Tiberino, che mi ha eletto patrono fin quasi da bambino. Essa festeggia i miei arrivi con molto più affetto che calcolo, si rammarica delle mie partenze e si felicita per i miei successi.  Qui io, per ricambiare i favori, poiché in amore essere superati è indegno, ho costruito con le mie finanze il tempio la cui consacrazione, essendo stato completato, sarebbe empio rimandare più a lungo. Sarò pertanto lì il giorno della dedicazione che ho stabilito di festeggiare con un banchetto.”

Plinio il Giovane, all’amico Fabato

 

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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