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Quando c’era Berlinguer

Quando c'era Berlinguer - Cinema Eden Città di Castello
1 min.

Con un clic si salva la memoria di un computer. Ma non è altrettanto semplice salvaguardare quella collettiva di un Paese, patrimonio inalienabile e unico viatico per consentire un avvenire degno di tale nome, evitando di vivere passivamente un presente privo di slanci: è il senso dell’appello lanciato, a metà settembre, dall’onorevole Walter Veltroni (che proprio 20 anni fa presentò il suo primo libro a Città di Castello) e dalla direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer in occasione della proiezione al cinema Eden di Città di Castello del docufilm diretto dallo stesso ex candidato premier «Quando c’era Berlinguer».

di Massimo Zangarelli

Si tratta di uno spaccato dell’Italia nel periodo della segreteria del popolare leader comunista (dal ’69 all’84), da cui emerge con chiarezza cosa ha rappresentato l’intero Pci per il Paese di quegli anni. Una pellicola «di sicura valenza storico-politica ma anche emotiva –  ha sottolineato la nota giornalista televisiva in sede di presentazione – dedicata all’intero Pci di allora, non solo al suo segretario, ma a tutti i militanti, dai vertici a chi distribuiva l’Unità in piazza. Erano congiunture difficili per tanti aspetti, e non è un caso che dovunque sia stato proiettato, abbia acceso un sentimento di commozione contagiosa». E comunque il ricordo di un personaggio come Berlinguer, omaggiato alle esequie persino dagli avversari più ostili quali Almirante, suscita in ogni spettatore una nostalgia, persino rabbiosa, per  i valori da lui incarnati e portati avanti in mezzo anche a  incomprensioni e diffidenze, e oggi definitivamente perduti.

Veltroni e la Berlinguer avevano fatto la stessa cosa poche ore prima a Pieve Santo Stefano nell’ambito del premio diaristico intitolato a Saverio Tutino, una manifestazione che anno dopo anno si è conquistata un posto mediatico di primissimo piano a livello nazionale diversamente da altre iniziative altotiberine, ormai legate a logiche obsolete.

L’abbraccio che  il cinema tifernate, gremito come ai bei tempi e come non accadeva più da anni, non ha lasciato insensibili Veltroni e la Berlinguer, artefici di un’appassionata difesa della politica, definita «arte nobile non pratica da faccendieri come  è largamente vissuta oggi e comunemente percepita da tutti». Certo, la rievocazione della figura di Enrico Berlinguer giustifica una tale visione, ma è altrettanto incontestabile che se il Paese è ridotto nelle odierne condizioni una qualche grave responsabilità le classi dirigenti succedutesi  negli ultimi decenni ai vertici istituzionali ce l’avranno pure! L’ultimo monito Veltroni lo ha lanciato a favore dei luoghi della cultura che ormai stanno diradandosi ovunque, con riferimento sin troppo scoperto alle vicende del locale cinema Eden, chiuso da mesi e con un futuro che appare incerto. E pensare che qualcuno, appena  poco tempo fa, parlava di  multisala da realizzare in città…

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