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QUI Copenhagen LEONARDO PERUGINI

3 min.

Leonardo Perugini, 33 anni, di Città di Castello, è attualmente Project Planner nell’azienda Copenhagen Metro Team che sta costruendo la metropolitana intorno alla città. Di sè dice: «Sono una persona ottimista, estroversa e forse anche qualche volta perfino invasiva! Nel 2003 per fuggire da pene d’amore, ho deciso di andare a studiare Architettura a Genova, una città che ho imparato ad amare profondamente, e in cui spero di poter essere sepolto, vista mare naturalmente».

Leonardo si laurea nel 2010, a novembre dello stesso anno, poi partecipa al progetto dei Caschi Bianchi, del Servizio Civile all’estero: in Ecuador per un intero anno. Dal ritorno da Quito è stato un susseguirsi di spostamenti: 6 città in 6 anni: Genova, Roma, Verona, poi ancora Roma e Bologna fino a Copenhagen.

Comunque altrove…
«Sì, la decisione di andare a vivere ’altrove’ è stata presa nel 2010 quando dopo la laurea, andai con una Ong a Quito. Un’esperienza molto forte dopo la quale rientrai in Italia ma sapevo che la vita mi avrebbe riportato da qualche altra parte: a Roma nel 2012 per seguire un master in Project Management, poi nel gennaio 2014 a Bologna, a lavorare per un’azienda francese. Dopo vari altri impieghi, inizio a spostarmi periodicamente tra Bologna e Copenhagen. Durante una delle tante trasferte, incontrai il miglior amico del mio Co-tesista, che mi chiese se fossi stato interessato ad entrare nel team di progetto della sua azienda… nel settembre 2015 mi offrirono un biglietto aereo di sola andata per Copenhagen».

Qual è il tuo lavoro e dove vivi?
«Il mio ruolo è quello di Project Planner nell’azienda Copenhagen Metro Team, che fa parte del gruppo Salini-Impregilo, che sta costruendo la metropolitana intorno alla città. In parole semplici, mi occupo di pianificazione delle attività di progetto, ed insieme ad altri colleghi, definiamo il piano delle attività di progetto in termini di tempistiche e organizzazione, monitoriamo che questi parametri vengano rispettati per evitare intoppi e ritardi che mettano a repentaglio le date di consegna contrattuali concordate con il cliente. Spero di essermi spiegato, mio papà ancora non ha capito cosa faccio!».

La cosa che ti manca dell’Italia?
«La capacità di stare assieme degli italiani e di condividere parte della propria vita con altri. Peculiarità che faccio sempre una gran fatica a trovare al di fuori del nostro paese o con persone che non sono italiane. In ultimo, diavolo… ad honorem la Gazzetta dello sport e il cappuccino al bar il sabato mattina mi mancano!».

Un pregio e un difetto del paese dove vivi.
«Il pregio della Danimarca è sicuramente il ’sistema’, tutto è organizzato in funzione della persona, a partire dal lavoro. Una volta un italiano a Quito mi disse che ’noi italiani viviamo per lavorare’, beh mi sento di dire che in Danimarca invece lavorano per vivere. I danesi statisticamente lavorano meno ore all’anno (37) di qualsiasi altro paese al mondo e guai se fai qualche straordinario. A Copenhagen avere la macchina non serve, anzi possederne una, è quasi da sfigato, il sistema dei trasporti è perfetto e con una bicicletta, o bus o metro puoi arrivare dappertutto in soli 20 minuti; gli stipendi sono commisurati al costo della vita, le tasse le pagano tutti.
Tutto ha un suo equilibrio; d’altronde ci sarà un motivo se è ritenuto il paese più felice al mondo!».

Niente difetti?
«Più che difetti, differenze culturali: la capacità di socializzazione dei danesi, fortemente diversa da quella italiana, noi così emozionali e loro un po’ “freddini” e razionali.
Noi mediterranei viviamo questi climi, caratteriali e metereologici, nordici con un po’ di malcontento.
I danesi hanno un carattere fortemente introverso, e incontrare la loro diffidenza iniziale è consuetudine: quasi tutti gli italiani che conosco (me compreso) non parlano danese. D’altronde quanta e quale confidenza daresti ad una persona che non parla la tua lingua?»

Se domani il tuo lavoro si trasferisse in Italia, torneresti volentieri?
«Sinceramente?… Per adesso no. C’è ancora molto da scoprire là fuori. Sono poi un po’ preoccupato per l’Italia, che non può offrire, per tante ragioni, le condizioni che ho potuto trovare qua a Copenhagen. Ed infine perchè ogni volta che torno è brutto a dirsi, ma respiro la negatività della gente che è stressata o triste per un motivo o l’altro che può spaziare dallo stipendio, alla rata da pagare del mutuo, la fila alle poste o il traffico in città».

Leonardo Perugini sorride a Copenhagen

Leonardo Perugini

Leonardo Perugini al lavoro nella metropolitana di Copenhagen

Leonardo Perugini

Selfie di Leonardo Perugini nella metropolitana di Copenhagen

Leonardo Perugini

Leonardo Perugini insieme a degli amici

Leonardo Perugini

Pubblicato da

Redazione di the mag

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