logo
logo

QUI New York, LAURA MONTANARI

Laura Montanari a New York
1 min.

Folignate di nascita, newyorchese d’adozione. Laura Montanari insegna musica ai ragazzi delle medie in un quartiere difficile come il Queens, uno di quelli dove i neri hanno paura della polizia. I suoi alunni in maggioranza vengono dalla community del Queensbridge, dalle case popolari.

No, non è un lavoro facile il suo. «Non ci sono molti insegnanti bianchi qui, che insegnano ai neri quello che insegno io, ma per me questo lavoro è bellissimo perché sono a contatto con la cultura afroamericana», spiega Laura che, tra le altre cose, trova il tempo per pubblicare album solisti e in gruppo con le sue Session Voices, gruppo femminile tutto italiano che fa soul. Lei, dopo la laurea in Lingue e letterature straniere, un Master per insegnare italiano alla Stranieri di Siena e lo studio del canto jazz al St. Luis College, è andata a fare un master alla NY University in music education.

Perché te ne sei andata dall’Italia?
«Non mi è stata data la possibilità di realizzare il mio potenziale e offrire agli altri le mie competenze. Volevo insegnare, ma in Italia il sistema non premia la qualità. Per diventare di ruolo occorre un percorso difficilissimo dove a pesare è soprattutto la burocrazia».

E cosa hai fatto?
«Mi sono iscritta ad un master alla NY University dove oltre al mio curriculum hanno preso in considerazione anche la mia carriera musicale. Lì conta tutto ciò che sei e fai. Due giorni prima di finire il master, poi, ho trovato lavoro in una scuola elementare».

Oltre alla famiglia, cosa ti manca dell’Italia?
«Il cibo, la qualità del cibo… e i prezzi del cibo (ride, ndr). Ci sono delle cose che mi mancano, ma quello di buono che c’è nella mia splendida Umbria lo porto sempre con me. Fin da piccola volevo partire, viaggiare e studiare le culture straniere. Un giorno ho detto: andrò a vivere ad Harlem per vivere con le persone di colore e aiutarle».

Cosa ti piace e cosa no degli Usa.
«Farò un esempio. A NY i miei insegnanti mi hanno cercato, anche di recente, per spingermi a intraprendere l’insegnamento universitario fornendomi sostegno e informazioni. Dicono che con un curriculum come il mio non posso non farlo. In Italia non sarebbe mai successo. Cosa non mi piace? La società americana è complessa e ci sono ancora tante disuguaglianze».

Torneresti in Italia?
«Cosa tornerei a fare in un Paese che non mi dà prospettive?».

La tua carriera musicale?
«Con le Session Voices lavoriamo a distanza e quando torno in Italia ci esibiamo. Per il 2018, però, ho una novità in arrivo. Sto lavorando ad un progetto solista cantautorale, magari un giorno mi intervisterete per quello!».

Laura Montanari a New York

Laura Montanari

Post simili

Pubblicato da

Comments are closed.