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Racconto in due parti di un giorno con Elio Germano

Elio Germano fotografato ad Anghiari insieme a Teho Teardo
3 min.

Uomini, bestie, città, cose: mini cronaca in due parti di un giorno con Elio Germano

Testo Michele Corgnoli • Foto a Elio Germano e Teho Teardo di Giovanni Santi – Un grazie speciale ad Andrea Merendelli e allo staff dell’associazione Effetto K

Le citazioni in grassetto sono estratte da Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, lette da Elio Germano nello spettacolo di sabato 13 maggio al Teatro di Anghiari

Elio Germano alla fine dello spettacolo al Teatro di Anghiari

 

Prima Parte

Breve racconto di un pranzo e delle riflessioni che sono rimaste scritte un po’ sulle tovagliette del Talozzi Bistrot e un po’ nell’anima.

Presenti Elio Germano e la crew del reading musicale Viaggio al termine della notte, Alessandro Fiori e la sua band, il gruppo del Teatro di Anghiari.

C’eravamo anche noi per The Mag.

È mezzogiorno di un sabato alle porte dell’estate, all’ ombra dei palazzi storici di Anghiari resiste il freddo.

Una dozzina di persone, provenienti da diverse direzioni, viandanti nel giorno e nella notte, artisti e saltimbanchi, si trovano a metà della lunga strada dritta che taglia in due la “città della battaglia”.

Elio Germano scherza facendo una linguaccia davanti al teatro di Anghiari

Elio Germano e Teho Teardo

Perfetto crocevia nel quale il pranzo, la messinscena, il giorno intero, si trasformano in occasione per riflettere sul mondo contemporaneo, con leggerezza eppure densità.

Nel bel mezzo della strada un attore, giovane e agguerrito, affatto divo nonostante il successo che negli ultimi anni ha riscontrato sul grande schermo: Elio Germano.

Ci sediamo a tavola e creiamo un capannello, dal quale parte una conversazione a più voci e diverse portate.

La lettura, rilettura o almeno lo sfogliare le pagine del Viaggio al termine della notte di Celine, è stata pratica recente per molti dei presenti anche in occasione della elaborazione che andrà in scena la sera stessa in un Teatro di Anghiari che si sa già pieno.

Per questo forse aleggiano tra i commensali le parole e l’umore cupo nei confronti delle umane istituzioni, che è proprio del romanzo francese scritto ai tempi della grande crisi, quella passata, ma ancora potente anche nella crisi attuale.

[quote]«…Non posso trattenermi dal dubitare che esiste una qualunque genuina realizzazione del nostro più profondo carattere, tranne la guerra e la malattia, quelle due infinità dell’incubo» Elio Germano[/quote]

Un romanzo buio, nichilista, crepuscolare, e inconsolabilmente disilluso sulla bontà della natura umana, sulla società e sulla vita in generale.

Recitare è un meccanismo di sopravvivenza, una cosa necessaria a tutti per vivere, dice qualcuno, lo facciamo di continuo, dobbiamo capire che la narrazione non può prendere il posto di ciò che deve narrare, ribatte qualcun altro.

La politica, ad esempio, con lo storytelling portato all’estremo, si riduce ad essere narrazione vuota, e i politici abili narratori senza qualità.

Recitare, non fingere.

Immedesimarsi, arrivare a capire l’altro come se stesso. Se fosse possibile non avremmo più bisogno di regole ne di leggi, cita ancora qualcun altro.

Caffè! Conclude un ultimo.

«Tutti eri allora d’aver fatto risuonare queste utili verità, siamo rimasti là seduti, incantati, a guardare le dame del caffè»

Elio Germano scherza con Teho Teardo nascondendosi dietro la chitarra

Elio Germano ad Anghiari

 

Seconda Parte

Dopo il pranzo e il romanzo, rimane da parlare dello spettacolo, della scena e dei suoni.

«La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte»

Sul palco uno scrittoio con abat-jour, una scena semivuota; al centro i musicisti e l’invenzione sonora che si dimostra vero fulcro dello spettacolo.

Teho Teardo crea un ambiente che è fusione di sonorità cameristiche che guardano a un futuro tecnologico, grazie anche al felice incontro di archi, chitarra ed elettronica.

Elio Germano legge il romanzo Viaggio al termine della notte in un’intermittenza (voce naturale/voce distorta) dove la prosa esce dalla sua dimensione tradizionale no a divenire suono.

La sua interpretazione vocale, sempre seduta, a mezzo busto, procede attraverso quelle che sembrano delle contenute improvvisazioni jazzistiche; prosegue per rotture sintattiche e semantiche, e continui intarsi di toni e umori.

Germano è principalmente questo: voce.

Usa il corpo quasi solo per sfogliare con violenza le pagine del copione e lasciarle volare intorno, mentre il pubblico a occhi e semichiusi segue le immagini e i toni in un dormiveglia febbrile.

Le immagini potenti evocate dal testo, nel quale farsa e tragedia convivono, si alternano e a volte sovrappongono con le atmosfere cinematiche di Teho Teardo, creando una colonna sonora di sospetto e smarrimento; quello di un uomo dei primi anni Venti.

E quindi uomo di ogni tempo.

«Quando non si ha immaginazione, morire è poca cosa, quando se ne ha, morire è troppo».

I musicisti dello spettacolo Viaggio al termine della notte con Elio Germano

Elio Germano al teatro di Anghiari

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