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Real de Banjul – Inseguendo un sogno

Real de Banjul - the mag
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C’è una squadra del tutto particolare in Altotevere. Una squadra di calcio che si chiama Real de Banjul. Il nome è stato scelto dai giocatori stessi e deriva dalla formazione principale di Banjul, capitale del Gambia (e un po’ anche dal fascino della casacca del Real Madrid).

di Marco Polchi / ph: Giorgia Fanelli

E chi sono i calciatori? Qui sta la sua unicità. Il Real de Banjul è la prima formazione interculturale dell’Alta Valle del Tevere (AfroValtiberina come viene definita!), composta da ragazzi tra i 18 e 24 anni provenienti da Senegal e Gambia (tranne Mohammed che è somalo, in Italia dal 2011, unitosi a loro per il piacere di giocare a pallone), sbarcati in Sicilia a partire dal gennaio 2014 con l’operazione Mare Nostrum del governo italiano.

Sono ”richiedenti asilo politico” e il loro viaggio fa tappa a Ponte Felcino per concludersi, almeno adesso, nei comuni di Città di Castello e San Giustino. Di loro si occupa Arcisolidarietà Ora d’Aria, che ha provveduto a trovargli degli alloggi in affitto e ne gestisce la distribuzione delle risorse provenienti dal Ministero dell’Interno. «Trenta euro alla settimana per cibo, igiene personale e della casa, più due euro e cinquanta al giorno ciascuno, il cosiddetto pocket money – spiega Matteo Pellegrini, uno degli operatori del progetto insieme a Michela Meazzini -; durante il giorno i ragazzi, che in tutto sono 28, studiano italiano alla Scuola Dante di Città di Castello, poi fanno delle lezioni suppletive con Marta Polenzani, un’insegnate privata di Lama. Organizziamo varie attività, per il resto molti di loro giocano a calcio!».

Ecco, lo sport di squadra per eccellenza, elemento di aggregazione e integrazione. Incontro i ragazzi del Real de Banjul dopo una partita contro la Nuova Biturgia (formazione amatoriale di Sansepolcro). Hanno visi stanchi ma felici, occhi curiosi. Sono anche un po’ delusi perché il match è finito 1-1 e i Black Scorpions (questo il loro soprannome, un po’ come i Leoni indomabili del Camerun) erano passati in vantaggio e stavano controllando con personalità la gara. «Qui stiamo molto bene, ci integriamo con gli altri abitanti – mi dice Alfuseini detto Alfie, arrivato lo scorso luglio, autore del gol del momentaneo 1-0 –; le persone che ci seguono sono molto preparate, stiamo imparando bene l’italiano. Tifo per il Barcellona – confessa ironicamente – perché ci sono i giocatori più forti. Il nostro sogno? Studiare e giocare a calcio. La nostra squadra però ha bisogno di aiuto per crescere».

Finora infatti è stato fatto tutto a costo zero: scarpette usate, maglie, pantaloncini e calzettoni sono stati donati dalle società del comprensorio o da generosi cittadini. Vero è che il Real de Banjul è nato pochi mesi fa e non è iscritto ad alcun campionato. «Per ora – precisa l’allenatore e promotore dell’iniziativa Giacomo Barni, grande appassionato di calcio africano che si è buttato con entusiasmo in questa avventura –, il nostro è un progetto a medio termine. C’è un pensiero lontano di creare una realtà formalizzata, un progetto stabile che possa affrontare almeno una terza categoria, dal momento che ci sono i presupposti tecnici e giocatori con delle qualità». E chissà che tra loro non ci sia un nuovo campione.


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