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Remo Anzovino a Recanati – «Sono andato oltre la siepe a cercare Leopardi»

2 min.

A Recanati il concerto evento del maestro Remo Anzovino che ha celebrato i 200 anni de “L’Infinito” con un componimento originale e un concerto per piano solo in cui le sue composizioni si sono mischiate alle immagini di Mario Giacomelli e alle parole del poeta recanatese

Se c’era un pianista e compositore in Italia capace di trascrivere in musica “L’Infinito” di Giacomo Leopardi, quello era sicuramente il maestro Remo Anzovino.

E così è stato.

Grandi occhiali e capelli ondulati, in perenne movimento e con una dote artistica enorme, Anzovino al Teatro Persiani di Recanati ha portato sul palco un componimento originale per celebrare i 200 anni della poesia delle poesie e ha condito il tutto con un concerto in cui le sue musiche si sono accompagnate alla perfezione con le foto di un altro maestro, Mario Giacomelli.

Immagini su cui sono state aggiunte frasi e parole del poeta recanatese.

Un connubio perfetto per una delle serate più intense del programma di eventi che la città di Recanati ha voluto dedicare al suo illustrissimo concittadino.

In tutto un’ora e mezza abbondante di concerto in cui Anzovino ha presentato anche il suo nuovo lavoro, “Nocturne” e che si è chiuso con un bis fuori dagli schemi, ovvero “Get up, stand up”, di Bob Marley suonata al piano, con ritmo affidato al pubblico e gran crescendo in levare chiuso da lunghi applausi.

Prima, però, in un silenzio intimo e profondo, si è assistito ad una performance intensa e appassionata.

«Andare oltre la siepe e prenderci il piacere, questo ha voluto insegnarci Leopardi.

È il godimento dell’immaginazione quello che ha voluto comunicarci:

andare oltre quello che i nostri occhi vedono, fino all’estremo orizzonte»

così Anzovino ha raccontato il suo approccio al poeta e all’Infinito quando si è seduto al suo piano per comporre il brano di apertura del concerto.

«Recanati mi ha fatto un dono, mi ha dato la possibilità di essere qui stasera e io ho voluto ringraziare con un mio dono, questa musica», ha detto poi.

Per chi non lo conoscesse, il maestro Anzovino di recente ha realizzato due importanti colonne sonore.

La prima è quella del documentario “Van Gogh. Tra il grano e il cielo” e l’altra è sempre una pellicola di docu-arte,

 

“Gauguin a Tahiti – Il Paradiso perduto”.

 

In qualche modo, quindi, la sua composizione per Leopardi si è inserita in un solco artistico ben preciso: «Mi è capitato di pensare a cosa potesse accomunare Van Gogh e Leopardi – ha detto Anzovino – E ho trovato uno spunto eccezionale.

Con la sua poesia Leoperdi va oltre i pregiudizi, con l’immaginazione riesce a provare emozioni fortissime ed è riuscito a trasmettercele.

Andava oltre la siepe e ci ha mostrato come andarci anche a noi.

Van Gogh, nel suo periodo in Provenza, dipingeva tronchi azzurri e cieli gialli, andava oltre la sua siepe e contro le siepi del suo tempo, come Leopardi.

Entrambi, poi, erano degli uomini particolari, bizzarri per certi versi e rifiutati un po’ da tutti».

Durante il concerto Anzovino ha suonato diverse delle sue composizioni più conosciute, tutte accomunate da una grande ricerca della melodia e uno stile riconoscibile.

Il feeling con il pubblico è stato l’altro elemento in più di una serata speciale: «Un concerto di pianoforte solo è una sfida, ad ogni brano bisogna saper dare al piano un suono diverso”, ha spiegato al temine della sua esibizione, “il teatro Persiani mi ha aiutato molto, è una struttura splendida con un’acustica meravigliosa che restituisce tutto quello che il pubblico dà».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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