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Riccardo Sinigallia – Una questione di cuore e musica

ritratto di Riccardo Sinigallia
2 min.

Riccardo Sinigallia è una delle figure più importanti della musica italiana degli ultimi 25 anni. Il suo ultimo disco “Ciao Cuore” è stato osannato dalla critica e gli ha dato notevole visibilità anche con il grande pubblico. Lo abbiamo intervistato in occasione del suo concerto a Perugia.

Testo Andrea Luccioli

Se c’è un personaggio che ha attraversato gli ultimi 25 anni della musica italiana, sotto molteplici vesti, è sicuramente Riccardo Sinigallia.

Cantautore, musicista e produttore, il suo nome compare dietro decine di progetti e formazioni che hanno rappresentato e rappresentano la “meglio musica italiana”.

Di recente è venuto a Perugia, in concerto.

Ha presentato il suo ultimo lavoro, “Ciao Cuore”, con cui ha avuto riconoscimenti di critica e pubblico.

Un album che arriva a quattro anni da precedente “Per tutti” e ci consegna un artista maturo e consapevole.

Lo abbiamo intervistato, a ridosso del concerto perugino, cercando di capire di più su chi è oggi Riccardo Sinigallia e dimenticandoci, per un attimo, di associarlo ripetutamente ai Tiromancino.

Riccardo, cosa hai fatto negli ultimi quattro anni, ovvero la distanza che separa i tuoi ultimi due dischi?

«Tantissime cose sempre legate alla musica, ho lavorato al disco di Motta, con i DeProducers per il disco Botanica, mi sono occupato di film, colonne sonore e ho scritto diverse canzoni».

‘Ciao Cuore’ è il tuo quarto album, cosa c’è di nuovo rispetto ai precedenti lavori?

«C’è di nuovo che questo disco ha aperto un ulteriore capitolo.

Gli altri dischi, in qualche modo, facevano parte di una trilogia che mi ero imposto di scrivere e concludere.

Dopo di che, mi sono detto, se avessi avuto ancora qualcosa da dire lo avrei fatto.

E alla fine è arrivato Ciao Cuore».

Come sei arrivato a questo disco?

«È stato un percorso iniziato con una riflessione.

Ad un certo punto mi sono detto: non ce la faccio a non fare dischi.

Smetterò solo nel momento in cui dovessi rendermi conto che non ho più nulla da dire.

Ma evidentemente il richiamo a scrivere è ancora forte».

Il disco è andato forte tra la critica.

«È vero, mentre con il pubblico faccio sempre un po’ più fatica.

Soprattutto con il pubblico generalista, mentre vedo con una certa felicità che i miei lavori sono molto apprezzati tra gli appassionati di musica».

Sei così difficile?

«Ma no, i miei dischi non sono così sofisticati.

C’è ovviamente una ricerca sonora, ma non c’è nulla di ostico».

L’immagine del disco è suggestiva ed evocativa.

«È nata così.

Alla fine del disco mi sono reso conto che ogni pezzo aveva la possibilità di essere rappresentato, che simboleggiava qualcosa e ho pensato ad un ritratto di famiglia.

Il disco era, in pratica, una specie di famiglia allargata.

Insieme alla fotografa Ilaria Magliocchetti abbiamo cercato di rappresentare questa idea, questa sensazione.

Ad esempio sulla cover del disco c’è mia figlia con una maglietta con scritto ciao cuore».

Sei in giro a suonare da gennaio giusto?

«Sì, il tour è iniziato da un po’.

Al nord abbiamo raccolto un bel pubblico, al sud un po’ meno.

Ma io sono contento, credo di avere il pubblico che ho sempre sognato, quello che ti ascolta con attenzione e partecipazione.

Non è scontato».

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