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Ricomposizioni, omaggio a Josef Albers

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Ricomposizioni, omaggio a Josef Albers

Atlante Servizi Culturali e l’Associazione Culturale Medem insieme a Milano per uno evento collaterale alla mostra ‘IMPARARE A VEDERE, Josef Albers professore dal Bauhaus a Yale‘.

RICOMPOSIZIONI, omaggio a Josef Albers, immagine

Le due giovani realtà tifernati, Atlante Servizi Culturali e l’Associazione Culturale Medem, dal 14 al 16 novembre si troveranno insieme a Milano per una collaborazione con la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Brera e con l’importante sede espositiva Fondazione Stelline.

Il progetto dal titolo “RICOMPOSIZIONI, omaggio a Josef Albers” nasce da un’ idea di Enrico Paci e prende vita nelle sale della Pinacoteca Comunale di Città di Castello durante la mostra, conclusasi nel giugno scorso, dedicata alla didattica del maestro tedesco. Lo spettacolo debutterà nella mattinata del 14 novembre con repliche per gli studenti dell’Accademia di Brera negli spazi della Sala Napoleonica (negli stessi spazi è allestita la mostra “IMPARARE A VEDERE, Josef Albers professore dal Bauhaus a Yale”, aperta fino al 1 dicembre).

Nelle serate del 15 e del 16 novembre, ore 18, la compagnia tifernate si sposterà alla Fondazione Stelline, Corso Magenta 61, Milano, sede della monografica Josef Albers. Sublime Optics, dove saranno eseguite repliche per il pubblico. La performance è nata dallo studio dello speciale metodo di insegnamento che Josef Albers impiegava nelle sue lezioni e unisce arte, gestualità, danza e musica.

La regia è di Enrico Paci e Alice Fratarcangeli. In scena saranno Alessia Ferri, Giada Fichera, Alessia Martinelli, Enrico Paci, Mauro Silvestrini, Alberto Smargiassi con la partecipazione degli studenti del corso di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali dell’Accademia di Brera. Luci di Fabio Galeotti e musiche di Tarek Komin tratte da brani di J.S. Bach.

Cosa significa ‘Ricomposizioni’?

“Ricomposizioni” è il nome con cui Josef Albers chiamava alcuni esercizi che i suoi allievi – prima a Weimar, poi all’Università di Yale – eseguivano realizzando un’opera dalla mescolanza di vari materiali, oggetti e stili.

L’attività pedagogica di Albers rappresenta forse il tratto più distintivo della sua personalità artistica. Dai pochi filmati esistenti delle sue lezioni si comprende in maniera diretta il suo metodo d’insegnamento, un metodo che è in tutto e per tutto performativo e che, oltre ad essere interessante per gli studiosi di design e di arte, ha una forza magnetica sullo spettatore, come se fosse davanti ad una vera e propria messa in scena teatrale.

Gli allievi della sua scuola apprendevano non solo graficamente ed artigianalmente, ma anche in maniera sensoriale e corporea il linguaggio delle forme e del modo di essere degli oggetti attraverso specifici esercizi. Partendo dalle lezioni, si è cercato un linguaggio del gesto corporeo che potesse funzionare senza bisogno dell’ulteriore passaggio artigianale della creazione dell’oggetto o del segno grafico.

Lo spettacolo performativo, nato da tale ricerca, non vuole essere altro che una amplificazione e teatralizzazione di una lezione immaginaria tenuta da Josef Albers ai suoi allievi i quali si sperimentano nell’esprimere fisicamente, con i propri corpi, il senso di una linea, di un’ellisse, di una diagonale, e si approcciano in modo nuovo -protagonista la componente del gioco- allo studio delle forme, dei colori e della materia.

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