logo
logo

Il ritorno del MORO di VENEZIA

Moro di Venezia
2 min.

Il Moro di Venezia nel 1992 fece innamorare tutti gli italiani quando prima vinse la Louis Vuitton Cup e poi andò a sfidare in Coppa America gli statunitensi, divenendo così la prima imbarcazione di un paese non anglofono a poter ambire alla coppa in 141 anni di storia.

Stiamo parlando della barca che col suo scafo rosso uscì dai cantieri di Marghera nel 1990 per poi far sognare tutti gli appassionati nelle acque di San Diego due anni dopo. Nel corso degli anni però la barca inizia a perdere il suo appeal, tanto da finire ormeggiata a Trieste accanto a tanti altri scafi anonimi. Ma il Moro di Venezia, la mitica imbarcazione di Raul Gardini che ha segnato un’epoca, è una barca speciale e questo lo hanno sempre saputo i due giovani tifernati Serena Zanelli ed Enrico Prataiola, che nel maggio dello scorso anno hanno deciso di comprarla dal precedente proprietario e di farla tornare a gareggiare. Non senza difficoltà: «Il Moro di Venezia è stato un orgoglio italiano e in un momento di crisi economica e culturale come quello che stiamo vivendo, vogliamo far tornare a splendere un pezzo di storia di cui siamo orgogliosi».

di Barbara Maccari

Come nasce la passione per la vela?
Enrico: «Fin da piccolo ho avuto la passione per il mare e per la vela. Le imprese del Moro in Coppa America mi tenevano incollato alla tv quando ero ragazzo; da allora ho coltivato questa passione anche se non è stato semplice, abitando in Umbria, terra priva di mare. Nel maggio 2013, dopo aver partecipato assieme a Serena ad un corso di vela alla diga di Montedoglio, è avvenuta la svolta: abbiamo conosciuto l’ultimo proprietario del Moro ed abbiamo iniziato ad interessarci alla barca».

Far tornare a gareggiare il Moro di Venezia, una bella sfida…
Serena: «Il Moro era ormeggiato da anni a Muggia, Trieste, al porto San Rocco. L’ultima volta che aveva gareggiato era stato a una Barcolana nel 2009. Il proprietario voleva da tempo venderlo, ma non aveva trovato i giusti acquirenti, poi siamo arrivati noi e lo abbiamo convinto con il nostro entusiasmo e passione. Il Moro è tornato in laguna affidato allo skipper e general manager Claudio Carraro, che ci sta dando una grande mano in un settore per noi ancora tutto da scoprire».

Quali difficoltà avete incontrato nel corso di questo anno?
Enrico: «La prima di tutte a livello logistico, la barca si trovava a Trieste e spostarla per avvicinarla a noi non è stato facile. Abbiamo tentato di farla arrivare a Ravenna, ma per una serie di complicazioni non ci siamo riusciti, così l’abbiamo trasportata a Venezia, che poi è anche la sua casa storica, la terra alla quale è legata, e lì rimarrà. Altre difficoltà le abbiamo trovate nella ricerca degli sponsor, che sono una necessità per la barca. Stiamo dando al Moro la possibilità di rimettersi in gioco e tornare a splendere in acqua, non è puramente un fatto economico, ma anche e soprattutto culturale, tuttavia non è facile farlo capire alle aziende, tenendo anche presente il difficile periodo economico in cui ci troviamo. A Venezia il ritorno del Moro è stato accolto con grande fervore e ci stanno tutti sostenendo; qui nella nostra Umbria le cose sono più complicate, vivere in una regione non bagnata dal mare non è affatto semplice, ma è una sfida che ci siamo posti di vincere».

A quali gare ha già partecipato il Moro e a quali parteciperà?
Enrico: «Abbiamo recentemente partecipato come ospiti al secondo Trofeo Principato di Monaco che si è svolto a Venezia, mentre per quanto riguarda il calendario delle prossime regate ad ottobre saremo alla Barcolana a Trieste e alla Velenziana di Venezia, poi abbiamo in programma una gara a Chioggia. Abbiamo anche messo insieme un equipaggio per partecipare alle gare, sedici persone per lo più provenienti dal nord est d’Italia».

Quali progetti per il futuro?
Serena: «Partecipare alle gare e tornare a far risplendere il nome del Moro prima di tutto, poi avremmo anche in mente di fare delle uscite giornaliere con chi fosse interessato ad avvicinarsi a questo sport o far cimentare qualche skipper ed appassionato a livello professionistico con una barca di queste caratteristiche, non ultimo aprire una collaborazione con le scuola di vela».

Post simili

Pubblicato da

Redazione di the mag

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.