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ROCCO SIFFREDI – LE REGOLE DEL GIOCO

Rocco Siffredi portrait
4 min.

Quando ci si trova davanti Rocco Siffredi , una certa ansia da prestazione è inevitabile. Non c’entrano né il genere cinematografico né l’età.

Sarà per quell’enfasi che da trent’anni lo circonda, o forse perché Rocco Antonio Tano (all’anagrafe, ndr) ha fatto del porno un’arte e del suo corpo l’arma privilegiata nella guerra dei sensi.

di Sandra Biscarini

Eppure, come sempre accade quando si rivelano le cose semplici, Rocco Siffredi non è solo ‘mister 23 cm’, ma un uomo che ama sorprendersi, abilissimo nel saper coniugare affetti e professione, per trasformarsi da regista e produttore quotato sul set, a marito affettuoso e attento padre di famiglia a casa.

È sposato da anni con Rotzsa (Miss Ungheria 1990) – ‘santa Rosa’ come la chiama lui – moglie bellissima per la quale ha pure deciso (temporaneamente) di dire basta all’hard.

È notte inoltrata quando fa ingresso al Mojito di Città di Castello per dispensare consigli ‘di coppia’ sulla scia di «Ci pensa Rocco», fortunato programma in onda su Cielo.

Elegantissimo, ha mani da pianista e occhi gentili. Nonostante la stanchezza, firma autografi a tutti e non si stupisce di trovarsi di fronte ad un pubblico forse troppo giovane che magari lo conosce sì, ma solo per i discorsi a mezza bocca carpiti dalle conversazioni tra maschi adulti. Rocco Siffredi, un po’ come Moana – «la migliore in assoluto» – rappresenta il punto più alto in termini di fama dell’hard.

Un mondo «spietato, complesso e rigidissimo». Giunto al giro di boa dei cinquant’anni (appena compiuti, festeggiati anche con i fan in un noto locale di Firenze), Rocco Siffredi ha quel fascino che l’età regala a pochi eletti; parla quasi sottovoce alternando concentrazione e sorrisi, stando attento a non staccare mai gli occhi da chi si trova di fronte.


Rocco Siffredi intervistato da Sandra Biscarini a Città di Castello

Rocco Siffredi per The Mag

 

In tutte le sue interviste sostiene che non avrebbe mai potuto far altro nella vita che non fosse il porno. È un’esagerazione che ha alimentato la sua leggenda o c’è qualcosa di vero?

Rocco Siffredi: «Di dannatamente vero. Avevo 13 anni quando tra le mani mi capita un giornaletto porno.

In quel momento ho deciso che avrei voluto fare quello. Conoscevo le mie doti e volevo applicarle al meglio.

Volevo fare sesso con più donne possibili, sperimentare e sperimentare plasmando la mia vita sui miei desideri. Ci sono riuscito».

Da settimane dispensa consigli alle coppie in crisi invitandole a riscoprire il sesso per cementare l’unione. Ma è davvero così importante questo in una coppia?

Rocco Siffredi: «È inevitabile per le coppie che stanno insieme da tempo, cadere nella routine, nell’abitudine. Si perde il piacere di eccitarsi, di scoprirsi e di piacersi. È in quel momento che si usa il sesso per compiacere l’altro o per metterlo a tacere, ma così è senza fantasia né trasporto.

Io insegno alle coppie a giocare con i desideri, a riscoprirsi sotto le lenzuola, o anche altrove, per poi farlo nella vita. Dico agli uomini che hanno il dovere di accontentare le donne, di capirle, di far loro sperimentare senza mai oltrepassare i limiti.

Fare sesso è un viaggio. Nella coppia lo si fa per amore quindi non si può essere felici se non si legge il piacere negli occhi dell’altro.

Nel porno è diverso. Amore e sesso sono distinti. È questo il segreto».

C’è una cosa che oggi la preoccupa o peggio la scandalizza?

Rocco Siffredi: «Mi disturba vedere un Paese in affanno, diviso tra la disperazione e l’apatia. Le persone non sono più in grado di divertirsi perché quando il futuro si presenta così faticoso, è difficile lasciarsi andare. Questa precarietà esistenziale mi scandalizza anche perché ho due figli. Il sesso, in nessuna delle sue declinazioni, mi ha mai scandalizzato nonostante in Italia l’ipocrisia sia responsabile di tante contraddizioni».

A proposito di figli. Avere come padre Rocco Siffredi non deve essere semplice, cosa ha detto loro a proposito della sua professione?

Rocco Siffredi: «Ho semplicemente spiegato loro quello che facevo lasciando massima libertà nell’approfondire o meno la questione.

Mi considero un buon padre. Ho una famiglia felice, una moglie stupenda che amo e che mi ama e con la quale condivido tutto.

Ai miei figli insegno che non si fanno le cose per soldi, che bisogna inseguire i propri desideri, ma soprattutto dico di non perdere mai l’abitudine alla curiosità e al divertimento.

Ecco, vorrei che i miei figli non perdessero mai la capacità di stupirsi e di sorprendersi di quanto c’è di bello nella vita».

Nella vita quotidiana cosa la emoziona?

Rocco Siffredi: «Le persone vere. Scoprire nei gesti, negli sguardi delle persone che mi circondano, la sincerità, lo slancio del cuore.

La genuinità d’animo che hanno i bambini. Ma anche la capacità di mettersi in gioco. Il mondo dell’hard mi ha dato enormi soddisfazioni, ma a volte è spietato, un ambiente dove per sopravvivere occorrono non solo doti e prestanza fisica.

Ci vogliono intelligenza, testa, regole e determinazione.

Quando sono in famiglia o in compagnia di amici, invece mi ritrovo circondato da sentimenti autentici».

 

[quote]È diventato tutto più tecnico, mi sono trovato a lavorare per esempio con giovani ragazze che facevano sesso orale da manuale, come imparato dai tanti video hard visti.[/quote]

 

Con l’avvento del web la pornografia è diventata a portata di click: questo ha provocato cambiamenti nell’industria dell’hard?

Rocco Siffredi: «Il modo di approcciarsi, soprattutto delle giovani attrici. Diciamo che si è perso un po’ il gusto del lavoro inteso come atto in sé.

È diventato tutto più tecnico, mi sono trovato a lavorare per esempio con giovani ragazze che facevano sesso orale da manuale, come imparato dai tanti video hard visti.

Insomma la ripetizione meccanica di un gesto, o più gesti, assolutamente anonima, senza che però mettessero niente del loro».

Le cronache recenti hanno squarciato il velo su inquietanti episodi di prostituzione. Qual è la differenza tra pornografia e prostituzione?

Rocco Siffredi: «Nel mondo del porno due persone vengono pagate per fare qualcosa (un film) di cui un terzo soggetto sarà fruitore. Gli attori si danno un ruolo, ma non lo vivono nella realtà. Lo esercitano a fini professionali partendo da una libera scelta.

Nella prostituzione uno o una vengono pagati da uno sconosciuto per una prestazione sessuale.

Ecco che entrano in gioco la visione che una persona ha della vita, la sua condizione sociale, i suoi riferimenti etici e la facoltà di scegliere. Come vede, c’è un abisso».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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