Sei personaggi in cerca del teatro nella “Zona Rossa”. Intervista a Licia Lanera

Un esperimento, una provocazione, un bisogno. Al Teatro Bellini di Napoli gli attori si sono rinchiusi per un esperimento creativo che un giorno, si spera presto, diventerà uno spettacolo per il pubblico.

TESTO: STEFANO ROMAGNOLI 
FOTO: Guido Mencari

Su un palcoscenico in “Zona Rossa”.

E’ questa l’idea dietro il progetto teatrale di Daniele Russo, direttore artistico del Teatro Bellini di Napoli, e Davide Sacco, regista e direttore artistico del Festival “Narni città Teatro”.

Protagonisti sei attori: Alfredo Angelici, Federica Carruba Toscano, Pier Giuseppe di Tanno, Pier Lorenzo Pisano, Matilde Vigna e Licia Lanera che da mesi sono rinchiusi all’interno del Bellini.

Ne usciranno quando finalmente il Governo capirà l’importanza e il valore degli spazi teatrali e delle persone che vi lavorano. “Zona Rossa” è figlio dall’attualità ed è costruito come una specie di installazione, una performance, un manifesto che prima o poi diventerà uno spettacolo per il pubblico in sala e la cui produzione sta passando attraverso un percorso creativo originale e condiviso dagli artisti tra di loro e tra gli artisti e il pubblico, mediante l’utilizzo dello streaming.

Quale sia la scommessa, il guanto di sfida lanciato a chi da ormai un anno ignora i lavoratori dello spettacolo, è presto detto: si è deciso di far entrare i sei artisti più interessanti della scena teatrale contemporanea al Bellini per creare uno spettacolo costruito giorno dopo giorno, streaming dopo streaming, sulla base dello scambio tra gli attori e sotto la supervisione attiva del pubblico che, come un Grande Fratello creativo, interagisce con i sei.

“Ci prendiamo un tempo per giocare a fare tante cose”, dice Licia Lanera, una delle figure più potenti, innovative e carismatiche del nuovo teatro italiano.

Regista, attrice, vincitrice di tantissimi e prestigiosi premi tra cui l’UBU come miglior attrice under 35. Con lei abbiamo fatto una chiacchierata ricca di spunti e riflessioni con la speranza che presto la rivedremo anche sui palchi umbri dove è già venuta più volte.

La tua prima impressione dopo la proposta del Teatro Bellini di Napoli di investire le tue capacità e il tuo tempo nel progetto Zona Rossa?

“Ero molto sorpresa e spaventata all’idea di dovermi chiudere in un posto con degli sconosciuti, ma allo stesso tempo, io amo le prove estreme. Come spesso mi capita di dire: io amo stravivere più che vivere, e in questi ultimi mesi, privata dei viaggi, degli amici, degli abbracci, del teatro e dell’entusiasmo, ero caduta in una sorta di tremenda catalessi. Ho pensato che questa potesse essere un’occasione per sollevarmi dal torpore, ritornare a fare teatro e fare un’azione forte”.

Ti sei ritrovata a lavorare con colleghi che non conoscevi affatto: è stato difficile il lavoro di amalgama?

“Non avevo incontrato prima nessuno di loro, né visto i loro spettacoli: innanzitutto abbiamo dovuto costruire passo passo un nostro modo di lavorare insieme; poi abbiamo proceduto con gli attori. E’ stato difficile gestire un equilibrio tra gli attori e tra le personalità. Oggi, dopo tanti giorni assieme, posso dire che ci siamo riusciti”.

Lavorare h24 con le stesse persone aiuta a sviluppare idee oppure è un impedimento?

“Se il tempo è troppo, secondo il mio modo di lavorare, si rischia di perdere l’obiettivo, soprattutto quando non esiste una data di debutto. Occorre avere un tempo; diciamo che la scadenza ti dà a un certo punto uno sprint per arrivare alla forma”.

Siete sotto il controllo delle telecamere per gran parte del giorno. Il lavoro di sala può essere alterato da questo?

“All’inizio credo sia stato influente. Gli attori tendevano a subirne il timore (era difficile per loro pensare di sbagliare davanti alle telecamere), ma anche il fascino (ci sono stati dei momenti in cui tendevano a mettersi in mostra). Ora ce ne siamo totalmente dimenticati, per fortuna!”.

Lo streaming sta invadendo il mondo teatrale. Voi siete un esempio di come vivere in diretta la progettazione di un futuro spettacolo: ci potrà essere secondo te un’altra situazione simile?

“Non lo so. A me personalmente farebbe piacere assistere alle prove di alcuni miei colleghi. Se lo facessero in futuro altri, io lo seguirei questo tipo di streaming”.

In questo momento storico, questo progetto è una possibilità o una rinuncia? 

“Entrambe le cose: è un’opportunità unica che mi è stata concessa, che ricorderò per tutta la vita. Un’opportunità di lavoro in un momento in cui il lavoro scarseggia, ed è un’opportunità di incontrare delle persone che forse non avrei mai incontrato. Dall’altro lato però, che fatica vivere senza luce e senza bidet! Inoltre sono una donna fortunata, sono figlia unica coccolatissima: un’infinità di persone si prendono cura di me, a cominciare dai miei genitori, continuando per il mio bellissimo fidanzato, e le mie amiche e i miei compagni di lavoro… la solitudine mi fa soffrire e qui si sente. E poi mi manca tanto il mare”.

Ho trovato interessante il dibattito che avete avuto i primi giorni quando vi siete aperti proprio per conoscervi meglio. Questa novità, almeno per noi spettatori, può essere una via per parteggiare per uno o l’altro componente del gruppo?

“Lo abbiamo fatto apposta! A parte gli scherzi, è chiaro che in quella discussione c’erano i diversi modi di vedere e vivere il teatro… sarebbero belli dei talk televisivi sul teatro, come quelli di Arbasino in Match, con tanto di tifoserie”.

Siete, secondo me, in un girone dantesco…forse il Purgatorio? Un viatico di riflessione per la gioia finale in vista del debutto?

“Hai usato una metafora giustissima. Adesso stiamo finalmente uscendo a riveder le stelle. Purtroppo non dal punto di vista pratico, ma di quello artistico. Dopo tanto vagare in gironi infernali che ci facevano tornare sempre al punto di partenza, dopo aver sostato in un purgatorio, adesso iniziamo a provare il piacere paradisiaco nel vedere che l’opera prende forma definitiva”.

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