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Silvana Sperati: quanto ci manca Bruno Munari?

3 min.

Silvana Sperati, allieva e collaboratrice dell’inventore del “metodo” che stimola il pensiero creativo, Bruno Munari, racconta il grande maestro, l’uomo e la sua visione: “In questa società omologati, lui ci offre la strada per le nostre radici

di Andrea Luccioli

Tra coloro che hanno scelto il verbo di Munari c’è anche Silvana Sperati, per anni sua collaboratrice stretta e ora presidente dell’Associazione Bruno Munari.

Il suo genio, il suo approccio al pensiero creativo che poi è diventato un metodo educativo, sono patrimonio di tutti.

Un talento incredibile il suo, che ha lasciato una grande eredità da portare avanti.

Silvana Sperati è la voce più autorevole per raccontare chi è stato Munari, cosa ha lasciato e quanto sia importante ancora oggi diffondere il metodo, il suo pensiero.

A Città di Castello, nelle scorse settimane, si è tenuto un laboratorio formativo organizzato dall’associazione Grow Hub proprio sul Metodo Munari nelle aule della scuola G.O. Bufalini e noi abbiamo colto l’occasione per fare una chiacchierata con Silvana Sperati sul grande maestro.



L’intervista

Come spiegherebbe ad un ragazzo del 2019 chi era Bruno Munari?

«Era una persona estremamente curiosa, di una curiosità molto sana.

Lo è stato fin da piccolo.

Curioso di tutto quello che c’era intorno a lui.

Raccontare Munari oggi significa riscoprire la curiosità, la curiosità che ti consente di sapere.

Ad un giovane cosa bisogna dire?

Di costruirsi degli strumenti per imparare anche attraverso la curiosità.

Ci sono le scuole, ma siamo in una realtà in continuo mutamento, quindi bisogna dare degli strumenti che ti consentano di adattarti in modo flessibile alla realtà che cambia.

Prendere informazioni dal contesto e costruire relazioni fra di loro».

Lei prima che collaboratrice Silvana Sperati è stata allieva di Munari, ci può raccontare questa esperienza?

«Era un uomo interessante eh!

L’ho conosciuto che ero ventenne.

Ti sorprendeva e ti faceva vedere cose a cui tu nemmeno pensavi.

Stare insieme a lui era come fare palestra, un allenamento alla capacità di osservazione.

Perché la curiosità dialoga con la capacità di osservazione.

Ricordo una passeggiata fatta nei boschi di Monte Olimpino insieme e si guardavano anche le forme dei legni.

Alcune ci sorprendevano.

Ad un certo punto lo stesso pezzetto buttato ci ha attratti entrambi e alla fine lo abbiamo preso.

Munari lo ha preso, tagliato col suo seghetto giapponese, ha messo un prodotto per evitare le tarme e ora è uno dei più bei ricordi che ho a casa mia.

Munari dava uno stimolo all’osservazione continuo, era gioioso.

Bisogna dirlo ai giovani: l’apprendimento e lo studio, non sono fatica, sono impegno ma con Munari c’è questa via sempre del piacere e della scoperta». 

Siamo ancora in grado di educare al pensiero creativo?

«Se non lo fossimo dovremmo farci delle domande.

Creatività e pensiero sono la stessa cosa.

Pensiero creativo significa articolare una riflessione personale, una tua risposta ai problemi che il vivere quotidiano ci porta.

Quanto siamo ancora capaci di saper accettare di dover gestire i piccoli problemi?

Esempio: se già nei bambini si danno subito soluzioni, il bambino dovrà solo obbedire.

Invece se il bimbo chiede come fare e noi lo stimoliamo, stiamo educando i bambini fin da piccoli a costruirsi il proprio sapere.

E’ una responsabilità dell’adulto, del genitore: il bambino deve imparare a costruirsi il proprio sapere attraverso una dimensione di gioco, cosicché avrà questa attitudine per tutta la vita». 

Ci racconti del suo progetto della ‘Fattoria delle ginestre’?

«Creare la Fattoria delle ginestre è stato un desiderio che ho avuto per tanti anni.

Un punto di incontro con la cultura di mio nonno contadino e la mia esperienza da bambina che giocava in campagna.

Mi arrampicavo sugli alberi, dormivo nei prati, giocavo con gli insetti.

Nella mia crescita mi sono resa conto che la natura è straordinaria, riporta uomo e donna a qualcosa di caratteristico e affine alla propria essenza.

La mia Fattoria si trova nell’Oltre Po’ pavese e propone attività sul territorio dedicate a bambini scuole e famiglie e ospita tante persone per attività di formazione.

Spero sia un luogo di incontro e contaminazione.

Ricordiamoci sempre che non siamo vasi da riempire, dobbiamo saper dare possibilità alle persone di vedere diversamente quello che già hanno e che già sanno.

In questo il metodo Munari offre una grande possibilità a ciascuno di essere sé stesso e fare un percorso personale.

In questa società omologata, Munari ci offre un percorso alla ricerca delle nostre radici».


Le foto del laboratorio creativo


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