logo
logo

Simone Rugiati – “La cucina non è art attack”

simone rugiati - the mag
3 Min. - tempo di lettura

Reduce da un’esperienza di fishing in Ecuador puntualmente documentata nel suo seguitissimo blog Foodloft, Simone Rugiati è la versione televisiva e social del cuoco. Ricette alla portata di tutti, si pone dietro ai fornelli con umiltà e approccio semplice, ingredienti che lo hanno reso uno dei personaggi della cooking tv più popolari.

Nei mesi scorsi The Mag lo ha incontrato Simone Rugiati per un’intervista in un’ala del padiglione della manifestazione «I primi d’Italia». Il nostro appuntamento con Simone era alle 17, nel centro di Foligno e lui arriva puntuale, camicia celeste e jeans, insieme ad una mora da urlo.

di Cristina Crisci e Giovanna Rossi

Simone Rugiati intervistato dalla redazione di the Mag

Simone Rugiati – the Mag

Cucini in tv, cucini nei blog, non disdegni i social. Quando sei a casa invece?

Simone Rugiati: «Sì, cucino ovunque. Nei social per la verità mi ha forzato un amico che mi ha detto “ma come non ti occupi dei social?”… così ho scoperto che piacciono e sono molto seguiti, in parallelo col mio blog».

Ti piace stare in tv a cucinare?

Simone Rugiati: «Io sono molto concentrato nello studio di “Cuochi e fiamme” e sebbene fare il conduttore non sia il mio lavoro, sono a mio agio. Ormai abbiamo raggiunto la sesta edizione».

Gli chef sono le nuove star del piccolo schermo, mai come adesso siete popolari. Come ci sei arrivato?

Simone Rugiati: «Io prima lavoravo per un gruppo editoriale di Parma che curava libri di cucina. Arrivò un periodo che mi chiesero di fare una lista di cuochi per una trasmissione: cercavano una persona giovane e sono finito a fare il casting. Mi hanno preso (Canale 5 con Iva Zanicchi e il ‘Piattoforte’) e in contemporanea ho iniziato sul Gambero Rosso».

Simone Rugiati - Portrait

Simone Rugiati – the Mag

Perchè secondo te c’è stato questo boom di programmi di cucina?

«Non lo so. Cucina e televisione non vanno d’accordo nei tempi: o fai programmi di cucina e fai solo quella, oppure hai poco tempo e si tende a tagliare cose che sono importanti. Poi ci sono quelli che sono bravi a stare in video e non sono cuochi quindi fanno cose sbagliate e trasmettono usi sbagliati. E questo non va bene: la cucina non è art attack, non si può sbagliare. Io nella ricerca e nella tecnica sono molto attento. Faccio piatti semplici che la gente può rifare a casa».

Nel tuo frigo non manca mai…

Simone Rugiati: «Lime, ginger, limoni e agrumi. È raro che tenga roba in frigo: ho un fruttivendolo proprio sotto casa e inoltre ho scoperto che si possono ordinare cibi freschissimi direttamente a domicilio. Nella mia cucina non mancano neanche barattoli di spezie vari, prodotti buoni e da oggi ovviamente non mancherà il tartufo. Anzi, domani tagliolini al tartufo!».

Il cliente più importante per il quale hai cucinato?

Simone Rugiati: «Per me non esiste. È importante la signora vicina di casa o il politico internazionale. Io non faccio cose solo per palati stellati, dipende a che livello vuoi far mangiare le persone. Io sono contento anche di fare la pasta al pomodoro per mio padre».

Una donna che ha cucinato per te e ti ha sorpreso… con quale piatto?

Simone Rugiati: «Mai successo che una donna cucinasse per me. Hanno paura del giudizio! In realtà io cucino in modo molto semplice (non so… un riso venere) o preferisco mangiare un prodotto buono: salame stagionato, culatello, mozzarella di bufala fatta a regola d’arte».

Anche nella cucina imperversano i bloggers, in questo caso foodbloggers, che rapporto hai con loro?

Simone Rugiati: «Erano nati per condividere piatti e ricette che fanno venire alle persone voglia di mangiare, anche perchè alle aziende costava meno far promuovere i prodotti dai bloggers. Dopo un po’ alcuni erano diventati quasi dei critici gastronomici, con tutti i rischi connessi… perchè a quei livelli devi essere preparato se no spari a zero su chef stellati e questo non è giusto ed è pure pericoloso».

Improvvisa la ricetta di un piatto cucinato con soli ingredienti umbri…

Simone Rugiati: «Vi propongo un piatto che ho fatto l’anno scorso, con la patata nobile (cioè il tartufo) e la patata povera di montagna. Quest’ultima va bollita in acqua salata, una volta tolta, va scolata, incisa a metà e spennellata col burro chiarificato, quindi va messa al forno. Quando è cotta, si strizza e si apre a fiore. A quel punto sopra si versa la fonduta (fatta con latte, 30% di panna e pecorino toscano), l’uovo (allevata a terra e cotto in acqua) quindi il tartufo».

Simone Rugiati a Foligno

Simone Rugiati – the Mag

Simone Rugiati - the Mag

Simone Rugiati – the Mag

Simone Rugiati - the Mag

Simone Rugiati – the Mag

Simone Rugiati - the Mag

Simone Rugiati – the Mag

Post simili

Pubblicato da

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.