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Speciale CaseArmoniche – I Monasteri

La chiesa di San Francesco - la cappella Vitelli disegnata dal Vasari
3 min.
a cura di Architetti nell’Altotevere Libera Associazione

Giunto ormai alla quinta edizione, CaseArmoniche è l’evento collaterale del Festival delle Nazioni ideato e curato da Architetti nell’Altotevere con il fine di valorizzare il patrimonio storico, culturale e architettonico della città.

Un percorso guidato tra architettura e musica nei luoghi inusuali di Città di Castello che vede aprire nel 2014 alcuni chiostri, nel 2015 chiese aperte raramente o trasformate, nel 2016 le fortificazioni della cinta muraria cittadina, nel 2017  particolari e dettagli delle decorazioni urbane insieme a luoghi davvero insoliti.

Quest’anno, con un seguito di più di duecento partecipanti, l’evento ha aperto le porte di tre complessi religiosi di grande valore architettonico: la chiesa e il chiostro di San Francesco, il Monastero delle Cappuccine di Santa Veronica Giuliani, e la chiesa e il chiostro di San Domenico.

L’evento è stato arricchito dalle informazioni fornite da Don Andrea Czortek e dalla Madre Superiora del Convento delle Cappuccine, con l’emozionante l’intermezzo musicale eseguito dalla Schola Cantorum Anton Maria Abbatini diretta dal maestro Alessandro Bianconi.

Un insieme di collaborazioni, dunque, che, a partire dall’associazione del Festival, testimoniano affetto e dedizione per Città di Castello.

LA CHIESA  DI SAN FRANCESCO

La Chiesa di San Francesco, consacrata nel 1291, ha subito nel corso dei secoli notevoli modifiche ed ampliamenti.

L’interno, a croce latina e ad un’unica navata, fu completamente trasformato in forma barocca tra il 1707 e 1727.

Durante il Rinascimento la chiesa fu fucina d’arte pittorica per i maggiori artisti dell’epoca. Raffaello dipinse infatti per la cappella di San Giuseppe della famiglia degli AlbizziniLo Sposalizio della Vergine”, mentre Luca Signorelli una tavola con “L’adorazione dei pastori” per i frati francescani.

Sul fondo della chiesa  si apre la cappella Vitelli, costruita a metà del 1500 su disegno del Vasari e testimonianza di quell’alto valore artistico e culturale che legò Città di Castello a Firenze.

L’abside accoglie un maestoso coro ligneo in noce, e il grande organo ancora oggi funzionante, e suonato in occasione di CaseArmoniche dal maestro Alessandro Bianconi.


 

IL CONVENTO DELLE CAPPUCCINE DI SANTA VERONICA GIULIANI

La fondazione del monastero delle Cappuccine, in via XI Settembre, si deve al lascito di Monsignor Giovanni Antonio Fuccioli.

Il luogo scelto per la costruzione fu l’antica chiesa di San Martino, sulle fondamenta di un vecchio monastero olivetano.

Il cantiere inizia nel 1629/’30 e il convento venne inaugurato nel 1643. Col terribile terremoto del 1789 subì gravi lesioni e la facciata della chiesa venne completamente rifatta rispecchiando i canoni del neoclassicismo.

Il chiostro è il cuore del monastero non solo per il suo valore mistico, ma anche per soluzioni architettoniche e dettagli che associano, con grande maestria, bellezza e funzionalità. Dà armonia, bellezza e luce agli spazi interni ed è centrale per la vita della comunità.

Dal chiostro verso est, si accede all’hortus conclusus. Nell’orto, scandito in riquadri dai vialetti, crescono erbe aromatiche e ortaggi.

Verso sud, a destra della cordonata ci sono le vasche che servivano anticamente per il bucato.

Da questa parte, oltre agli alberi da frutto, c’è anche un piccolo pollaio risalente all’epoca della fondazione e che serve tutt’oggi per il sostentamento del monastero.

Non mancano fiori dall’alto valore simbolico e il tutto restituisce una semplice cura del verde che riporta la memoria a quell’antica sapienza botanica che fa dell’orto seppure con il passare dei secoli, un luogo senza tempo.


SAN DOMENICO

L’imponente chiesa venne costruita dall’Ordine Domenicano nei primi tre decenni del 1400, i lavori terminarono nel 1424, anno in cui vennero deposte, al suo interno le spoglie della Beata Margherita.

Nel corso dei secoli furono diversi gli interventi di rifacimento e restauro che la chiesa subì.

La rara bellezza della chiesa è data sicuramente dalle sue dimensioni grandiose e imponenti. La facciata è incompiuta.

All’interno, la chiesa ha da sempre conservato opere d’arte e affreschi di notevole importanza.

Dalla chiesa, attraverso una piccola apertura, si accede al chiostro del XVII secolo, a pianta quadrilatera irregolare.

Dal chiostro si vede imponente anche il fianco destro della chiesa e il campanile a pianta quadrata.

La bellezza del chiostro, oltre al doppio ordine di archi, è data dalla traccia qua e là di elementi gotici e dalle lunette affrescate con la vita e i miracoli della Beata Margherita.


“Perché l’architettura è tra tutte le arti quella che più arditamente cerca di riprodurre nel suo ritmo l’ordine dell’universo, che gli antichi chiamavano kosmos, e cioè ornato, in quanto è come un grande animale su cui rifulge la perfezione e la proporzione di tutte le sue membra”

(Il nome della rosa, Umberto Eco, 1980 ed. Bompiani Primo Giorno, Prima)

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Redazione di the mag

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