Staccare la spina in una bolla immersa nel verde

Alla scoperta di “The Bubble Retreat”: il primo progetto di glamping realizzato a Monteleone di Spoleto. Tre eco dome per riconnettersi alla natura e vivere un’esperienza unica

di Andrea Luccioli

Nel 1967, a Spoleto, l’architetto e inventore americano Richard Buckminster Fuller realizzò la seconda cupola geodetica al mondo che venne poi intitolata “Spoletosfera”.

A distanza di oltre cinquant’anni e qualche chilometro più in là, ovvero in Valnerina e più precisamente a Monteleone di Spoleto, sono “spuntate” dal nulla e in mezzo alla natura, ben quattro cupole geodetiche.

Sono le “eco dome” del progetto “The Bubble Retreat – A unique escape for dreamers”.

Parliamo della prima esperienza umbra – ma in realtà prima anche a livello nazionale – di “glamping”, ovvero il “glamour camping”.

Tradotto? Un approccio al classico campeggio in forma confortevole e assolutamente ecosostenibile.

Facciamola breve e un po’ brutale: parliamo di bolle smontabili trasformate in piccole suite immerse nella natura, in pratica l’esperienza perfetta per chi vuole staccare dal mondo e riconnettersi con la natura.

Siamo andati a dare uno sguardo e abbiamo intervistato Giacomo Sanna, l’architetto che ha progettato le “bubble” e che insieme ai suoi compagni d’avventura, David Vincenzi e Alessandro Monaco (soci fondatori e investitori), sta portando avanti il progetto che fa segnare il tutto esaurito per le prossime settimane.

Parliamo del vostro progetto.

“The Bubble Retreat” vuole essere un’esperienza nuova per tutti quei viaggiatori che hanno voglia di ritrovare il contatto con la natura e vivere un’esperienza differente in queste piccole suite immerse nel verde.

Si tratta di strutture aliene posizionate in un contesto naturalistico e questa è la loro forza: la geometria euclidea in contrasto con la natura”.

Come vi siete approcciati a un’esperienza simile?

“La bellezza e la sfida di questo progetto è stata nel dover inventare ogni cosa.

La struttura viene dal Canada, è una geosfera autoportante con la caratteristica che all’aumentare delle dimensioni aumenta anche la capacità strutturale.

L’idea è venuta a me, David e Alessandro.

Veniamo da settori diversi, io sono un architetto, gli altri vengono dal mondo alberghiero e medico.

Abbiamo messo insieme il nostro know-how e i nostri background differenti, questo ci ha permesso di ragionare in modo diverso e creare un nuovo modo di fare turismo sostenibile, il glamping.

Una parola che descrive bene l’approccio: garantire elevato comfort in strutture semplici”.

Avete incontrato delle difficoltà?

“La difficoltà è stata quella di trovarsi di fronte a un progetto totalmente sperimentale dove nulla era stato mai testato prima e tutto è stato inventato per risolvere i problemi che si sono presentati.

Abbiamo pensato le piattaforme in acciaio su cui poggiano gli esoscheletri, i supporti, gli oggetti funzionali all’interno e via dicendo.

Tutto calibrato per essere smontabile e funzionale”.

Come funzionano queste “bolle”?

“Ogni dome è stata pensata per essere autonoma e indipendente.

Stiamo anche lavorando per un’ulteriore fase di sviluppo che prevedrà di estendere il soggiorno a famiglie più numerose, magari con un soppalco.

Siamo in una fase di ricerca e di ascolto, a tutti quelli che soggiornano chiediamo un feedback, soprattutto delle critiche.

Abbiamo bisogno di conoscere i punti deboli per migliorare implementare.

L’obiettivo è realizzare in futuro una domotica proprietaria che gestisca il pieno funzionamento della struttura: dal controllo della ventilazione interna, l’umidità, l’illuminazione e tutti quei parametri che possono aumentare il comfort”.

E poi?

“Abbiamo anche pensato alla possibilità di customizzare gli interni.

Abbiamo una printing farm @Arkangel3d che realizza questi oggetti con la tecnologia della stampa 3d additiva, come le lampade, pezzi di design unici che possono essere poi acquistati e che sono ricaricabili tramite pesa USB.

Per ridurre al minimo i consumi abbiamo bypassato l’impianto elettrico: non ci sono prese di servizio ma una power bank che serve a far funzionare tutto, dal boiler al caricamento dei device come telefoni e le stesse lampade.

Un sistema con cui la bubble è autosufficiente.

L’idea di un consumo consapevole è alla base del progetto, quindi stiamo ragionando a un sistema di premialità e bonus: meno si consuma, più si può risparmiare sul conto finale”.

E per i servizi accessori?

“Ci siamo appoggiati a una struttura ricettiva qui vicina che ci fornisce i servizi base per la gestione delle prenotazioni e il vitto: si può andare lì per mangiare, ad esempio”.

Ideate e realizzate le bolle, è arrivato il momento di comunicare la vostra esistenza.

“Siamo operativi da poco, ci stiamo facendo conoscere grazie ai social e devo dire che insieme al passaparola, il sistema sta funzionando bene”.

Chi viene da voi a soggiornare?

“Il nostro turista tipo, almeno quello che avevamo individuato prima del Covid, non era italiano.

Guardavamo al Nord Europa, dove esperienze simili già esistono.

La pandemia ha cambiato tutto e abbiamo avuto tantissimi italiani che si sono interessati.

Da noi viene chi vuole staccare dalla città e vivere un’esperienza veramente immersiva nella natura”.

Come vi rapportate con i luoghi che avete scelto per installare le bolle?

“Le eco dome sono anche un’occasione di rilancio per il territorio, le bubble qui a Monteleone hanno attivato una micro economia che ha rimesso in moto certe attività e questo potrebbe essere un modello anche per altre realtà simili.

Sarebbe interessante intavolare un discorso con le amministrazioni locali per poter rilanciare località prive di un vero e proprio turismo,
@thebubble.retreat potrebbe essere in questo caso un vero e proprio acceleratore a livello economico per queste aree.”.

C’è anche una quarta bolla che non è una suite…

“C’è questa prima cupola interamente trasparente che è uno spazio aggregativo e che in futuro vorremmo diventasse un luogo di incontro.

Di notte con la sua illuminazione l’effetto è eccezionale e spegnendo tutto si possono vedere le stelle.

In futuro pensiamo di ricavare all’interno una piccola postazione per l’osservazione delle stelle con un telescopio”.

Cosa si può fare durante il soggiorno al Bubble Retreat?

“Chi viene da noi ha a disposizione delle amache per riposare nel bosco, un’area pertinenziale esterna, un dehor.

Si può stare in mezzo alla natura, camminare, scoprire sentieri, andare in bici, conoscere il territorio e le attività caratteristiche, ma soprattutto vivere un’esperienza piena immersi nel verde”.

Info e contatti

The Bubble Retreat
FB.: @thebubbleretreat
IG.: @thebubble.retreat
WEB.: www.thebubbleretreat.com
TEL.: 347 6092964

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