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STEFANIA LUSINI, QUI BARCELLONA IO, RAGAZZA DI BOTTEGA

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Illustratrice, grafica e artista visiva. Stefania Lusini è un’autentica anima creativa nata a Sansepolcro e cresciuta a Pieve Santo Stefano (dove vive la famiglia). Dopo aver frequentato il Liceo Classico di Città di Castello capisce che la Valtiberina gli va però un po’ stretta. Si trasferisce nella vicina Urbino, dove studia Grafica Editoriale e Fotografia all’Istituto superiore per le industrie artistiche.

Fino al 2009, quando decide di varcare i confini italiani: destinazione Spagna. «Sono arrivata a Barcellona per studiare Illustrazione e Tecniche di stampa alla Escola Massana. Prima sei complicati mesi di Erasmus poi diventati nove felici anni di vita qui in Catalogna». Dal 2010 al 2015, Stefania fa parte del Vostok Printing Shop, studio e scuola di tecniche di stampa, grafica e illustrazione. Attualmente, invece, divide la sua giornata in diverse attività.

Quali Stefania?
«Qualche mattina lavoro come tecnica di laboratorio nell’atelier di stampa artistica e galleria d’arte Print Workers Barcelona. Il resto del tempo lo passo nello studio “Taller Bodega Paquita” che ho aperto quest’anno con Cristina Spanò e Maria Corte, due amiche illustratrici. Qui realizzo i miei progetti personali, posso esprimermi in totale libertà. Il tutto sempre a Barcellona, nel quartiere di Gràcia».

E su cosa ti concentri in particolare?
«Alterno l’attività di illustratrice e grafica con progetti più artistici. Non riesco mai a dedicarmi a una sola tecnica. Mi piace indagare su tutto, per così dire: scultura, incisione, serigrafia, video, animazione e fotografia».

Cosa mi dici di Barcellona?
«Barcellona è unica in offerta culturale e artistica, anche se mantiene una dimensione di “paesone” facile da gestire; cosa per me decisamente apprezzabile. Gli stimoli sono costanti, il livello creativo alto e si è sempre spronati a migliorarsi. Come in tutte le cose c’è l’altra faccia della medaglia: tra tante espressioni puoi facilmente saturarti e perdere di vista le cose che vuoi dire, come le vuoi dire e se ha ancora senso dirle».

Cosa ti manca del tuo “paesone” italiano?
«Direi l’aria, le piccole cose – non so spiegarlo – appena torno provo un dolce senso di leggerezza nel cuore, farfalle nello stomaco… e sento che è ancora casa».

Che bello. Torneresti volentieri quindi?
«Mah, per il momento no. Però non si sa mai… Non sento ancora di aver maturato il mio percorso e sinceramente non so se lo farò mai. Mi piace immaginarmi come una pendolare moderna tra l’Italia e il mondo».

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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