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TENNIS TAVOLO TIFERNUM: «SIAMO IL CHIEVO VERONA DEL PING-PONG»

Tennis tavolo tifernum - monica ramaccioni per the Mag
2 min.

I tavoli sono in posizione, sistemati direttamente da allenatore e atleti, si percepisce il rumore sordo ma avvolgente di palline tirate come saette. Ci sono realtà piccole, spesso poco conosciute, che lavorano sotto-traccia. Realtà che contano in termini sportivi e umani, che mettono in bacheca titoli italiani (l’ultimo conquistato a febbraio dall’undicenne Alessandra Ugolini nella categoria “giovanissime”) e uniscono atleti e appassionati –  donne e uomini – di diverse età, estrazioni sociali, lavorative e culturali.

È il caso del Tennis Tavolo Tifernum che quest’anno festeggia il suo quarantesimo anno di vita; un vero microcosmo di personalità e storie, che raccontano di un’attività considerata a volte insolita, ma seguitissima. Incontriamo il presidente della società tifernate, Paolo Guerriero Carloni, nella palestra della Scuola Dante Alighieri che ospita gli allenamenti: tutti i giorni dal lunedì al venerdì, mercoledì escluso).

foto di Monica Ramaccioni – testo di Marco Polchi

Presidente Carloni, quest’anno spegnete quaranta candeline. Avete pensato a qualcosa di speciale per l’occasione?

«Abbiamo fatto alcune magliette celebrative con le quali giochiamo dal 1 gennaio, diverse da quelle ufficiali. Poi cercheremo di organizzare un evento speciale a fine campionato».

Ci può raccontare com’è nato il Tennis Tavolo Tifernum?

«Nacque tutto dopo un torneo, organizzato quarant’anni fa appunto, nel corso di una Festa dell’Amicizia o dell’Unità, non ricordo con precisione. Eravamo in molti a giocare e ci siamo detti: perché non mettere in piedi una squadra? Da allora molto è cambiato, in tanti hanno lasciato, in tanti si sono uniti, in parecchi sono rimasti come Alessandro Baglioni, Stefano Lisini che fanno tuttora parte dell’organigramma societario. Ormai da una quindicina di anni, quando era presidente Stefano Castellani ci siamo organizzati seriamente con un settore giovanile e allenatori professionisti».

Con quello attuale, Andrea del Tomba, ha fatto due chiacchiere poco fa…

«Andrea è il primo allenatore italiano dopo tre stranieri, è stato in Nazionale, tecnico di prima categoria, ha un’esperienza importante, ed è da due anni che è con noi. Sta preparando bene i nostri ragazzi e ragazze, non a caso Alessandra Ugolini è diventata campionessa italiana e abbiamo continuato ad ottenere promozioni in categorie superiori. Andrea cura ogni minimo dettaglio, in uno sport così selettivo».

Il Tennis Tavolo Tifernum è in A2: cosa vuol dire rapportarsi con realtà molto più grandi di Città di Castello?

«Dal punto di vista tecnico non cambia nulla. Dal punto di vista economico invece è impegnativo, abbiamo trasferte in Sicilia, Basilicata e Puglia. Con una gestione oculata e senza fare il cosiddetto passo più lungo della gamba riusciamo ad avere pochi problemi e pagare giocatori, allenatore, palestra e via dicendo. Siamo il Chievo Verona del ping-pong!»

Qual è il vostro obiettivo?

«Fare programmazione, far crescere i giovani, restare al livello più alto possibile per più anni senza esagerare, senza alti e bassi con il rischio poi di scomparire e mandare in fumo decenni di passione e lavoro. Un motivo ci sarà pure se siamo qui da quarant’anni».

In questa palestra ci sono dagli agonisti agli amatori, maschi e femmine insieme…

«Sì, qui non ci sono distinzioni, l’unica è che i professionisti in alcuni momenti fanno degli allenamenti specifici. Il bello di questa realtà è però l’aspetto sociale, lo stare insieme al di fuori della palestra. Poi si vede una bella fetta di mondo, dal libero professionista allo studente, da chi viene da Firenze a chi arriva da Perugia, dall’adolescente all’adulto di sessant’anni che continua a divertirsi».

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