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Terry Gilliam – I miei sogni ben piantati sulla terra

Terry Gilliam e Andrea Luccioli alla presentazione del film “L’uomo che uccise Don Chisciotte”
4 min.

Dovrebbe essere un’esperienza veramente incredibile fare un viaggio nella testa di Terry Gilliam.

Testo Andrea Luccioli - Illustrazione David Ferracci

Terry Gilliam, in quaranta anni di carriera, ci ha abituato a pellicole di enorme impatto visivo dove l’immaginazione si lega alla realtà creando mondi affascinanti.

E a volte bizzarri.

Ma questo lo sanno un po’ tutti.

O almeno lo sanno tutti quelli che hanno un minimo di dimestichezza con il cinema di Gilliam.

Quello che molti non sanno, invece, è che il regista è cittadino onorario di Montone, qui ha una residenza e vi passa buona parte del suo tempo.

Gilliam presidente onorario dell’Umbria Film Festival, ogni tanto si diverte a regalare qualche sorpresa.

Come quella del 4 gennaio, quando ha presentato al teatro San Fedele di Montone il suo ultimo lavoro: “L’uomo che uccise Don Chisciotte”.

Il film – molto acclamato a Cannes – è liberamente ispirato al “Don Chisciotte” di Miguel de Cervantes ed è uno dei più grandi development hell della storia del cinema: sono stati addirittura otto i tentativi di realizzare la pellicola in circa 20 anni.



Il risultato? Da vedere.

Anche perché in questo numero di The Mag non vogliamo fare la recensione al film, ma vogliamo parlare di Gilliam… con Gilliam.

A margine della prima proiezione di Montone (poi replicata al PostModernissimo di Perugia), siamo infatti riusciti ad intervistare il regista ed ex membro dei Monthy Python (l’unico americano del collettivo comico britannico che spopolò negli anni ’70) e ovviamente come prima domanda non potevamo non chiedergli se si sentisse più Don Chischotte o Sancho Panza.

«Pensavo di essere più simile a Don Chischotte, ma Tony Grisoni, che ha scritto con me la sceneggiatura del film, è convinto che io assomigli di più a Sancho Panza.

Con tutta probabilità sono entrambi.

Perché il punto è che nel personaggio di Don Chischotte convivono due persone: l’uomo pazzo e il contadino con i piedi per terra.

Ecco, io sono entrambi».

Mi piace fantasticare sulle cose, ma non per questo voglio volare via dalla realtà

Nei suoi film c’è sempre questo stretto rapporto tra fantasia e realtà, li ritroviamo entrambi, contemporaneamente.

«Perché penso che non si possa avere l’uno senza l’altro.

Ho sempre amato essere un sognatore.

Mi piace fantasticare sulle cose, ma non per questo voglio volare via dalla realtà.

Credo che sia la tensione tra queste due cose a creare uno storytelling interessante».

Il film ha avuto una gestazione lunghissima, trasferte in Spagna, infortuni, stop e ripartenze, quante volte lo ha cambiato nel corso degli anni?

«È cambiato in tanti piccoli modi andando avanti nella lavorazione.

Perché, vedi, hai una sceneggiatura, hai un progetto e poi il vento cambia: arriva qualcuno che viene fuori con una nuova idea che mi piace e io la inserisco.

Però alla fine arriviamo sempre allo stesso risultato che stavo cercando di raggiungere.

Diciamo che invece che seguire una linea retta ho seguito una linea ondulata».

Come ha scelto gli attori per un film di questo genere?

«Non lo so. Io cerco sempre di ottenere il meglio che riesco a trovare.

Voglio i migliori attori perché in questo modo non devo dirigerli, fanno loto tutto il lavoro! (Ride, ndr).

Ecco perché mi piace lavorare con attori bravissimi, perché portano un grande valore aggiunto a quello che abbiamo scritto.

E poi si spera sempre che siano persone con le quali sia divertente lavorare perché ognuno deve concentrarsi su quello che si fa senza che questo diventi pedante, noioso o difficile».

Molti americani scelgono la Toscana, lei perché ha preferito l’Umbria?

«L’Umbria era più economica della Toscana, ecco perché l’abbiamo scelta (ride, ndr).

Quando ero impegnato nelle lavorazioni del ‘Barone di Munchausen’, un amico dello staff mi disse: Oh, abbiamo appena comprato una casa in Umbria, lì costano pochissimo, dovresti andare a darci un’occhiata.

Così sono andato, qualche anno dopo ho trovato qualcosa che mi piaceva e l’ho comprata!».

Le persone in Umbria sono stupende!

Cosa le piace degli umbri?

«Le persone in Umbria sono stupende!

Questa terra mi piace perché le persone sono molto generose, sono molto rilassate e questo è fantastico.

La cosa peggiore?

Ehm… è vicina alla Toscana! (ride, ndr).

Quando guido per andare a Firenze e arrivo a Castiglion Fiorentino, guardo fuori e penso: qui è un deserto!

In Umbria invece è tutto verde e bello.

È veramente buffo, sono diventato rapidamente italiano in questo senso: tutti quelli che non sono delle tue parti diventano stranieri e nemici! (ride ancora, ndr)».


IL SINDACO RINALDI: “UN GRANDISSIMO PIACERE AVERLO CON NOI A MONTONE”

Essere il sindaco di Terry Gilliam non è una cosa che capita tutti i giorni.

Mirco Rinaldi, primo cittadino di Montone, ha tra i suoi concittadini un personaggio decisamente insolito: il regista americano.

Gilliam, infatti, ha ricevuto le chiavi della città, è cittadino onorario ed è diventato, in pratica, un fantastico testimonial della bellezza della splendida cittadina tifernate.

Se il suo “Don Chisciotte” è stato proiettato per ben tre volte al teatro San Fedele e poi al PostModernissimo di Perugia è anche grazie all’impegno del sindaco: «Volevamo farlo già la scorsa estate, ma poi ci sono stati degli intoppi – spiega – Alla fine ci siamo riusciti questo inverno ed è stata una specie di grande festa che gli abbiamo organizzato».

Tre pienoni e grande soddisfazione, «avessimo fatto un’altra serata avremmo riempito lo stesso – continua Rinaldi -.

È stato un momento bellissimo per tutta Montone e anche per Gilliam che se ne è uscito a modo suo dicendo sul palco che abbiamo fatto più noi per la promozione del film che la società che lo distribuisce nei cinema italiani!».

Il regista americano ha diradato le sue apparizioni umbre, ma incontrarlo non è poi così difficile, «per il festival c’è sempre, magari adesso viene un po’ di meno rispetto a qualche anno fa, ma ogni volta per tutti noi è un piacere averlo qui».

Curiosità

Don Chisciotte per Gilliam – e non solo per lui – è una specie di ossessione.

Nel 2013 il regista, parlando di questo progetto, diceva: “Lo voglio fare per farlo fuori dalla mia vita.

Sono diventato posseduto dalle mie idee, e fino a quando avrò una catarsi queste rimangono e rosicchiano ogni parte della mia vita”.

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