Tlon e la botanica della felicità. Voi siete pronti a fiorire?

Tlon ha pubblicato “Prendila con filosofia. Manuale di fioritura personale” (Harper Collins) ed è molto più di un libro. È un percorso che porta lontano, verso qualcosa che ha a che fare con la felicità. Con la fioritura personale, appunto.

Lo hanno scritto Andrea Colamedici e Maura Gancitano, coppia nel lavoro e nella vita e anima di TLON, spazio virtuale e reale: una libreria-teatro, una casa editrice, una scuola di filosofia, uno spazio di dialogo denso e profondo attraverso i social. Un progetto funambolico e necessario: una lente di ingrandimento, di dialogo e di riflessione sui tempi che stiamo vivendo.

Testo: Andrea Luccioli e Nina Gigante

Nei momenti di crisi la filosofia diventa un’urgenza.

Lo sanno bene Andrea Colamedici e Maura Gancitano, ovvero il motore di TLON, progetto di divulgazione filosofica che dal 2016 è diventato un faro per le nostre solitudini iperconnesse e i guasti esistenziali cui non sappiamo più dare un nome.

Nella società della performance in cui l’individuo è numeri e risultato, Colamedici e Gancitano decidono di farci tornare a pensare e giocare con la filosofia, consegnandoci un libro che è un percorso di crescita, una mappa che conduce al giardino segreto che ognuno ha dentro di sé e che aspetta solo di essere innaffiato.

The Mag ha intervistato Maura (Andrea ci è sfuggito per colpa del dentista, neanche la filosofia va d’accordo con l’ortodonzia) per capire qualcosa di più su questo “manuale” (già bestseller), su questi mesi difficilissimi e su come TLON sia stato un genere di conforto indispensabile per migliaia di persone.

Abbiamo anche parlato di strumenti filosofici, di derive e di quell’intimo bisogno che hanno le persone di incontrarsi per rinascere.

Ciao Maura, andiamo con ordine. Perché c’era bisogno di un manuale di fioritura personale?
“Siamo circondati da frasi motivazionali: viviamo nella società del self-help.

Ma la filosofia può dare strumenti più profondi, più utili ed efficaci.

Così nel 2016 abbiamo cominciato a immaginare un percorso per chi volesse avere una vita veramente filosofica.

Da qui anche la scelta della parola fioritura, perché ci ricordavamo dell’uso di questa espressione in Hilary Putnam, nella psicologia positiva di Martin Seligman e in alcune idee di Martha Nussbaum.

Nella filosofia antica, Diogene Laerzio, nelle ‘Vite dei filosofi’, non ci dice quale sia la data di nascita, ma la data di fioritura, l’acme.

C’è chi, addirittura, propone di tradurre il termine eudemonia non come felicità, ma come fioritura.

Per questo siamo partiti da questa parola come simbolo del percorso personale.

Ed è un’immagine immediatamente comprensibile, lo riconosci come processo perché noi vogliamo parlare dal processo.

In un mondo ossessionato dalla tecnica, il processo è individuale e porta ognuno alla sua fioritura”.

Non si rischia però, dall’altra parte, di alimentare un processo egotico e narcisista perdendo di vista la visione politica collettiva?
“Questa, purtroppo, è la tragicità del nostro tempo.

Un tempo dove anche il posizionamento politico può essere performativo.

Noi cerchiamo sempre di mettere in guardia rispetto all’ossessione per la dimensione individuale.

Oggi il bene comune è diventato un luogo incomprensibile. Quando cerchi di parlarne vieni visto come una persona stupida, falsa.

Questo perché fin da piccoli siamo spinti a pensare solo a noi stessi.

Ma il bisogno di spiritualità non è mai sbagliato, il punto è se diventa fattore di cambiamento reale anche per il tuo ambiente o ti rende ancora più narcisista ed egoriferito.

Ed è qui che bisogna ricordare che un vero processo di fioritura personale non può avvenire senza il rapporto con le altre persone”.

Cosa rappresenta TLON per Maura e Andrea?
“Un modo di fiorire anche come coppia.

Qualcosa che ha a che fare con il dialogo e che è legato al nostro percorso e a quello che ci interessa.

Questo è anche il motivo per cui TLON è cambiato nel tempo.

Io, Andrea e il nostro socio Nicola lavoravamo nel mondo dell’editoria e ci piaceva parlare di filosofia, ma vedevamo molte cose che non ci piacevano.

Per questo abbiamo iniziato un progetto il cui obiettivo era quello di portare la filosofia alle persone.

Da qui sono nati gli eventi, la casa editrice, la libreria-teatro e tutti gli altri progetti”.

In che modo la pandemia è stata una possibilità di fare cose nuove?
“Quando è arrivato il lockdown noi ci siamo ritrovati chiusi a Milano ed è lì che ho pensato che avremmo avuto tempo per scrivere un libro, il saggio cui pensavamo da tempo.

Poi è successo che le persone ci scrivevano per raccontarci di quanto fossero disorientate e Andrea ha capito che bisognava fare qualcosa di utile.

Il Ministero della Salute ci ha chiesto di parlare della campagna #iorestoacasa e da lì sono iniziate le maratone di filosofia.

Come succede sempre nei momenti di crisi, la filosofia torna ad essere un’urgenza.

Così abbiamo deciso di proporre esercizi di filosofia per immaginare il futuro, per ragionare sul rapporto tra medicina e politica, tecnologia e libertà e via dicendo.

Siamo riusciti a creare degli spazi digitali dove le persone hanno iniziato a seguire quello che stavamo facendo.

Abbiamo cercato di essere utili, sia alle persone che alle aziende.

Lo abbiamo fatto con incontri di filosofia di gruppo, nel parco, con consulenze con associazioni, fondazioni. Abbiamo creato spazi di dialogo e questo in pandemia è stato molto importate”.

Hai parlato di esercizi e di strumenti filosofici.
“La prima cosa su cui abbiamo lavorato è stata il dialogo, soprattutto in quei posti dove non c’è.

Pensa alle aziende, ai posti di lavoro: spesso sono luoghi molto strutturati, con pochi spazi di relazione autentica, eppure ci passiamo la maggior parte delle nostre vite.

Poi la abbiamo lavorato sulla scrittura.

Anche questo l’abbiamo sperimentato in tanti luoghi.

Abbiamo utilizzato il metodo WOOP di Gabriele Oettingen, estremamente utile. L’ultimo cui ci siamo affidati è il metodo della Deriva di Guy Debord, che ha funzionato in tanti contesti diversi, soprattutto dove c’erano difficoltà di rimettere in circolo la creatività.

È uno strumento incredibile, una passeggiata filosofica che cambia lo stato d’animo delle persone”.

Cosa è successo alla creatività quest’anno?
“È stato un anno molto produttivo: abbiamo perfezionato le riunioni, via le chiacchiere inutili, ottimizzato i processi.

Ma la produttività non è creatività.

Quello che è emerso, a tutti i livelli, è che a mancare sono stati quei tempi morti che invece sono importanti per la creatività: la pausa caffè, i 15 minuti prima di una riunione, e via dicendo.

Abbiamo sempre pensato che fossero spazi inutili, invece è proprio lì che si annida la creatività”.

Perché scrivere un libro game?
“È un pensiero che ci è venuto dopo averlo scritto.

La nostra editor ha tirato fuori questa idea, un saggio sotto forma di libro game, ci è sembrato potesse essere percorso di lettura interessante.

Avevamo paura che non fosse capito, che fosse un azzardo uscire in un plumbeo gennaio di pandemia con un libro che dice: giochiamo.

E invece ha funzionato tantissimo.

Volevamo creare una relazione personale come se fosse un workshop e dire, dai, andiamo a giocare”.

Parliamo di questi ultimi mesi, cosa è cambiato rispetto allo scorso anno.
“C’è molta stanchezza.

È un periodo dove c’è molto attrito, dinamiche tossiche e frustrazione anche perché molti senza lavoro e fanno fatica a ricominciare.

Bisogna capire che serve un po’ di tempo.

Invece molti finiscono per avere una visione del mondo estremamente cinica, perché magari non si riescono nemmeno a dare un nome alle emozioni che provano in questo momento.

Per questo serve l’incontro intimo.

Mi auguro che una volta che tutto riparta, ciascuno cerchi di incontrare le persone dal vivo.

Tante dinamiche tossiche, anche sui social, sono l’esasperazione di quello che è successo in questi 14 mesi, cui si è aggiunta l’incapacità istituzioni di prendersi carico delle emozioni delle persone.

Noi siamo esseri umani e abbiamo bisogno di stare insieme.

Incontrandoci nuovamente faremo sì che le cose possano tornare al loro posto.

Anche così, torneremo a fiorire, con individuo e come comunità”.

LE ILLUSTRAZIONI

Le bellissime illustrazioni che vedete in queste pagine sono state realizzate da Chiara Fantin, illustratrice e graphic designer i cui temi principali sono l’ecologia e la sostenibilità.

Seguitela su IG qui @chiaramente_illustrazion o sul suo sito web, www.chiaramenteillustration.com

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