Tre giorni in una “bolla” il piccolo miracolo del Dancity Festival

A dicembre, nel pieno delle restrizioni decise dal Governo per le festività natalizie, la kermesse folignate è stato l’unico appuntamento italiano capace di offrire un cartello di concerti e performance legate al mondo della musica elettronica di livello internazionale.

TESTO: REDAZIONE  FOTO: Michele Caporicci

Non è stato facile, ma è stato bellissimo. Non è stato come le altre volte, ma è stato fondamentale farlo. La 14esima edizione del Dancity Festival – il festival internazionale di cultura e musica elettronica che si è svolto a dicembre a Foligno – ha segnato un momento cruciale per il mondo della musica live a livello nazionale rendendo possibile una rassegna con artisti internazionali nel pieno delle restrizioni dovute al Decreto Festività (emesso dal Governo Draghi pochi giorni prima dell’inizio del Festival).

Dancity ha mostrato che sì, si può fare. E che la voglia di musica live e più in generale di spettacoli culturali è fortissima. Un segno di vitalità, uno sguardo al futuro. Certo, le capienze ai concerti sono state ridotte, non si è potuto ballare come in passato, ma la magia è rimasta intatta tra concerti, live & dj set, innovative performance musicali e multimediali, mostre, talk tutti svolti nel pieno rispetto delle normative.



L’Auditorium San Domenico ha ospitato performance eccezionali come quella della strepitosa Caterina Barbieri, il misterioso Theory of Colours, la talentuosa napoletana Sara Persico con il suo show audiovisivo e Astral Larvae, progetto artistico di Edoardo Locci e Lorenzo Possanzini. E poi Fabrizio Rat & Etienne Jaumet, confrontando i loro mondi in un set per pianoforte e sintetizzatore modulare, il coinvolgente spettacolo audio-video di Macchine Nostre, i loop e campionamenti dei Cabaret Du Ciel, l’attesissimo Lorenzo Senni, con la sua iconica “pointillistic trance”, l’avanguardia di Valentina Magaletti, i paesaggi lussureggianti della sound designer italo-olandese Grand River e le atmosfere ambient del giovane musicista e compositore Demetrio Cecchitelli, poi Kinlaw & Franco Franco, per finire con l’impareggiabile Vladimir Ivkovic, artista poliedrico che aveva già stregato il pubblico di Dancity durante l’edizione del 2018.

Questa edizione di Dancity è stata anche molto altro: a Palazzo Candiotti è stato allestito un dipartimento interamente dedicato alle media art e ai molteplici linguaggi artistici interconnessi con la cultura contemporanea. Sempre a Palazzo Candiotti si sono svolti i Dancity Talks, incontri di confronto su temi specifici aperti al pubblico. Shu Lea Cheang ha regalato ai partecipanti un approfondimento sulla sua vita e sul suo lavoro, con aneddoti personali e considerazioni politiche. Nell’altro talk è stato introdotto il primo centro di ricerca sul suono in Italia, il Sound Studies Forum, con la partecipazione di sette membri del progetto che, in modalità mista, hanno raccontato al pubblico le proprie ricerche. “Vista la situazione dovuta alla pandemia, il Festival è stato un successo – spiegano dall’organizzazione di Dancity -. Realizzarlo è stato molto intenso per tutti noi che ci sentivamo come in un bolla, con intorno un susseguirsi di eventi cancellati. Ciò nonostante nessuno si è tirato indietro, grazie anche al calore del pubblico e degli artisti. Il risultato è stato un livello molto alto delle performance musicali e artistiche, una grande energia e tanto entusiasmo”. L’appuntamento, ovviamente è per il 2022 con un’edizione che si spera possa essere quanto più vicina a quelle pre pandemia.

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