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I tre tempi di Cristiano Godano

Cristiano Godano - ritratto portrait a Sansepolcro
2 min.

A venti anni di distanza da Catartica, indispensabile disco di esordio dei Marlene Kuntz, un Cristiano Godano disponibile e ispirato, armato di una chitarra acustica e parole, si è messo a nudo per Terzo Tempo – un incontro organizzato dall’associazione Effetto K,  con un personaggio e una storia da raccontare. Vi riportiamo in tre capitoli quello che è successo nella serata di sabato 9 maggio a Sansepolcro.

 

di Michele Corgnoli  - foto di Valeria Pierini

Del pop e dello scrivere una canzone

In un’atmosfera iniziale molto introspettiva Cristiano Godano ha toccato subito la questione del trovare una definizione del termine pop, passando da quello intelligente al pop riferito ad alcune band underground con accezione negativa. Si è chiosato che forse tutta la musica leggera, e il rock lo è, possa essere catalogata come pop e gli stimoli intellettuali vadano cercati altrove. Si arriva così a una questione importante: cos’è scrivere una canzone?

«Mi piace  volare alto e pensare che la scrittura di una canzone  non sia un dono divino – dice Cristiano Godano -, non si scrive in cinque minuti ed è subito fantastica, mi piace pensare che la grande canzone sia l’esito di un percorso di pensamenti e ripensamenti, così come tutti i processi creativi». Un processo che l’artista piemontese ha vissuto per la Canzone che scrivo per te, blueseggiante ed eterea, primo brano eseguito durante la serata, che porta nel pubblico desideri e capogiri con versi appassionati, donando la sua essenza misteriosa (per  parafrasare il testo della canzone interpretata negli anni 2000 con Skin degli Skunk Anansie).

Cristiano Godano plays the guitar

Del passaggio del tempo, lieve

Molte le morti celebri del rock, molti i mostri sacri che ci hanno lasciato nei primi mesi del 2016, da David Bowie a Lemmy dei Motorehad fino a Prince; con Cristiano Godano si è parlato anche di questo: «Non sono mai stato un fan dei tre che citati, lo dico con umiltà. Prince era un genio, suonava la chitarra come un Hendrix del funky. Lemmy è stato un personaggio “cazzuto”, rappresentava il rock’n’roll più verace e in qualche modo ruspante. Bowie ha imposto la propria estetica, la propria visione e sarà ricordato per mille motivi, per la classe e la curiosità intellettuale.

Quando scompare un grande artista – continua Cristiano Godano – colpisce il fatto che nel momento in cui è morto avesse ancora delle cose da dire, pensa al modo in cui Bowie è uscito di scena, è come se avesse messo in scena la sua morte». E qui arriva Lieve, la canzone che molti credono dei CSI di Giovanni Lindo Ferretti per la bella versione che ne fecero nel loro album acustico, subito dopo l’uscita di Catartica. Poi è tempo di Danza, tratta da Senza peso, sensuale e sospirata. Poi ancora un altro pezzo: Ti giro intorno, con la chitarra acustica percossa con furia per seguire la voce ruvida.

Cristiano Godano in concerto a Sansepolcro

Del foglio bianco e dell’ispirazione

Nell’ultima parte dell’evento il leader dei Marlene Kuntz parla di anche di arte e ispirazione: «Mettersi a confronto con una qualche opera, che sia cinema, pittura, recitazione o una fotografia, può essere una folgorazione di natura estetica. Se leggo un libro, una frase può accendermi un brivido lungo la spina dorsale. Il contenuto di un’intuizione poetica, una connessione fertile con un’opera che ad un certo punto mi stimola accende un desiderio di creazione che per qualche strano tipo di analogia mi porta alla mia visione della cosa.

Questa è l’ispirazione: un qualcosa di tangibile, una vampata interiore, diversa dal quotidiano…». E così via, a cascata, Godano interpreta la bellissima Osja, amore mio – una canzone sulla moglie di un poeta russo al confino che impara tutti i suoi versi a memoria, nel terrore che la polizia Staliniana possa distruggerli – poi l’applauditissima Nuotando nell’aria, Notte, Canzone per un figlio e infine Musa, dolce e ispirata che non potrebbe essere altrimenti.

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