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Il trono di spade – meglio leggerlo o vederlo in tv?

1 min.

L’inverno sta arrivando. A Westeros la frase è un tormentone perché lì le stagioni sono come da noi: non si sa quando iniziano e come vanno a finire. L’inverno di Westeros è un po’ come l’inverno di Riccardo III: una metafora del trapasso da un’era all’altra, che A Song of Ice and Fire, saga creata da dallo scrittore G.R.R. Martin, racconta in oltre 10 mila pagine (comprese prequel e spin off) e in una fortunata serie HBO trasmessa da Sky, Game of ThronesIl trono di spade.

di Sara Scarabottini

Giunta alla quarta stagione in posizione di completo cliffhanger, la serie con i titoli di coda che iniziano a scorrere nel bel mezzo di qualcosa di risolutivo, di solito l’ammazzamento corale di tutti i protagonisti, buoni e cattivi. A parte questo espediente irritante, parlo di un programma televisivo in una rubrica di libri perché la sceneggiatura segue pedissequamente il libro, che d’altra parte, è scritto come una sceneggiatura, ad onore di Martin che ha ottimizzato il lavoro. In secondo luogo per consigliarvi di acquistare almeno un tomo della serie (il più snello supera le 800 pagine), essendo riciclabile come poggiapiedi nel caso non aveste in salotto una chaise longue da dove guardare con comodità «Il trono di spade» su Atlantic. Infine i capitoli della saga in vendita si lasciano sfuggire dettagli rivelatori, mentre la tv è abbottonatissima. Ad esempio i presunti oscuri natali di John Snow, su cui Martin sa più di quel che fa spettegolare qua e là. Chi è John Snow? Il prossimo re di Westeros, è evidente. Se il nome non vi dice niente, è arrivato il momento di rimediare. Repliche in rete e libri scontati anche nei supermercati. Che cosa ha di diverso dagli altri fantasy?

È la storia di una transizione al rallentatore, una disamina lucida e appassionante di come il potere si prenda, si perda, si eserciti ma non si estingua. Insomma Westeros somiglia maledettamente al nostro mondo, incerto sul crinale tra il secolo breve e quello che non ha ancora un nome (forse greve), tra progresso e natura, alza barriere di ghiaccio, come noi di acqua, contro gli estranei, che da parte loro non fanno molto per mostrarsi amichevoli, è abitato da una carrellata di tipi umani verosimile. Visitare Westeros è un bel viaggio perché Martin non crea solo una geografia ma anche un dizionario per il suo mondo in conflitto tra razionalità e magia: suoni dolcissimi e evocatori che da soli valgono la lettura. O la visione. O entrambe.

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Redazione di the mag

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