Un artista chiamato Banksy a Ferrara. Quando semplice non è elementare

Da sempre a parlare per lui sono le sue stesse opere. Che siano disegni, stencil, serigrafie, installazioni spuntano all’improvviso nelle strade di tutto il mondo e grazie alla loro potenza evocativa sono immediatamente riconducibili a Bansky, ragionevolmente definito il più grande artista vivente dai tempi di Warhol.

di Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

Ed è proprio al misterioso street artist di Bristol che nessuno ha mai visto che è dedicata la mostra Un artista chiamato Banksy, inaugurata lo scorso 30 maggio a Palazzo dei Diamanti curata da Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa, ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale in collaborazione con Ferrara Arte.

La storica struttura nel cuore di Ferrara fa da cornice, in piacevole contrasto, all’anima urban degli oltre 100 pezzi messi a disposizione dei visitatori dalle collezioni private di tutto il mondo che ne sono proprietarie.

Banksy raccoglie l’eredità internazionale della Pop Art, del graffitismo anni Ottanta e dei nuovi approcci del digitale e la riversa in opere tanto contemporanee quanto provocatorie che arrivano direttamente al cuore delle persone.

Tra gesti estremi come la distruzione in diretta della Girl with ballon e tracce disseminate con astuzia come le incursioni nei musei, rifiutando l’art system (tutte le mostre sono rigorosamente non autorizzate dall’artista britannico che puntualmente le indica come “fake”), ridefinisce il concetto di opera d’arte mettendo in discussione i principi di unicità, originalità e soprattutto autorialità.

Questioni critiche di musealizzazione a parte, questa esposizione di cui l’ufficio dell’artista è stato informato si distingue per essere un tentativo ben riuscito di esplorare l’immaginario “banksiano” che da sempre tratta i temi del capitalismo, della guerra, del controllo sociale, della libertà e i paradossi del nostro tempo ricorrendo ad un simbolismo spontaneo e un’ironia tagliente.

Affrontato con un rigore quasi scientifico, il percorso si dipana tra installazioni video e schede testuali in grado di restituire tutto il tessuto artistico intrecciato in circa 20 anni di attività.

Oltre le ormai iconiche Girl with Balloon e Love is in the Air, una serigrafia su carta che riproduce lo stencil apparso per la prima volta nel 2003 a Gerusalemme, presente anche il rimando all’iconografia rinascimentale rivisitato secondo la tecnica del “détournement” che ne mette in crisi il significato classico, la Virgin Mary, le opere provenienti da Dismaland, il parco distopico a tema disneyano come la scultura Mickey Snake con Topolino inghiottito da un pitone.

Completano la mostra poster da collezione, le banconote Banksy of England, alcune t-shirt rarissime e i progetti di copertine di vinili. La mostra con osservanza delle norme anticovid-19 sarà visitabile fino al 27 settembre 2020 tutti i giorni dalle 11.00 alle 21.00.

Per informazioni e prenotazioni online: www.palazzodiamanti.it  – diamanti@comune.fe.it

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Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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