Un autunno per mettere a dimora il futuro

La fine di questa estate ha portato con sé un dono prezioso. È arrivato in libreria l’ultimo lavoro di Chandra Candiani, una delle voci più alte della poesia italiana contemporanea. Molti la conoscono, non moltissimi purtroppo. Ma questo nuovo libro potrebbe essere un’ottima occasione per iniziare a toccare la sua parola.

di Andrea Luccioli

Perché parlare di lei? In “Questo immenso non sapere” (Einaudi), Candiani raccoglie appunti e pensieri disordinati ma accuratissimi. C’è uno che mi ha colpito molto nella sua essenzialità e urgenza. Recita così: “In un paese con un piccolo lago, c’è un olmo vecchissimo, così vecchio che sono rimaste solo le radici e la corteccia spaccata, all’interno è cavo, come prosciugato. Assomiglia a un anziano signore tutto pelle e ossa. Ai suoi piedi, c’è un cartello di ferro con una citazione di Confucio: Il momento migliore per piantare un albero è dieci anni fa. L’altro momento migliore è ora”. Avrei potuto riportare solo la frase di Confucio, ma il quadro di apertura di Candiani è fondamentale.

Ci dà la misura delle parole che poi seguiranno. Insieme ci lasciano un messaggio: è il momento di piantare un albero, il nostro albero. E bisogno farlo ora che abbiamo davanti un autunno fatto di incertezze e timori a causa della pandemia.

Ci aspettano altre chiusure? Le vaccinazioni saranno sufficienti? Arriveranno nuove varianti del virus? Le tensioni sociali rientreranno o esploderanno?

Non abbiamo risposte, evidentemente, ma possiamo fare la nostra parte. Come? Piantando il nostro albero. Per qualcuno sarà un vero albero, per altri sarà un progetto, un’idea, un nuovo lavoro o un nuovo amore. L’importante è mettere a dimora il futuro e poi averne cura.

La stessa cura con cui si tengono strette le due figure disegnate da Michela Nanut – illustratrice del collettivo Becoming X – sulla copertina di questo numero 52 di The Mag.

Con una socialità confinata a rigidi protocolli e soprattutto con il contatto tra le persone ridotto a ristretti ambiti e visto comunque come un atto da evitare come la peste (sì, in effetti uno lo evita per evitare una peste), un abbraccio – anche se solo disegnato – è un gesto rivoluzionario di questi tempi.

E forse proprio di rivoluzioni abbiamo bisogno, magari che partano dalle cose più semplici. Come chi decide di aprire un forno e panificare. Il pane è incredibile. È cuore e chimica, è creatività.

In questi mesi abbiamo incrociato quattro storie di altrettanti ragazzi che si sono messi a fare il pane, ognuno con una “ricetta” diversa, straordinaria.

Li abbiamo chiamati i panificatori creativi, perché questa loro scelta ha creato un piccolo mondo caldo e buono. Sono storie di chi ha piantato il suo albero e lo sta facendo crescere riponendo fiducia nel futuro. Che il futuro, a ben vedere, non è che un abbraccio bellissimo.

la firma autografa di Andrea Luccioli

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Andrea Luccioli

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