Un nuovo rogo proibizionista e l’eco del passato

In queste settimane stiamo osservando impotenti alla nascita di un nuovo governo afgano e contemporaneamente al tramonto della democrazia “all’occidentale”, queste notizie che arrivano sommarie e frammentarie dai mass media tracciano a malapena il contorno di una situazione molto più complessa di ciò che ci viene raccontato.

di Lorenzo Martinelli
Lorenzo Martinelli

Esattamente sei anni fa a Bologna lavoravo come mediatore culturale in una mostra intitolata Too Early, Too Late che, trasponendo in inglese il titolo del film Trop tôt , trop tard dei coniugi Strab e Huillet cercava di connotare la recente storia delle rivoluzioni in medio oriente; focalizzando l’attenzione su come queste rivoluzioni siano arrivate troppo presto o troppo tardi per sconvolgere un ordine ormai costituito.

Fra gli artisti che colpirono maggiormente la mia attenzione ricordo una donna iraniana di nome Shadi Ghadirian (Teheran, 1974). In mostra avevamo due foto sue di grandi dimensioni, a prima vista, l’ingrandimento di due vecchie immagini trovate chissà dove in quale soffitta.

Osservando meglio era chiaro come quelle immagini non venissero dal passato, ma semplicemente fossero ricostruzioni realizzate in maniera da sembrare antiche. Entrambe ambientate in un interno con sullo sfondo un patetico fondale da studio, quasi carnascialesco, atto a mimare lo scorcio di un giardino. Nella prima due donne, una seduta e l’altra in piedi, nell’altra una sola donna in piedi. Le due donne si riflettono in uno specchio appoggiato sulle ginocchia della donna seduta, la figura nell’altra foto, solitaria e con fare estremamente contemporaneo regge uno stereo all’altezza dell’orecchio, come le newyorkesi degli anni ottanta.

Cosa significano queste foto?

Esse sono l’esatta rappresentazione di come l’artista percepisse (già nel 1998) il ritorno al passato, il ritorno a quella tradizione, impropriamente definita religiosa, che proibiva ogni tipo di arte e ogni vanità, un eco non voluto del Falò delle vanità del 1497 voluto da Savonarola in Piazza della Signoria il giorno di Martedì Grasso a Firenze.

Le notizie che ci giungono da Kabul rendono queste opere molto più contemporanee del dovuto, più contemporanee ora del giorno della loro realizzazione. Osservando questo nuovo rogo proibizionista spero che il popolo afgano giunga al proprio rinascimento, così come fu per la Firenze cinquecentesca.

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Lorenzo Martinelli

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