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Una spilla per il matrimonio – About Burri – the Mag 15

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1 min.
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Alberto Burri alla Biennale di Venezia

«Da noi era di casa. Burri lo conoscevo sin da quando ero bambina, perché era amico di mio padre, lo aveva aiutato all’inizio della sua carriera artistica nel dopoguerra quando tornò e lasciò l’attività di medico perché in prigionia in Texas aveva iniziato a dipingere. E quando mi sposai, mi regalò una spilla da lui stesso creata e realizzata».

A raccontare un Alberto Burri inedito, amante della caccia, fantasioso, particolarmente dotato negli sport e in tutte le cose che lo appassionavano, è la bambina di allora: Vanna Volpi Picchi. La spilla, pensata da Burri per lei, per la figlia di uno dei suoi migliori amici, tuttora gelosamente conservata come il gioiello più prezioso, ha nel frattempo fatto il giro del mondo facendo bella mostra di sé in esposizioni internazionali.

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La spilla in oro regalata da Alberto Burri in occasione del matrimonio.

Quindi l’arte e la fantasia di Burri erano veramente sconfinate e aperte ad ogni tipo di contaminazione.

La spilla (che fu realizzata dal maestro nel laboratorio orafo di Fabio Pannacci a Città di Castello), appartiene alla collezione privata della famiglia Picchi ed è regolarmente catalogata. È in oro (dimensioni cm 6,5 per 5,9) e negli anni è stata prestata per mostre di una certa importanza: al Guggenheim di New York tra gli anni 1994 e 1995 nell’esposizione dal titolo «The Italian Metamorphosis 1943/68» quindi al Kunstmuseum in Germania.

Burri realizzò una mini serie di spille: «Mi pare di ricordare che ne creò 3, una per me – racconta ancora Vanna – una per la figlia di un altro amico ed una terza che andò in America. Quando mi consegnò il suo regalo mi disse che non dovevo guardare all’oro, ma al valore di questa opera unica che lui aveva pensato come un qualcosa che mi sarebbe rimasto per sempre. E infatti il vero valore di quella spilla era la mano che l’aveva realizzata! Altre opere di questo tipo erano state create da Alberto Burri per la moglie Minsa Craig per la quale realizzò persino una cintura in oro».

Ma come’era il maestro Burri nel privato? «Era una persona semplice – conclude Vanna – un grande appassionato di caccia, aveva persino intarsiato una sua carabina… ed era un grande tiratore tanto che nell’abitazione a Case Nove di Morra c’era un campo di tiro al piattello. Lui aveva enormi doti da sportivo ed era persino un appassionato di fotografia, di lettura, soprattutto genere avventura».

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Burri al centro con alcuni amici a Case Nove di Morra, primo a sinistra l’elettricista chiamato dal maestro Jack Scintilla.

Nell’immagine in evidenza: Nicola Picchi, figlio di Vanna, fotografato da Alberto Burri davanti a una sua opera.

Tutte le foto sono dell’archivio della famiglia Picchi. 

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